Due anni fa la tragedia di Rigopiano: ecco i fatti e le immagini di ciò che accadde in quelle drammatiche ore dopo la valanga

Sulla morte delle 29 vittime della valanga di Rigopiano oggi non ci sono dubbi: furono negligenza, imperizia e imprudenza, a tutti i livelli istituzionali, a causare la tragedia

Una valanga avrebbe investito l’hotel Rigopiano di Farindola, alle falde del Gran Sasso pescarese: l’allarme è stato dato da due clienti. Al momento dell’incidente sarebbero state almeno una ventina le persone presenti nell’albergo, tra clienti e dipendenti della struttura. Sono in atto le operazioni di soccorso. Si teme che ci possano essere vittime sotto il grande quantitativo di neve caduto dalla montagna“. Così un articolo pubblicato da MeteoWeb nella serata del 18 gennaio 2017 annunciava quanto stava accadendo in Abruzzo. Poi, qualche ora dopo, notizie sempre più certe e sempre più tragiche arrivavano nelle redazioni giornalistiche di tutta Italia.

Al momento tutti i telefoni risultano muti, compresi i cellulari – scrivevamo proprio su queste stesse pagine -. Una tormenta di neve sta rallentando la marcia dei soccorsi verso l’hotel Rigopiano. Persino il “gatto delle nevi” dei vigili del fuoco sta incontrando difficoltà e gli unici mezzi che stanno procedendo verso l’hotel sono le turbine dei pompieri. I soccorsi – come riferisce Roberto Cutraci, consigliere comunale di Farindola – sono partiti un paio di ore fa da Pescara e da Penne: in movimento ci sono gli uomini del soccorso alpino e dei carabinieri, partiti da Penne, quelli dei vigili del fuoco, partiti da Pescara. La distanza da percorrere, in una situazione resa molto difficile dalla neve, è di 45 km da Pescara a Farindola e di altri 9 km da Farindola fino alla frazione di Rigopiano. Non è quindi escluso che ci vogliano altre 2 o 3 ore perché i soccorsi arrivino sul posto”.

Oggi, a distanza di due anni, sappiamo con precisione, o quasi, ciò che accadde dopo le ore 17 di quel giorno nero che l’Italia non dimenticherà facilmente. Una valanga di neve e detriti si staccò dal Monte Siella e travolse l’hotel Rigopiano di Farindola: morirono ben 29 persone. La valanga, una massa di neve e ghiaccio del peso di 120.000 tonnellate, colpì il resort di lusso con una violenza pari a 4 mila tir a pieno carico. In quel momento erano presenti 40 persone: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti, che rimasero isolati ed imprigionati dalle macerie e dalla neve perché la strada provinciale dall’hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, era “impercorribile per ingombro neve – si legge nelle carte dell’inchiesta – di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio“.

Stiamo salendo con la colonna Mobile dei soccorsi dietro la turbina della Provincia verso l’albergo di Rigopiano. Siamo una trentina fra vigili del fuoco e altri uomini delle forze dell’ordine. La strada è coperta da oltre due metri di neve, ed è in corso una bufera. Contiamo di arrivare nella zona della struttura alberghiera non prima di due ore. Sappiamo che c’è stata questa valanga, ma non sappiamo quale parte della struttura dell’albergo è stata investita dalla neve”. Aveva dichiarato intorno alle 23:00 il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta raggiunto telefonicamente mentre procedeva lentamente verso la zona di Rigopiano.  E intanto gli sms da parte delle persone intrappolate nell’albergo si susseguivano e destavano preoccupazione: “Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo”, così scrivevano due clienti in un messaggio inviato ai soccorritori. La colonna dei soccorritori in quei moemnti era ostacolata da altre slavine che hanno trascinato sulla strada alberi e pietre che è stato necessario rimuovere. Nel frattempo un gruppo del soccorso Alpino si stava già dirigendo con gli sci verso l’hotel.

L’Abruzzo si trovava in piena emergenza neve, con mezzi insufficienti e un intero sistema in ginocchio. La mattina del 18 gennaio si erano verificate anche quattro scosse di terremoto, di magnitudo 5.1, con epicentro nell’Aquilano, che fecero tremare tutto il centro Italia. E forse fu proprio questa una delle cause concomitanti della valanga (per approfondire: Rigopiano, l’esperto: “il sisma può aver innescato la valanga” ). Gli ospiti del resort, a quanto raccontato dai superstiti, erano terrorizzati e volevano andare via. Poche ore prima della tragedia l’amministratore dell’hotel inviò una mail alle autorità per avvisare che “la situazione è davvero preoccupante“. Le richieste d’aiuto furono numerose: Gabriele D’Angelo, cameriere dell’Hotel Rigopiano, deceduto nel disastro, quella mattina fece delle telefonate per chiedere l’evacuazione del resort. La sorella di Roberto Del Rosso, proprietario dell’Hotel, andò personalmente negli uffici preposti della Provincia a chiedere aiuto. Ma, si seppe subito nelle ore successive al disastro, le richieste rimasero senza risposta, con gli ospiti dell’albergo bloccati dalla neve e in attesa già dalle 15 di quel tragico pomeriggio di uno spazzaneve che non arrivò mai, perché la valanga fu più veloce. Molti di loro furono sorpresi dalla slavina mentre si trovavano nella hall con le valigie già pronte per andare via appena giunti i soccorsi.

La Procura di Pescara ha chiuso l’inchiesta su Rigopiano lo scorso 26 novembre e sulla morte delle 29 vittime non ci sono dubbi: furono negligenza, imperizia e imprudenza, a tutti i livelli istituzionali, a causare la tragedia. Gli indagati sono 25 e sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione di atti d’ufficio, abuso di atti d’ufficio. L’inchiesta del procuratore capo Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia chiama in causa Regione Abruzzo, Prefettura, Provincia di Pescara, Comune di Farindola. Tra gli indagati figurano l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e alcuni dirigenti della Regione. Sono invece 18 le richieste di archiviazione: si tratta per la maggior parte di politici delle ultime tre giunte regionali coinvolti nel corso delle indagini. Tra questi politici ci sono i tre ex governatori abruzzesi Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. I familiari delle vittime si sono opposti alle richieste di archiviazione.

La Procura, intanto, ha aperto un’inchiesta bis su Rigopiano ipotizzando i reati di frode in processo penale e depistaggio a carico di sette persone, che all’epoca dei fatti lavoravano in Prefettura. Tra loro ci sono anche l’ex prefetto Provolo e Daniela Acquaviva, la negligente funzionaria ormai tristemente nota perché nella telefonata del ristoratore Quintino Marcella, il quale per primo lanciò l’allarme, disse “la madre degli imbecilli è sempre incinta“. L’accusa alla base di questa seconda inchiesta è quella di aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni del 18 gennaio 2017 alla squadra Mobile di Pescara per nascondere la chiamata di soccorso fatta alle 11.38 dal cameriere Gabriele D’Angelo, una delle 29 vittime, al Centro coordinamento soccorsi. Richieste di aiuto, secondo l’avvocato Emanuela Rosa, legale della famiglia D’Angelo, che “qualora ascoltate, avrebbero potuto cambiare l’esito degli eventi“.

Oggi, 18 gennaio 2019, a distanza di due anni dal disastro, i familiari delle 29 vittime si ritroveranno alle 10:00 a Rigopiano per un momento di preghiera e per deporre fiori sul luogo della tragedia. Alle 11:00 si svolgerà una fiaccolata dal bivio Mirri tra Rigopiano e Farindola fino alla chiesa del paese, dove sarà celebrata la messa da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara, e da don Luca Di Domizio. La commemorazione delle vittime proseguirà poi al Palazzetto dello Sport di Penne, che in occasione della tragedia era diventata la base logistica dei soccorritori, con un evento pubblico presentato da Pino Insegno, Federico Perrotta e dalla giornalista Evelina Frisa.

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