Morte Imane Fadil: negativi i test sui veleni più comuni

Morte Imane Fadil: negativi i test sui veleni più comuni

Dalle cartelle cliniche è emerso che Imane Fadil è risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni

Foto Lapresse

Imane Fadil è morta dopo oltre un mese di ricovero all’ospedale Humanitas di Milano: la giovane marocchina potrebbe essere stata avvelenata. Si tratta di una rivelazione fatta dalla stessa modella, teste chiave nei processi Ruby, sia al suo legale che al fratello. Sulla morte indaga ora la procura di Milano che ha aperto un fascicolo d’indagine. La donna, 33 anni, è morta il primo marzo scorso dopo un calvario durato un mese, ma la notizia è trapelata solo il 15 marzo: a rivelarlo è stato il procuratore Francesco Greco. Prima di morire Fadil ha confidato a chi le stava vicino di temere di essere stata avvelenata.
La 33enne ha riferito di gonfiori e dolori al ventre, ma i medici non sarebbero per ora arrivati a nessuna diagnosi certa.

Al momento nessuno si può avvicinare al corpo di Imane Fadil per ordine della Procura di Milano: la conferma arriva dall’obitorio milanese dove si trova, in attesa dell’autopsia, il cadavere della modella.

Dalle cartelle cliniche, ora in mano alla Procura di Milano, è emerso che è risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico. La modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare la presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e per la leptospirosi dalla stessa Humanitas.
Campioni di materiale biologico analizzati al Centro Maugeri di Pavia hanno rivelato la presenza di 4 metalli, tra cui il cobalto, ma in dosi di poco al di sopra della norma.
Un’eventuale contaminazione radioattiva sarebbe compatibile con i dati clinici e con la grave patologia che aveva aggredito il midollo osseo della giovane.

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