Spettacolare supercella temporalesca nel sud della Russia europea, forti grandinate e violenti temporali

Nel pomeriggio di ieri sulle pianure della Russia meridionale si è sviluppata una spettacolare “supercella temporalesca” che ha dato origine a fenomeni meteorologici estremi

Non solo negli States, ma anche nelle grandi pianure della Russia si è appena accesa la stagione delle “supercelle temporalesche” e dei fenomeni temporaleschi estremi. Proprio nel corso del pomeriggio di ieri, domenica 19 Aprile, una spettacolare “supercella”, di tipo “light”, si è originata sui bassopiani della Russia meridionale, nei pressi della regione di Stavropol, originando forti rovesci di pioggia che si sono accompagnati anche a colpi di vento e grandinate di piccola e media taglia. Durante le fasi più intense dei temporali non sono mancati neppure accenni a formazioni vorticose, anche se al momento mancano segnalazioni di danni da tornado o eventuali trombe d’aria.

Le immagini della "supercella" osservata nel pomeriggio di ieri nella regione di Stavropol, nel sud della Russia europea
Le immagini della “supercella” osservata nel pomeriggio di ieri nella regione di Stavropol, nel sud della Russia europea

La nascita di questa “supercella” nel cuore della regione di Stavropol è stata determinata proprio dall’intenso “Wind Shear” verticale che nella giornata di ieri ha riguardato gran parte dei territori della Russia meridionale, interessati da una vasta circolazione depressionaria a carattere freddo che ha inasprito i valori di vorticità positiva nella media e alta troposfera. E’ proprio grazie all’intenso “Shear” del vento (ossia di variazioni di velocità e direzione del vento man mano che si sale di quota) che all’interno dei cumulonembi temporaleschi si cominciano ad innescare i moti rotatori che fanno girare l’”updraft”, trasformandolo successivamente in un “mesociclone”, con velocità che possono superare i 260-280 km/h. Soprattutto in presenza, nell’alta troposfera, di “Jet Streaks” o “Drifts” (campi di vento molto forti in quota non associabili al “getto”), dentro i cumulonembi si cominciano a formare dei moti rotatori orizzontali che vengono poi assorbiti dalle forti correnti ascensionali che li generano. Tali rotazioni, pur venendo in parte assorbite dagli stessi moti convettivi che alimentano i cumulonembi, tendono a far roteare le correnti ascensionali, le quali tendono ulteriormente ad intensificarsi a seguito del passaggio in alta quota del “getto”.

11068412_898062553550501_1875479408143164527_nQuesto scorrendo ad altissima velocità in quota crea un vuoto d’aria, nell’alta troposfera, che viene progressivamente colmato dall’attivazione di intensi moti ascensionali che esacerbano l’attività convettiva e tendono a riempire il vuoto d’aria prodotto dal flusso stesso. A ciò bisogna aggiungere l’instaurazione di un forte “gradiente termico”, tra la massa d’aria fredda in arrivo e quella caldo umida preesistente al suolo in fase di sollevamento, e da notevolissimi divari igrometrici tra la massa d’aria fredda in entrata, decisamente più secca, e quella calda in sollevamento, molto più umida. Durante tale processo l’”updraft” normale si trasforma in un “mesociclone”, alla cui base potrà comparire una minacciosa “Wall cloud” (nube a muro) dalla quale si possono sviluppare delle trombe d’aria o persino dei “tornadoes”, come quelli che si originano sopra le praterie statunitensi. Molte volte la “Wall cloud” viene preceduta da uno spettacolare invorticamento delle masse nuvolose scure, presenti alla base dei cumulonembi (evento molto comune nelle pianure degli USA centrali). La formazione della “Wall cloud” evidenzia come gli intensi moti rotatori che caratterizzano la “supercella” possono estendersi verso il basso, arrivando a contatto con il suolo in determinati casi, creando le situazioni adatte per i tornado o fenomeni vorticosi altrettanto disastrosi.

La "supercella temporalesca" di ieri nel sud della Russia
La “supercella temporalesca” di ieri nel sud della Russia

La rotazione diventa più forte se il “Wind Shear positivo” è caratterizzato nei bassi strati da correnti calde e molto umide che entrano da SE o da Sud nella parte anteriore dove agisce il cosiddetto “Inflow”, la corrente ascensionale colma di aria calda e umida che si spinge verso la base del temporale, mentre in quota dominano potenti flussi sud-occidentali o dai quadranti occidentali che stirano verso est o nord-est le sommità ghiacciate dei cumulonembi. Una volta raggiunta la fase di piena maturità la continua caduta di pressione all’interno del temporale tende a rafforzare la rotazione dentro la “supercella”, inasprendo la fenomenologia che l’accompagna (forti rovesci, grandinate, attività elettrica, colpi di vento e tornado). Difatti l’avvicinamento di una “supercella” è quasi sempre accompagnato da una diminuzione della pressione barometrica, segno tangibile della presenza del “mesociclone”. A differenza degli altri fenomeni temporaleschi nella “supercella” le correnti discendenti non divergono all’esterno del temporale, sull’esempio dell’”Outflow”, ma vengono risucchiate all’interno di esso grazie alla presenza del “mesociclone”, favorendo la formazione della famosa “Wall cloud”, la quale però non compare in tutte le “supercelle”. Vi sono “supercelle”, come quelle “classiche” (le più note), in cui la “Wall cloud” può risultare del tutto assente, malgrado la presenza di uno o più “mesocicloni”.

mammatus-tx-4_8_15L’imponente sistema convettivo roteante si è poi cominciato a dissolvere solo nel tardo pomeriggio di ieri, dopo aver superato lo stadio di maturità, nel momento in cui si sono raggiunti i massimi picchi precipitativi estesi su un’areale piuttosto vasta, raffreddando le masse d’aria presenti nei bassi strati. Ma l’improvviso collasso della “supercella” avviene nel momento in cui il “Wind Shear positivo” che ha prodotto il “mesociclone” comincia ad indebolirsi, inibendo la vorticità positiva all’interno del sistema temporalesco. Senza di questa il sistema non si può più autoalimentare.

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