Spazio: tra poche ore Hayabusa2 toccherà l’asteroide Ryugu

Spazio: tra poche ore Hayabusa2 toccherà l’asteroide Ryugu

Se tutto andrà secondo i piani, tra poche ore, quando in Italia sarà passata da poco la mezzanotte la sonda giapponese Hayabusa2 sfiorerà l'asteroide Ryugu, a 340 milioni di km da noi, e raccoglierà i primi campioni da riportare sulla Terra

asteroide ryugu
Credit: JAXA

Se tutto andrà secondo i piani, tra poche ore, quando in Italia sarà passata da poco la mezzanotte la sonda giapponese Hayabusa2 sfiorerà l’asteroide Ryugu, a 340 milioni di km da noi, e raccoglierà i primi campioni da riportare sulla Terra.

È una fra le manovre spaziali più avventurose mai tentate, ed è in corso in queste ore: all’alba di oggi 21 febbraio, attorno alle 5 ora italiana, la sonda Hayabusa2 ha lasciato la “casa madre” – a 20 km dalla superficie di Ryugu – per dare inizio alla sua discesa verso la superficie dell’asteroide, raggiungerlo fino quasi a sfiorarlo, e raccoglierne alcuni campioni da riportare poi sulla Terra.

La discesa – si legge su Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – è lentissima: meno di un metro al secondo nella fase iniziale, 10 cm al secondo in quella finale. E durerà circa un giorno: l’approdo è previsto per le 00.15 ora italiana della notte fra oggi e domani. Se tutto andrà come da programma.

Le incognite sono infatti numerose, com’è inevitabile per una manovra d’attracco su un asteroide che si trova attualmente a oltre 340 milioni di km dalla Terra e sono rappresentate soprattutto a due aspetti: ci sono rocce un po’ ovunque e il terreno potrebbe essere troppo duro per consentire la raccolta di materiale. Ma se c’è un team che si è mostrato in grado di gestire con creatività e sangue freddo gli imprevisti è quello di Hayabusa2.

Al punto che il mission manager della missione, Makoto Yoshikawa, è stato inserito da “Nature” nella top ten degli scienziati del 2018 proprio per la sua leggendaria abilità nell’affrontare i fuori programma più critici. A differenza della maggior parte delle missioni Nasa ed Esa, sempre pianificate nei minimi dettagli, questa di Hayabusa2 dà l’impressione di aver volutamente lasciato aperte più possibilità. Meno programmata, forse, ma anche meno rigida. Non si tratta di improvvisazione, al contrario: è proprio una diversa strategia.

La manovra in corso oggi, per dire, è stata provata e riprovata sul posto, con vere e proprie esercitazioni, permettendo ai tecnici della missione di scoprire potenziali fonti di problemi – come la bassa riflettività e l’estrema durezza del suolo – e di mettere a punto strategie per aggirarli.

La stessa ridondanza di numerose componenti della missione rientra in questo approccio: una coppia di piccoli jumpers e un lander hanno preceduto la sonda in questa discesa, e la stessa Hayabusa2 ha in programma di tentare non una, non due, bensì tre touchdown per la raccolta di campioni. Quello di oggi è solo il primo. Forse. Se infatti la raccolta dovesse rivelarsi a posteriori troppo rischiosa, al punto da portare il team a valutare che successivi tentativi potrebbero mettere a repentaglio l’intera missione, la Jaxa – prosegue Media Inaf – potrebbe anche decidere che un solo “raccolto” è sufficiente, e inviare verso la Terra quello piuttosto che rischiare di non poter mandare nulla.

“D’altronde l’obiettivo primario della missione è portare materiale dell’asteroide sulla Terra. Riuscire a raccoglierne da più siti è auspicabile, ma rimane un obiettivo secondario, dunque se il rischio si rivelasse troppo alto sarebbe ragionevole decidere di non correrlo una seconda volta”, spiega a Media Inaf Ernesto Palomba, ricercatore all’Inaf Iaps di Roma e membro della missione Hayabusa2. Da brivido anche il meccanismo di raccolta, simulato in laboratorio nei giorni scorsi. La sonda è dotata sul suo lato inferiore di una sorta di tubo (horn) lungo circa un metro che, come la proboscide di un’ape posata su un fiore, arriverà a sfiorare il suolo dell’asteroide.

A questo punto, verrà sparato – alla velocità di 300 m/s, circa 1000 km/h – un minuscolo proiettile di tantalio da 5 grammi. L’impatto con il suolo dovrebbe sollevare una piccola nube di materiale che, complice la bassissima gravità, salirà lungo il tubo per poi depositarsi in una delle camere di raccolta, grande 25 cm cubici. Per sapere se la raccolta è andata bene bisognerà aspettare che “pacco” venga recapitato sulla Terra alla fine del 2020.

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