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Uomo di Mondeval: sulle tracce dell’Otzi delle Dolomiti Venete [GALLERY]

Anche le Dolomiti Venete hanno il loro Otzi. A scoprirlo fu, nel 1987, Vittorino Cazzetta, archeologo dilettante di Selva di Cadore, nella fiabesca Val Fiorentina, una vallata che alterna fitti boschi a prati fioriti, attorniata e protetta dal Monte Civetta, dal Pelmo, dal gruppo del Cernera e dalla Marmolada. Proprio a 2150 metri di quota, sui pascoli di Mondeval de Sora, ai piedi di un grande masso al confine tra i territori di Selva e San Vito di Cadore, l’uomo vide affiorare delle pietre lavorate dal terriccio mosso da una marmotta che aveva scavato la sua tana. Proseguendo il lavoro dell’animale, venne alla luce una tomba preistorica, perfettamente conservata e, al suo interno, lo scheletro di un uomo del Mesolitico, ribattezzato, poi, Uomo di Mondeval. Si trattava di un quarantenne, deposto in una fossa e ricoperto, dal bacino in giù, con pietre di grandi dimensioni. Insieme a lui, un corredo funebre (60 oggetti in pietra e osso e un corno di cervo). Si trattò di una scoperta di rilevanza mondiale. Lo scheletro ritrovato era quello di un caciatore, alto 1,65 cm circa, che soffriva di artrosi, praticava nomadismo stagionale, frequenando d’estate i territori di caccia ad alta quota per poi scendere a valle in inverno. Un ritrovamento importantissimo per la storia che rivelò, insieme alla mummia di Similaun, un’abituale frequentazione degli uomini preistorici anche ad alta quota, nell’arco alpino. Preservato in modo eccezionale, lo scheletro è custodito presso il Museo di Selva di Cadore insieme ad altri resti rinvenuti nell’area tra cui residui di una capanna, srumenti in selce, persino resti organici di cibo e cacciagione.