E’ morto Stephen Hawking, ha spiato l’universo e rivelato i suoi segreti: ecco la sua vita in 10 date

Morto Stephen Hawking: in un corpo distorto dalla malattia risiedeva una mente estremamente brillante

Morto Stephen Hawking: si è spento all’età di 76 anni l’astrofisico noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, lo ha annunciato l’Università di Cambridge.

La sclerosi laterale amiotrofica, con la quale ha convissuto per gran parte della sua esistenza, non gli ha impedito di lavorare come docente e di svolgere i suoi studi su relatività, quantistica e cosmologia.

E’ morto nella sua casa a Cambridge nelle prime ore della mattina.

Il suo quoziente d’intelligenza era 160 o 165, lo stesso di Albert Einstein e Isaac Newton: era i più autorevoli e conosciuti fisici teorici al mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologica quantistica e sull’origine dell’universo. Vincolato all’immobilità dagli anni ottanta a causa di una malattia del motoneurone, diagnosticatagli già nel 1963 (una forma a lenta progressione di sclerosi laterale amiotrofica) Hawking era limitato a comunicare con un sintetizzatore vocale: in un corpo distorto dalla malattia risiedeva una mente estremamente brillante, affascinata dall’essenza dell’Universo, dal suo processo di formazione e dal modo in cui poteva finire.

Per due volte ha rischiato di morire: nel 1985 e nel 2009, per due gravi forme di polmonite.

Il mio obiettivo è semplice“, ha detto un giorno. “È la comprensione totale dell’Universo“, “capire perché è così com’è e perché esiste“. Il suo lavoro sulla cosmologia quantistica e sulla funzione d’onda dell’universo, secondo alcuni, è la ragione del ritrovato interesse per questa teoria. Ha fornito la prova matematica del teorema dell’essenzialità (No-Hair Theorem) di John Archibald Wheeler, cioè che i buchi neri sono caratterizzati solamente da tre proprietà: la massa, il momento angolare e la carica elettrica. Ha inoltre proposto le quattro leggi della termodinamica dei buchi neri, in analogia con la termodinamica classica, in modo da non violare specialmente il secondo principio della termodinamica. Nel 1974 dimostrò che, dal punto di vista termodinamico, i buchi neri sono corpi neri e sono descritti dalle leggi della termodinamica: posseggono cioè una temperatura e un’entropia definite dal loro campo gravitazionale e dalla loro superficie.

LaPresse/Reuters

La vita dell’astrofisico in dieci date

  • 8 gennaio 1942: nasce a Oxford;
  • 1962: a soli venti anni si laurea in Fisica all’Università di Oxford e inizia a studiare astronomia a Cambridge, dove nel 1966 pubblicherà la sua tesi sulle “proprietà dell’universo in espansione“;
  • 1964: scopre di essere affetto da una malattia degenerativa invalidante, la sclerosi laterale amiotrofica, detta anche malattia di Lou Gehrig o di Charcot;
  • 1965: sposa Jane Wild, da cui divorzierà nel 1995 per posare poi con Elaine Mason;
  • 1974: diventa il membro più giovane della storia della Royal Sciety, la prestigiosa accademia delle scienze britannica;
  • 1979: diventa professore di Matematica all’Università di Cambridge, una cattedrà che terrà per 30 anni;
  • 1985: perde definitivamente l’uso del linguaggio dopo essere stato sottoposto ad una tracheotomia in seguito ad una polmonite. Da quel momento, comunicherà tramite un computer con sintetizzatore vocale;
  • 1988: pubblica ‘Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo’, un libro di divulgazione scientifica in cui spiega i più grandi principi della cosmologia;
  • 2007: per alcuni secondi sperimenta l’assenza di peso in volo, a bordo di un aereo appositamente allestito;
  • 2014: esce il film biografico, che racconta la sua vita, ‘La teoria del tutto’, con la regia di James Marsh.