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Ambiente, tutte le bufale sui sacchetti ortofrutta: Legambiente fa chiarezza

LaPresse/Carlo Lannuttimore
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“Troppe bufale e inesattezze sui sacchetti biodegradabili e compostabili che invece fanno bene all’ambiente e aiutano a contrastare il problema dell’inquinamento da plastica”. Legambiente prova a ridimensionare le polemiche innescate dai ‘nuovi’ bioshopper a pagamento.

Polemiche “davvero incomprensibili – attacca Stefano Ciafani, direttore generale dell’associazione -: non e’ corretto parlare di caro spesa ne’ di tassa occulta o di qualche forma di monopolio aziendale. Sarebbe utile che ci si preoccupasse dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento causato dalle plastiche non gestite correttamente, e che si accettassero soluzioni tecnologiche e produttive che contribuiscono a risolvere questi problemi, senza lasciarsi andare a polemiche da campagna elettorale di cui non si sente il bisogno. E’ ora di sostenere e promuovere l’innovazione che fa bene all’ambiente, senza dimenticare di contrastare il problema dei sacchetti di plastica illegali. Circa la meta’ di quelli in circolazione sono fuorilegge, un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, e una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale”.

Per Legambiente, in particolare, è inesatto parlare di tassa occulta, visto che “da sempre i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari ogni giorno. Unica differenza e’ che stavolta il costo e’ visibile perche’ l’obiettivo della norma e’ aumentare la consapevolezza dei consumatori su un manufatto che se gestito non correttamente puo’ causare un notevole impatto ambientale”.

Quanto al divieto di riutilizzo dei sacchetti, “si puo’ ovviare al problema semplicemente con una circolare esplicativa del ministero dell’Ambiente e della Salute che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di far usare sacchettiriutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica gia’ in uso nel nord Europa“.

E’ una legge basata sul monopolio dell’azienda Novamont? “Si tratta di una fantasia di chi non conosce il mercato delle bioplastiche – conclude Legambiente – Oggi nel mondo ci sono almeno una decina di aziende chimiche che producono polimeri compostabili con cui si producono sacchetti e altro. Basta andare sul web e si possono trovare colossi della chimica italiana, tedesca, americana, del sud est asiatico, che producono bioplastiche. Dove sarebbe il monopolio? Forse sarebbe opportuno ricordare che tra le principali aziende della chimica verde una volta tanto l’Italia ha una leadership mondiale sul tema, grazie ad una societa’ che e’ stata la prima 30 anni fa a investire in questo settore e che negli ultimi 10 anni ha permesso di far riaprire impianti chiusi riconvertendoli a filiere che producono biopolimeri innovativi che riducono l’inquinamento da plastica”.

Polemiche per la nuova normativa

La nuova normativa ha causato non poche polemiche.  “L’entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri e’ un atto di civilta’ ecologica che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall’inquinamento da plastiche e microplastiche”. Afferma il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti. “Le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta – afferma il ministro – sono solo un’occasione di strumentalizzazione elettorale dato che appare evidente che si tratta di una operazione-trasparenza voluta dal Parlamento unanime. Le buste piu’ ambientalmente sostenibili e con una sempre maggiore percentuale di biodegradabilita’ sarebbero state comunque pagate dai consumatori, come del resto accadeva per quelle in uso fino al 31 dicembre, con un ricarico sul prezzo dei prodotti. Oggi il consumatore sa quanto costa l’impegno di ciascuno per la lotta alle plastiche e alle microplastiche che infestano i nostri mari e finiscono nella nostra catena alimentare“.

“L’Italia – sottolinea il ministro – e’ stato il primo Paese in Europa, nel 2011, a mettere fuori legge gli shopper di plastica, sostenendo e vincendo allora una battaglia con l’Europa che oggi ha condiviso la nostra battaglia contro le plastiche inquinanti. Abbiamo continuato sulla strada della difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini con provvedimenti organici e coerenti, ultimo quello sui cotton fioc non biodegradabili, che e’ stato elogiato pubblicamente anche da Erik Soheim, direttore dell’Unep, il programma Onu per la difesa dell’ambiente. “Inoltre – conclude Galletti – stiamo verificando con il ministero della Salute la possibilita’ di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto e’ sempre quello che non si produce. Oggi noi siamo orgogliosi del lavoro fatto per gli italiani e per l’ambiente e d’essere apripista in Europa e nel mondo in questo settore”

“Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l’Italia dall’inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti“. Scrive Matteo Renzi sul suo profilo Fb rispondendo all’accusa di aver organizzato un “complotto” sui bio Sacchetti “per aiutare” suoi “amici e cugini di terzo grado impegnati nella produzione dei Sacchetti”.

“E’ solo una tassa a carico dei consumatori. Se l’obiettivo era ridurre i sacchetti in circolazione, andava prevista la possibilità per il consumatore di portarsi da casa borse riutilizzabili, cosa che, a quanto pare, il ministero dell’ambiente stesso avrebbe vietato in una nota, al momento non pubblicata e introvabile, salvo per gli addetti ai lavori” replica Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Peraltro, anche se si potessero portare da casa sacchetti riutilizzabili, andrebbe prima risolto il problema del rispetto della normativa sulla tara. Il consumatore, altrimenti, potrebbe cadere dalla padella alla brace, pagando la borsa personale al prezzo della frutta e della verdura acquistata, finendo per pagare ancora di più rispetto all’acquisto di un sacchetto nuovo, considerato che le bilance dei supermercati sono attualmente tarate per le buste leggerissime da loro distribuite. Insomma, un vero e proprio pasticcio!” conclude Dona.

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Pubblicato da
Antonella Petris
Tags: ambientebioshopperNovamontsacchetti

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