Incendi in Piemonte, inferno di fuoco sulle Alpi: Torino soffoca nel fumo e le polveri sottili vanno alle stelle, “così la gente rischia di morire”

Incendi in Piemonte, situazione sempre più grave e nei prossimi giorni peggiorerà ancora: a rischio anche Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto. Temperature e venti in aumento, allerta "rossa" per Domenica

Situazione sempre più critica sulle Alpi per gli incendi che divampano da ormai una settimana intera, alimentati dai forti venti, dal suolo secco per l’eccezionale siccità di questa stagione e dal caldo anomalo che continua, rendendo questa fine di Ottobre dal clima tipicamente estivo. Stamattina nuovi focolai destano preoccupazione in valle Stura, nella provincia di Cuneo. Oltre all’incendio tra Pietraporzio e Sambuco, attivo da una settimana brucia anche il Vallone dell’Arma, nei pressi di Demonte. Il rogo e’ partito vicino alla centrale Idroelettrica dell’Enel di Fedio, una frazione del comune della Valle Stura. Le squadre dei vigili del Fuoco stanno tentando di deviare il corso dell’incendio, che al momento e’ sulla cresta, impedendone lo sviluppo verso la borgata San Maurizio. Al momento le fiamme si stanno dirigendo nel vallone Monfieis. Bruciano boschi di faggio, rovere e pino impiantati negli anni ’60 dalla Forestale. Un problema e’ rappresentato dalle cataste di legno che, una volta incendiate, rotolano a valle, dando vita a nuovi focolai. Sul posto tre squadre dei Vigili del Fuoco, i volontari dell’Aib e un elicottero.

E’ ancora emergenza anche nel Canavese, nelle valli Orco e Chiusella. A Locana i fronti di fuoco sono due: il primo e’ diretto verso l’area del Parco nazionale del Gran Paradiso, in localita’ Montepiano, il secondo verso il territorio del Comune di Sparone, nei pressi delle borgate Nose e Calsazio che in nottata sono state lambite dalle fiamme. Il Comune di Traversella, invece, e’ interessato da due fronti di incendio nella parte alta del territorio. Ieri i sindaci del Canavese hanno chiesto a gran voce a Regione e prefetto di Torino l’utilizzo urgente di Canadair per contenere l’estensione delle fiamme. L’operativita’ dei velivoli, pero’, e’ stata fin qui condizionata dalla presenza di nubi, vento e fumo.

Incendi, il sopralluogo del governatore Chiamparino con l’assessore Valmaggia

In valle di Susa, il fronte e’ ancora molto ampio, si spera in un’attenuazione del vento che ieri ha soffiato a oltre 100 kmh in quota, ma solo le piogge – non previste almeno per i prossimi dieci giorni – potranno risolvere definitivamente la situazione. Questa mattina il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, accompagnato dall’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia, fara’ un sopralluogo in alcune delle zone piu’ colpite.

La situazione, al momento, sembra sotto controllo. Anche se un cambiamento di clima repentino puo’ riaccendere i focolai, quindi non si puo’ mollare l’attenzione e l’allerta” ha detto Chiamparino, accompagnato dall’assessore Valmaggia a Mompantero, Bussoleno e Caprie. Poi si sono fermati a Giaveno e nel pomeriggio ripartiranno per il Pinerolese. “Un ringraziamento – continua Chiamparino – va ai volontari dell’Aib, della Croce Rossa, della Protezione Civile e ai Vigili del fuoco. Questa collaborazione deve continuare sino a che l’allarme non finira‘”. Oggi il vento e’ calato, ma gia’ stasera dovrebbe riprendere. Per questo i vigili del fuoco sono impegnati a consolidare i i punti critici durante la giornata.

Il sistema che ha governato l’attivita’ antincendio e’ un pezzo d’Italia che funziona” ha aggiunto Chiamparino, facendo il punto sull’emergenza Incendi, a Giaveno (Torino). “Il fuoco, a Bussoleno, a Caprie e a Mompantero, e’ arrivato a lambire le case. Ma e’ stato tenuto sotto controllo. I danni sono prevalentemente boschivi. Tanti giovani sono arrivati per dare una mano e unirsi ai volontari e questo fa pensare che siano necessari ulteriori corsi di formazione“. Chiamparino ha spiegato che la Regione ha messo a disposizione tutte le risorse necessarie. “Ora avremo anche un altro elicottero sulla zona di Demonte (Cuneo)“. Ieri il governatore ha scritto al premier Gentiloni e al capo della Protezione civile Borrelli chiedendo lo stato di calamita’.

Incendi, trovati inneschi in Valle Sangone: alcuni inesplosi

Intanto nella Valle Sangone, una delle vallate piemontesi devastate dai roghi di boschi, pinete e pascoli in questi giorni, sono stati trovati inneschi incendiari: alcuni hanno funzionato, altri no. Lo hanno rivelato i responsabili delle squadre di intervento, a Giaveno (Torino), dove e’ arrivato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Le indagini sono condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri forestali.

Smog alle stelle per il fumo degli incendi: Torino soffoca, “non fate la Maratona”

Dopo giorni di fumo provocato dagli Incendi boschivi, valore record per le ‘polveri sottili’ a Beinasco, nella prima cintura di Torino. La centralina di Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), ha registrato ieri una concentrazione di 354 microgrammi al metro cubo, 7 volte la soglia massima. Il dato e’ stato confermato, questa mattina, dal “primo livello di validazione”, precisa Arpa. Pm10 a quota 204 mcg a Pinerolo (Torino), all’imbocco della Valle Chisone, 178 mcg alla stazione di Torino Lingotto.

Correre la Maratona di Torino con le attuali concentrazioni di smog puo’ essere fatale agli atleti e, in particolare, agli amatori che parteciperanno alla corsa abbreviata di 8 km, per la quale non e’ richiesto il certificato medico. Lo sostiene l’associazione ‘Cittadini per l’aria’, che ha inviato una lettera e una diffida alla sindaca di Torino, Chiara Appendino, chiedendo in rinvio della corsa, in programma domani, “a tutela della salute pubblica” e per “impedire un gravissimo o finanche fatale danno alle persone coinvolte”. “Studi scientifici – spiega Anna Gerometta, presidente di ‘Cittadini per l’aria’ – insegnano che fare attivita’ fisica in queste condizioni e’ pericoloso. Il particolato che deriva dalla combustione della legna e’ particolarmente pericoloso in quanto contiene benzo(A)pirene, un inquinante riconosciuto cancerogeno per l’uomo. Gli autori di uno studio condotto ad Atene hanno concluso che gli Incendi boschivi in prossimita’ di grandi citta’ hanno un effetto immediato sulla salute, aumentando i rischi di mortalita’ del 49,7% per quella totale, 60.6% per cause cardiovascolari, 92% respiratorie per cause. La preghiamo – conclude la presidente di ‘Cittadini per l’aria’ – di intervenire e di assumere una decisione che puo’ essere difficile da capire, e ancora piu’ difficile considerando le implicazioni economiche e organizzative, ma il rinvio della maratona non puo’ essere evitato. In mancanza di un intervento, si espone alla responsabilita’ e a ogni conseguenza civile e penale”.

Incendi in Piemonte, la strage silenziosa degli animali in Val di Susa

“Mi avevano avvertito dei contadini della zona di Bussoleno. L’ho visto che era ancora in piedi: barcollava. Poi è caduto a terra, sono arrivato sopra di lui senza che neppure mi sentisse. Avrà avuto cinque mesi. Gli occhi bianchi consumati dal calore, la pelle a brandelli, le zampe piagate. Quando l’ho toccato si è scosso, ma non poteva fuggire. L’ho portato all’Asl dove l’hanno abbattuto”. L’agonia del giovane capriolo raccontata da una guardia faunistica in Valsusa è una storia comune di questi giorni di Incendi in Piemonte. A decine ne sono stati trovati morti o in fin di vita. Anche camosci. Meno, perché stanno più in alto, i cinghiali. E’ una storia nota, la strage silenziosa degli abitanti del bosco. “I grandi volatili sono fuggiti, per i piccoli mammiferi è stata una strage – racconta la guardia ad Askanews – lepri, faine, scoiattoli. Poi ci sono i caprioli che si avvicinano di più alle case, mentre il fronte delle fiamme in Valsusa è vastissimo, da 700 a 2500 metri di altezza, e per molti chilometri lungo la sinistra orografica del fiume, prima a Bussoleno, poi Mompantero, Chianocco e oggi Novalesa fin sotto le coste del Rocciamelone”. Su in quota c’è pascolo, ma più sotto boschi di pino silvestre, come a Mompantero, e scappare di lì, anche per un animale selvatico, è durissima. “Ci provano. Sentono il fumo, le fiamme, ma poi vengono sorpresi da un altro fronte di fuoco – spiega la guardia che preferisce restare anonima – , tentano di attraversarlo e si ustionano le gambe, perdono l’orientamento, quando non diventano del tutto ciechi”. “Non si può fare nulla – prosegue – dentro il bosco non ci può andare nessuno. L’unico intervento è quello dal cielo, dei Canadair e degli elicotteri che vedo ancora andare avanti e indietro. Bisogna fermare le fiamme prima possibile, perché il vento andrà avanti ancora un po’ e rischia di rialimentarle di continuo”. Il conto delle vittime invece si farà a primavera, dice ancora: “Sono state colpite zone di interesse comunitario con fauna endemica – spiega – , ci vorranno anni per ricostituirla”. Gli ambientalisti della Valsusa protestano contro lo stop alla caccia deciso dalla Regione Piemonte solo fino al 5 novembre. Non riguarda però i ruminanti e quindi per i cervi l’abbattimento continua. Ma soprattutto ci sono aree dove gli animali hanno cercato riparo e che possono diventare facili obiettivi. Il rischio, dicono, è che dopo la tragedia, dal 6 novembre cominci la mattanza.

Incendi anche in Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto

Altri incendi stanno scoppiando anche sulle Alpi centro/orientale. Un vasto incendio dalla serata di ieri sta bruciando i boschi tra Tremosine (Brescia) e la Valle di Ledro, sui monti che separano la sponda bresciana del lago di Garda dal Trentino. Si tratta di due distinti roghi con un fronte di un chilometro che si allarga anche a causa del vento. Al momento un elicottero si e’ alzato per spegnere le fiamme mentre un centinaio di uomini lavora a terra.

Un altro incendio, alimentato dal vento, sta devastando da ieri sera i boschi delle Alpi Orobie in zona Sirta nel comune di Forcola (Sondrio). Sul posto sono impegnate diverse squadre dei vigili del fuoco e della Protezione civile. Si sta ora valutando se chiedere il supporto anche degli elicotteri per arginare le fiamme. Il fumo e’ visibile anche dal fondovalle.

Incendi, tra le cause la siccità da record: il fiume Po è ai minimi da dieci anni

Il livello idrometrico del fiume Po e’ ormai sceso di 3 metri sotto lo zero idrografico come mai era avvenuto nell’ultimo decennio, nello stesso periodo, per effetto della caduta della pioggia praticamente dimezzata a livello nazionale (-47%) con una punta del -54% al nord che ha provocato un nuovo allarme smog nelle citta’ e quello per la siccita’ nelle campagne con il divampare degli incendi. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti al Ponte della Becca e dei dati ucea relativi ai primi venti giorni di ottobre. “Lo stato del piu’ grande fiume italiano e’ rappresentativo della crisi idrica del Paese poiche’ in questo periodo – sottolinea la Coldiretti – il Po nel 2010 era infatti a -1,85 metri, nel 2011 e’ sceso a -2,53, nel 2012 e’ risalito a -2,44, quindi ha guadagnato ancora un po’ di livello con -1,56 metri. Ma da allora non si e’ piu’ ripreso: e’ tornato sotto i due metri nel 2014 (-2,42), nel 2015 (-2,11), nel 2016 (-2,68) e adesso e’ finito a -3,07 metri”. “Si tratta – continua la Coldiretti – della conferma dei cambiamenti climatici in atto con il 2017 che ha fatto registrare temperature piu’ alte e precipitazioni nettamente inferiori alla media in tutti i mesi dell’anno, fatta eccezione di settembre. Il 2017 – precisa la Coldiretti – si appresta dunque a diventare uno degli anni piu’ caldi e siccitosi da quanto sono iniziate le rilevazioni in Italia. Gli ultimi anomali incendi di autunno sono la punta dell’iceberg di una stagione drammatica con circa 140mila ettari di bosco andati a fuoco dall’inizio dell’anno, praticamente il triplo del 2016, secondo il monitoraggio della Coldiretti”. Se i boschi bruciano per la vegetazione secca nelle campagne i diffusi deficit di pioggia e le temperature superiori alla norma – continua la Coldiretti – hanno lasciato i terreni asciutti, compatti, di difficile lavorazione anche per le semine che non trovano le condizioni ottimali per arrivare a una corretta germinazione dei semi, tanto che se permangono queste condizioni, occorre preventivare risemine. Caldo e siccita’ – precisa la Coldiretti – sono fattori stressanti per la vegetazione, in primo luogo sulle gemme delle piante da frutto, che con queste temperature possono germogliare con fioriture autunnali anomale, che preoccupano per i raccolti estivi, che potrebbero essere in parte compromessi. E’ curioso anche vedere nei boschi la fioritura delle viole, uno dei primi fiori primaverili che sboccia dopo l’inverno. E preoccupano anche gli insetti che – continua la Coldiretti .- trovano nel caldo anomalo autunnale le condizioni migliori per svilupparsi dilatando enormemente la propria capacita’ riproduttiva tanto che c’e’ il rischio di una vera e propria invasione di insetti nelle coltivazioni nella prossima primavera/estate. Siamo di fronte – precisa la Coldiretti – agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana perche’ si moltiplicano gli sfasamenti stagionali, gli eventi estremi e il diffondersi di nuovi insetti e malattie con la tropicalizzazione. Il clima – conclude Coldiretti – sta diventando un elemento strategico dell’economia, tanto che solo in Italia i danni causati all’agricoltura dal clima impazzito ammontano a oltre 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni”.