“Montenapoleone Yacht Club” e l’impegno alla salvaguardia dell’ambiente marino

Oggi la tavola rotonda “L’avanguardia italiana: design, industria e sostenibilità nella nautica” ha sottolineato la volontà di tutti gli attori del settore a ridurre i consumi

Oggi la tavola rotonda “L’avanguardia italiana: design, industria e sostenibilità nella nautica” ha sottolineato la volontà di tutti gli attori del settore a ridurre i consumi. La mostra open-air “Italy Rules The Waves”, allestita fino a domenica 20 maggio lungo via Montenapoleone, fa da sfondo alle anteprime dei più rinomati cantieri nautici del panorama internazionale esposti nelle più prestigiose boutique di MonteNapoleone District.

Gli ultimi progetti dei più rinomati cantieri nautici e yacht club sono da lunedì in bella mostra, in anteprima, nelle più prestigiose boutique di MonteNapoleone District per la quarta edizione di MonteNapoleone Yacht Club, sostenuta da Audi, Nautica Italiana, Valverde e da Borsa Italiana in veste di partner istituzionale. Modellini in scala, disegni, fotografie e video raccontano le eccellenze della nautica nazionale e internazionale in un evento che coinvolge i protagonisti del mondo della nautica da diporto, gli imprenditori e le associazioni di settore. Una occasione di incontro e confronto che ha avuto questa mattina allo spazio Gessi di via Manzoni il suo momento centrale con la tavola rotonda dal titolo “L’avanguardia italiana: design, industria e sostenibilità nella nautica”. Tema di attualità, vista la spinta sempre più forte dei consumatori e della stessa industria che ha preso coscienza e si sta attivando per assecondare questa nuova tendenza che porta gli armatori, anche di grandi e costose unità, a esprimere la volontà a ridurre i consumi.

Ospiti d’onore della mattinata i due grandi skipper italiani, protagonisti delle regate più importanti. Max Sirena skipper di Luna Rossa e Giovanni Soldini attualmente impegnato con il trimarano Maserati Multi 70 per la conquista di una serie di record in percorsi attorno al mondo. “Purtroppo alcune delle nostre attività, come la costruzione di alcune parti ad alta tecnologia – ha detto Sirena in collegamento da Cagliari dove è la base di Luna Rossa – sono per le nostre esigenze di precisione e struttura non proprio pulite e riciclabili: costruendo pezzi unici che devono esprimere il massimo delle prestazioni usiamo resine epossidiche e carbonio. Tuttavia all’interno del team abbiamo preso delle iniziative per ridurre l’impatto ambientale, intervenendo dove possiamo farlo. Usiamo materiali riciclabili per gran parte delle nostre attività nella base, abbiamo abolito le bottiglie di plastica per l’acqua e ognuno di noi ha un contenitore che può riempire nei distributori. Voglio sottolineare, visto il parterre di industriali, che nella nostra ricerca di componenti troviamo in Italia delle eccellenze e prodotti di grande qualità che meritano più visibilità”.

Giovanni Soldini sta mettendo a punto l’imbarcazione per le prossime navigazioni ed è a Milano per l’evento di MonteNapoleone District in attesa di tornare a La Rochelle. “Con Maserati Multi 70 i ho ormai praticamente fatto il giro del mondo due volte e posso garantire che la plastica abbandonata in mare sta crescendo in maniera esponenziale- ha detto Giovanni – Quando navighiamo in alto mare ne siamo praticamente sempre circondati. Solo dieci anni fa se ne trovava, ma non in questa misura e non era così evidente, quella che si vede in superficie è solo il 30% di quella che è in mare. Temo che l’unica soluzione sia il non consumo, di tornare a fare cose intelligenti. Per esempio in barca bere acqua del dissalatore e non portare decine di bottiglie che diventano rifiuti”.

Per UCINA Confindustria Nautica è intervenuta Barbara Amerio (CEO Amer Yachts) che ha ricordato come l’associazione sia impegnata da tempo per comprendere come riutilizzare la vetroresina e gli altri componenti della barca: “Il problema della end of life si presenta concreto e ce ne siamo presi cura già anche in passato. Esiste già una tecnologia che trasforma le carene in piastrelle. Siamo al lavoro per trovare e praticare altre idee. Una di queste, progettare le barche in maniera che sia comunque più facile il loro disassemblaggio a fine vita”.

Michele Gavino è intervenuto come vicepresidente di Nautica Italiana, uno degli sponsor dell’evento, oltre che come CEO di Baglietto: “Stiamo intervenendo a livello europeo dove si fa ricerca e dove il problema della sostenibilità è ben presente. Io sono un po’ scettico – ha detto – quando sento parlare di ibrido, elettrico. Credo che il primo passo sia lavorare sui pesi e le forme delle barche e di conseguenza i consumi, attivando sistemi di ricerca che coinvolgano i bacini universitari e gli enti nazionali come il CNR. Barche più leggere significano motori meno potenti e tutta una catena di risparmi anche ambientali. Anche i produttori di motori diesel stanno lavorando alla loro innovazione con una serie di accorgimenti importanti”.

Il mondo universitario era rappresentato da Luisa Collina, preside della Scuola di Design del Politecnico di Milano che attiva un importante corso master proprio sulla nautica da diporto. “Parlo con orgoglio del nostro master che ha preparato persone che vedo anche in platea e tra i relatori. Stiamo lavorando in numerosi campi di ricerca per il riuso e la costruzione in chiave sostenibile delle barche. Il lavoro che facciamo è sui materiali, dove abbiamo sperimentato fibre naturali, film antivegetativi che non rilasciano biocidi, strutture costruttive diverse. Credo che il Made in Italy si possa affermare all’estero anche con un grande lavoro di diffusione del nostro messaggio. Tenere alta la nostra reputazione è anche spostarsi in Cina per fare lezione senza paura di raccontare segreti. La nostra forza sta anche nella diffusione del nostro pensiero”.

Giorgio Gallo, Head of Italy Yachting Centre di RINA, ha illustrato il lavoro che l’ente certificatore sta proponendo nel campo Green nuove normative che talvolta sono state applicate dai cantieri e dagli armatori in maniera volontaria. “Il lavoro è enorme, credo che tra dieci anni ci dovremo confrontare con l’esigenza di misurare tutto l’inquinamento prodotto, non solo quindi l’emissione locale. Questo può cambiare la prospettiva di quello che consideriamo inquinante. Non solo quindi l’uso, ma entra in gioco il tema della produzione, del consumo di acqua, la produzione di Co2, l’impatto in materie prime. Questo può cambiare la scala di valori di tanti oggetti che consideriamo puliti, arrivando a misurare l’emissione globale dalla nascita allo smaltimento e identificando una nuova logica del ciclo standard. Ci sono già esempi in questo senso nell’industria aeronautica”.

La giornata ha proposto anche due designer. Luca Dini che ha lavorato alla prima nave che ha ottenuto la certificazione Green del RINA, Tribù di Luciano Benetton costruito da Mondomarine. Una nave che l’armatore aveva voluto con caratteristiche particolari. “Luciano era avanti nelle richieste – ha raccontato Dini – voleva muoversi dal porto senza disturbare i vicini, accedere a scenari spettacolari senza lasciare traccia e abbiamo portato avanti una operazione molto interessante. Io credo dovremmo lavorare molto a una semplificazione dei materiali. In aeronautica per gli interni di un aereo si utilizzano otto forse dieci materiali, in una barca… ottantamila e questo complica drammaticamente le cose, i pesi, gli agenti inquinanti e i consumi di materia prima”.

Ha concluso l’appuntamento Lorenzo Argento, autore di una barca a vela explorer che verrà utilizzata dalla fondazione WSS attivata dalla famiglia Siemens. “Finora avevano utilizzato due importanti navi a motore, i cui costi erano notevoli. Ci hanno chiesto invece una barca a vela di 72 piedi, che è stata battezzata come il ricercatore Eugen Seibold, che avesse caratteristiche innovative e potesse navigare ovunque anche nei climi rigidi. Le batterie dei motori elettrici si caricano attraverso l’elica durante la navigazione a vela, rendendo quasi inutile la generazione attraverso i sistemi tradizionali. Durante la raccolta di campioni la barca lascia incontaminato l’ambiente muovendosi in modalità elettrica”.

Ha moderato i lavori Antonio Vettese, giornalista esperto di nautica che ha aggiunto: “Mi pare importante che la sostenibilità diventi, come avviene in altri settori del consumo, una motivazione per la vendita, addirittura un plus che si offre agli armatori. Ci sono tanti particolari in cui si può intervenire. Il bamboo è un legno con cui si possono costruire gli interni ed è considerato infestante e rinnovabile. Il teak è prezioso, lento a crescere e rinnovarsi. Sono particolari di un mondo che può cambiare approccio culturale“.

Il presidente di MonteNapoleone District Guglielmo Miani, ideatore dell’evento, si è così espresso: “Siamo molto soddisfatti dell’alto livello di apprezzamento e coinvolgimento dei relatori e degli ospiti della tavola rotonda di oggi, che ci ha consentito anche di sottolineare il ruolo della nautica italiana nello stretto legame tra design, industria e sostenibilità. L’ambiente è un tema che ci deve coinvolgere tutti. I diportisti sanno bene che dove c’è diporto c’è ambiente e viceversa. La barca non deve essere vista con un intruso, ma anche come uno strumento per vivere il mare nel migliore dei modi. Un evento di successo come MonteNapoleone Yacht Club può contribuire a sensibilizzare ulteriormente appassionati e addetti ai lavori al tema dell’ambiente marino, in particolare del Mediterraneo. Per questo abbiamo coinvolto figure di spicco che ci aiutano a sottolineare quanto sia determinante”.

Fino al 20 maggio, la mostra “Italy Rules The Waves”, allestita open air in via Montenapoleone e organizzata in collaborazione con la rivista internazionale Boat International, in occasione della celebrazione dei suoi trentacinque anni, racconta al pubblico le barche iconiche realizzate da cantieri e designer italiani nelle ultime stagioni. Curata da Antonio Vettese, è un percorso attraverso il Made in Italy che, in crescita continua, fa scuola in tutto il mondo per stile, design e qualità. Le idee e le avanguardie di cantieri, armatori e designer italiani hanno spinto lo yachting verso una evoluzione stilistica superando e integrando con nuove idee la tradizione.

Lungo la via, forte di una consolidata e storica partnership con il MonteNapoleone District, il marchio dei quattro anelli espone le nuove Audi A8 e Audi A7 Sportback, icone stilistiche del brand, dotate dell’innovativa tecnologia mild-hybrid a testimonianza dell’attenzione con cui percorre tutte le vie che conducono alla mobilità sostenibile, senza scendere a compromessi con le prestazioni.

L’iniziativa MonteNapoleone Yacht Club rientra tra gli scopi principali di MonteNapoleone District che organizza, pianifica e attua eventi culturali, benefici e commerciali nell’interesse dei suoi associati – oltre centocinquanta Global Luxury Brand presenti nelle vie Montenapoleone, Sant’Andrea, Verri, Santo Spirito, Gesù, Borgospesso e Bagutta – e di quanti amano un’esperienza unica.

Oltre alla presenza dell’ASSOCIAZIONE NAUTICA ITALIANA, gli abbinamenti Boutique/Cantiere sono:

ACQUA DI PARMA – ITALIAN ADVANCED YACHTS

BREGUET – CCN

BRUNELLO CUCINELLI – ARCADIA YACHTS

COACH – VSY

DAMIANI – AZIMUT YACHTS

DOLCE&GABBANA – RIVA

ERMENEGILDO ZEGNA – MASERATI MULTI70

FALCONERI – CANTIERE DEL PARDO

FENDI CASA – DYNAMIQ

GIUSEPPE ZANOTTI – COLUMBUS YACHTS

ILLY CAFFE’ – AMER YACHTS

ITALIA INDEPENDENT – AMER YACHTS

IWC – FINCANTIERI

LARUSMIANI – BENETTI YACHTS

LOUIS VUITTON – ISA YACHTS

MONCLER – PERINI NAVI

OMEGA – VOLVO OCEAN RACE

PANERAI – BAGLIETTO

PAUL & SHARK – MONTE CARLO YACHTS

PHILIPP PLEIN – TENDERS.TOYS

POMELLATO – MYLIUS YACHTS

RUBINACCI – APREAMARE

SALVINI – PIRELLI TECNORIB

SANTONI – FERRETTI YACHTS

SERGIO ROSSI – CANTIERE DELLE MARCHE

SOLOBLU – CANTIERI ESTENSI

VENINI – WOODEN BOATS

VHERNIER – RIBELLE