Morte Imane Fadil, nel suo sangue metalli pesanti e sostanze chimiche: la...

Morte Imane Fadil, nel suo sangue metalli pesanti e sostanze chimiche: la testimone del processo Ruby potrebbe essere stata avvelenata

Imane Fadil, una delle testi chiave del caso Ruby, potrebbe essere stata avvelenata, ma si attendono gli esiti di ulteriori analisi

Foto Lapresse/Simone Spada

Avvelenamento con particolari livelli chimici di metalli oppure presenza di radionuclidi nel sangue, ovvero radioattività, ma anche infezioni batteriche rare come la leptospirosi. Sono questi, in base alle valutazioni dei tossicologi esperti, alcune delle cause compatibili con il quadro clinico legato al decesso di Imane Fadil, una delle testi chiave del caso Ruby, morta il primo marzo scorso dopo un mese di agonia. Tra i pareri, quello di Maurizio Soave, esperto del Centro antiveleni del Policlinico Gemelli di Roma, secondo il quale questa tipologia clinica “è compatibile con un avvelenamento da sostanze radioattive“. Nel caso dei metalli, rilevati anche nei campioni di sangue prelevati a Fadil sebbene in piccolissime quantità i livelli tossici che caratterizzano un avvelenamento riguardano valori sopra le decine di unita’ microgrammi/litro.

Questo tipo di avvelenamenti si verificano in Italia tre o quattro volte all’anno, ma i metalli sono spesso presenti nel corpo umano e con diverse variabili: dalla forma chimica al tipo di ambiente in cui è esposto un soggetto, tanto che i dosaggi risultano diversi a seconda delle zone, dei tipi di acquedotto e dell’alimentazione. “Ci sono livelli impercettibili del metallo che liberano radioattività“, spiegano gli esperti, che indicano nell’Istituto di radioprotezione del Centro Enea il punto di riferimento nazionale per questo tipo di analisi. E’ opinione di Soave che una delle cause dell’aplasia midollare, di cui era affetta Imane Fadil, “è l’avvelenamento da sostanze radioattive, o attraverso l’ingestione o attraverso l’irraggiamento. Ma in quest’ultimo caso sarebbe necessario un contatto con elementi radioattivi ad alta dose, una evenienza oggettivamente difficile. Sarà anche importante attendere i risultati relativi alla presenza di metalli nei campioni di sangue della donna – conclude Soave -. Anche in questo caso si tratta di sostanze di difficile reperimento e certamente non disponibili nei normali circuiti“.

Ogni metallo ha una differente tossicità: il più letale è il tallio. Nel sangue vengono spesso rilevate presenze di cobalto, il cui livello tossico viene raggiunto solo quando supera le decine di unità di microgrammi/litro. Il cromo è meno pericoloso, seguito anche da nichel e molibdeno. Tra gli avvelenamenti c’è anche quello da leptospirosi, una forma di infezione batterica causata dalla contaminazione con urine di ratti e che in rari casi può rivelarsi letale.

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