Messina, dopo gli incendi scatta l’allarme idrogeologico: lo studio degli esperti preoccupa la città

Messina, dopo gli incendi scatta l'allarme frane e smottamenti: lo studio degli esperti apre gli occhi su quanto potrebbe accadere quando arriveranno le prime piogge

Luglio 2017 si è caratterizzato per gli incendi criminali e distruttivi che hanno devastato la vegetazione lungo i versanti incombenti sulla parte settentrionale di Messina (SS. Annunziata figura a) fonte NASA), riportati nell’immagine satellitare tratta da Copernicus riportata nel riquadro A. Sulla planimetria tratta dal PAI riportata nella figura allegata con la legenda relativa è stata delimitata con la linea rossa l’area devastata dagli incendi. La situazione del rischio idrogeologico oggi è totalmente peggiorata dopo gli incendi. Con la linea azzurra sono individuati gli alvei (che diventano alvei tombati-alvei strada nell’area urbana) che possono essere interessati da scorrimento di flussi fangoso detritici incanalati qualora i versanti devastati dal fuoco siano “inondati” da precipitazioni piovose tipo nubifragio (varie decine di millimetri in poche decine di minuti) nei prossimi mesi. Con il giallo trasparente sono individuate le aree urbane che possono essere interessate da scorrimento di fango e detriti non incanalati. Le frecce trasparenti con il bordo rosso indicano schematicamente i flussi fangoso detritici che si possono innescare con eventuali nubifragi. Nella seconda figura è riportato schematicamente il nuovo pericolo incombente su parte della città di Messina dopo gli incendi. Nella terza figura è schematizzato il pericolo idrogeologico incombente sulle aree abitate a valle dei versanti devastati dalle fiamme a monte di Galati e Santa Margherita. Per alcuni mesi le aree abitate a valle dei versanti devastati dal fuoco si troveranno a rischio idrogeologico per potenziale invasione di flussi fangoso-detritici qualora l’area incendiata sia interessata da un nubifragio che faccia precipitare alcune decine di millimetri di pioggia in qualche decina di minuti. Le immagini tratte da Copernicus evidenziano le aree devastate dagli incendi a Messina Nord e a Messina Sud. Sinteticamente il presente elaborato schematizza il problema conseguente alla devastazione della vegetazione rappresentato dall’incremento del rischio idrogeologico per le aree a valle che possono essere interessate da scorrimento di flussi fangoso-detritici se i versanti verranno interessati da nubifragi nei prossimi mesi. Le frecce con il bordo rosso evidenziano schematicamente il percorso degli eventuali flussi a valle delle aree incendiate. Dove non è presente una marcata canalizzazione un eventuale deflusso rapido di acqua, fango e detriti vari, potrebbe seguire vie artificiali fino a raggiungere depressioni morfologiche più marcate in cui avverrebbe una canalizzazione. Come si vede le vie di deflusso interessano aree variamente urbanizzate dove un flusso fangoso-detritico rapido potrebbe causare devastazioni varie e danni alle persone soprattutto se sopraggiungesse improvvisamente. Questi schemi intendono evidenziare la generalità del nuovo problema di sicurezza ambientale causato dagli incendi criminali. E’ evidente che occorre elaborare un dettagliato piano di protezione dei cittadini che si trovano nelle aree a valle dei versanti incendiati effettuando una precisa delimitazione delle aree che possono essere invase dai flussi fangoso-detritici. La cenere che dopo l’incendio ricopre il suolo rappresenta un livello impermeabilizzante che favorisce lo scorrimento dell’acqua di pioggia. Se la pioggia è tipo nubifragio (diverse decine di millimetri in alcune decine di minuti) i versanti incendiati possono essere interessati dal ruscellamento che, nelle parti più inclinate, può originare un diffuso flusso fangoso-detritico che incanalandosi evolve rapidamente in flusso rapido in grado di causare danni considerevoli a manufatti e persone. Dall’inizio del nubifragio al sopraggiungere di flussi incanalati nelle aree urbane a valle ci vogliono alcune decine di minuti come verificato in altre zone precedentemente devastate da flussi fangoso-detritici. Come rilevato a Montoro Superiore nell’avellinese alcuni anni fa, sono sufficienti 14 ettari di versante boscato incendiato per originare un flusso fangoso-detritici devastante. Le aree urbanizzate variamente a valle dei versanti incendiati si trovano ora nel periodo più delicato con i versanti ricoperti di cenere e la possibilità che si verifichino nubifragi. E non dispongono, attualmente, di alcuna difesa. I cittadini possono solo sperare che le prossime piogge non siano tipo nubifragio in modo che poco alla volta la cenere sia dilavata. Cosa fare? Opzione zero: si aspetta che cadano le prime piogge sperando che non siano di tipo nubifragio come di solito si è fatto fino ad ora! Si avviano interventi di mitigazione degli effetti potenziali conseguenti a nubifragi: -si attivano piani di protezione dei cittadini consistenti in a) un intervento di pulizia degli alvei liberandoli da detriti vari, b) delimitazione delle aree urbane potenzialmente interessate da flussi fangoso-detritici, c) attivazione di un sistema di allarme idrogeologico immediato consistente in una rete di pluviometri ubicati lungo i versanti incendiati (ne occorrerebbero almeno 5 che siano in grado di registrare le precipitazioni ogni tre minuti, almeno, collegati con una centrale di monitoraggio dove affluiscono i dati. Come già detto l’innesco di flussi fangoso-detritici può avvenire in relazione a precipitazioni tipo nubifragio che sono agevolmente individuabili in quanto danno luogo ad una curva pluviometrica tipica riconoscibile dopo alcuni minuti che il nubifragio è iniziato. In tal modo è possibile individuare il nubifragio sul nascere e dare l’allarme alle aree a valle (mediante adeguata segnalazione) che, possono essere interessate da eventuali flussi fangoso-detritici, già delimitate dal piano di protezione dei cittadini. In questo modo l’allarme può essere diramato con alcune decine di minuti di anticipo rispetto alla eventuale invasione di un flusso rapido proveniente dalle aree incendiate. I cittadini possono mettersi al sicuro e spostare i veicoli dalle vie pericolose. E’ evidente che a causa della spinta urbanizzazione non è possibile evitare eventuali danni ai manufatti. Il sistema di allarme idrogeologico immediato è necessario per la difesa dei cittadini in quanto l’area di Messina è soggetta ad essere interessata da nubifragi che sopraggiungo improvvisamente nelle aree urbane come verificatosi disastrosamente il 1 ottobre 2009 a sud della città. Gli interventi strutturali necessari sono rappresentati dalla pulizia degli alvei e dalla messa a punto ed attivazione di un sistema di allarme idrogeologico immediato. Quest’ultima rappresenterebbe una originale e necessaria innovazione. Tra le attività post incendio necessarie si ricordano le seguenti: 1- delimitazione delle aree devastate dal fuoco e individuazione degli alvei che da esse si originano fino ad interessare aree abitate e con infrastrutture; 2- delimitazione delle aree urbane potenzialmente interessate da flussi fangoso detritici incanalati e da flussi planari non incanalati; 3- rilevamento diretto e con drone delle aree incendiate al fine di individuare le problematiche causate dal fuoco incombenti su aree abitate e con infrastrutture; 4- progettazione di interventi di pulizia degli alvei e di parti di versanti incombenti su infrastrutture o aree abitate; 5- progettazione ed attuazione del sistema di allarme idrogeologico immediato consistente in un piano di protezione dei cittadini potenzialmente interessati dallo scorrimento di flussi fangoso detritici incanalati e non incanalati, ubicazione di una rete pluviometrica, autosufficiente per quanto riguarda l’alimentazione elettrica, con strumenti in grado di registrare le precipitazioni almeno ogni tre minuti, attivazione di una centrale dove affluiscono i dati pluviometrici in grado di lanciare l’allarme idrogeologico dopo pochi minuti che è iniziato un nubifragio per allarmare adeguatamente i cittadini che si trovano nelle aree a rischio preventivamente individuate.

( A cura del Geol. Prof. Franco Ortolani e dell’arch. Giuseppe Aveni esperto geoambientale).