Uragani, incendi, sbiancamento di coralli, ondate di calore, isole di plastica: il 2017 anno orribile per il pianeta, l’album con 7 segnali lanciati dalla Terra [GALLERY]

Nel 2017 abbiamo visto un brutto film e a raccontarcelo è stato il nostro Pianeta. Abbiamo assistito ad un Anno horribilis a giudicare dalle immagini che ci ha mostrato: uragani e alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline per i fenomeni di sbiancamento, si sono succeduti in tante parti del mondo e con un’intensificazione dei fenomeni accelerata, presenza pervasiva delle plastiche nei mari e negli oceani, continuo degrado di ambienti naturali straordinariamente importanti, come le foreste, perdita continua di specie viventi, segnali sempre più evidenti di una sesta “estinzione di massa” dovuta all’intervento umano,  siccità, con ondate di calore che hanno innescato più facilmente anche incendi persino in regioni remote come Siberia e Groenlandia.  Non ultimo, l’incremento delle ondate di flussi migratori dai paesi più poveri, a dimostrazione del forte legame tra crisi degli habitat e crisi umanitaria.

Per rispondere all’SOS del Pianeta il WWF ha lanciato oggi la sua iniziativa “Planet is Calling” come prima fase della sua Campagna di Natale “WWF is Calling”. Questa mattina la sede WWF di Roma si è ‘vestita’del messaggio per il Pianeta con uno striscione che resterà visibile fino a fine anno e inaugurato con alcuni degli Ambassador dell’Associazione: Michelle Carpente, Elena Di Cioccio e Alessandro Tersigni. Il WWF ha anche realizzato l’ALBUM 2017, sette  segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta,  che mostrano l’impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre azioni insostenibili.

Il lancio della Campagna è avvenuto anche in coincidenza dell’inaugurazione a Roma, presso il Museo MAXXI, del progetto d’arte contemporanea Light di uno dei più importanti artisti e fotografi al mondo, Michel Comte. Si tratta di una raccolta di lavori che esplora l’impatto ambientale del riscaldamento globale sui ghiacciai del pianeta. Il WWF ha deciso di sposare questo progetto anche in prosecuzione del percorso di partnership avviato col MAXXI per diffondere la cultura e la sensibilizzazione in difesa dell’ambiente. Nel corso della sua Campagna il WWF realizzerà una serie di attività di sensibilizzazione sul tema climate-change e accompagnerà la tappa di Light presso la Triennale di Milano.

Per il WWF l’urgenza è quella di invertire subito questa tendenza: i sistemi complessi si stanno avvicinando a situazioni critiche che noi stessi potremo non essere in grado più di invertire. Ecco perché il fattore tempo è così importante. Il momento per agire è ora, e non possiamo solo aspettare che governi e autorità si attivino per tempo, possiamo essere tutti ora attori del cambiamento. Nelle prossime settimane il WWF proseguirà la sua Campagna WWF is Calling raccontando le storie dei tanti “Eroi di Natura” che stanno cambiando, con grandi e piccole azioni quotidiane, il senso di questa corsa verso la perdita di specie e habitat attraverso soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per adattare le proprie comunità ai fenomeni già in atto.

ALBUM 2017

L’ANNO IN CUI IL PIANETA HA ACCELERATO LA SUA CRISI

(Credit Michael Gunter WWF) Non dimenticheremo le immagini delle fiamme che hanno colpito il sud dell’Europa. A giugno il bellissimo parco del Coto Donana, alla foce del Guadalquivir, Patrimonio dell’UNESCO in Spagna: 2000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, migliaia di ettari di natura sono andati in fumo. In Portogallo gli incendi si sono trasformati in una vera e propria tragedia bruciando le foreste attorno a Pedrogao Grande, 160 km a nord di Lisbona e facendo almeno 63 morti. Sono andati in fumo 237mila ettari di territorio con 240 incendi di grandi dimensioni. Per tutta l’estate il fuoco ha colpito anche l’Italia causando la peggiore stagione degli incendi negli ultimi 30 anni. Complice la tremenda siccità, l’incuria del territorio e la scarsa prevenzione in nostro paese ha avuto nel 2017 il primato europeo per numero di roghi di vaste dimensioni, superiori ai 30 ettari. Secondo i dati raccolti dall’European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione europea, nel 2017 si sono verificati 743 grandi incendi, oltre cinque volte di più rispetto ai 142 riportati in media ogni anno tra il 2008 e il 2016. A fuoco sono andate soprattutto le aree protette come parchi nazionali, riserve, ecc. comprese alcune oasi WWF come la Riserva degli Astroni, a Napoli. Dall’inizio dell’anno, sono bruciati 134.107 ettari di boschi, 100mila ettari in più rispetto ai 34mila ettari arsi, in media, ogni anno tra il 2008 e il 2016.
In Europa l’Italia è stato il secondo paese per superficie colpita dalle fiamme dietro il Portogallo. La coda degli incendi è proseguita anche a ottobre: i venti legati all’uragano Ophelia e la prolungata siccità, con temperature superiori alla media stagionale (oltre 30°C) , hanno alimentato ancora centinaia di incendi nel centro e nel nord del Portogallo. Oltre 500 incendi registrati in una sola giornata, il numero più alto dell’anno in un solo giorno e il peggiore in oltre 10 anni

La visione di insieme dei momenti più significativi va oltre la sequenza temporale: l’accelerazione evidente denuncia il fatto che per molti processi di persistente degrado dei sistemi naturali siamo ormai molto vicini al sorpasso di punti critici, oltre i quali la nostra capacità di azione per sovvertire la situazione può essere quasi nulla. La successione degli uragani nell’area atlantica e soprattutto della loro forza e intensità ha lasciato colpiti molti studiosi; la visione di tre uragani insieme, Katia, Irma e Josè, fotografati dai satelliti, ha sorpreso tutti. Una fotografia satellitare così è apparsa una significativa preoccupante novità.  Globalmente nella stagione si sono scatenati ben 16 uragani. Inoltre, per diversi ecosistemi forestali che costituiscono una fonte indispensabile di ossigeno e di sequestro di CO2, in condizioni di forti ondate di calore e prolungati periodi di siccità, non sono più “sequestratori” di anidride carbonica (biossido di carbonio) ma diventano emettitori di CO2.

Il cambiamento climatico del quale si sta discutendo in questi giorni nel nuovo summit a Bonn (la 23° conferenza delle Parti, COP, della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici) è un facilitatore di questi processi. Quest’anno si è rafforzata la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell’atmosfera che ha sorpassato le 400 ppm (parti per milione di volume) già nel 2016. Una concentrazione simile non è presente nell’atmosfera da almeno 800.000 anni (dati accertati dalle bolle d’aria presenti nei carotaggi dei ghiacci di questo lungo periodo) e, secondo i dati paleoclimatologi indiretti, le 400 ppm sono state raggiunte 3-5 milioni di anni fa durante la metà del Pliocene; in quel periodo i ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide si erano fusi o ritirati, il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto al livello attuale e la temperatura era di 3-4°C superiore a quella attuale.

E’ necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorità politiche, e il WWF si batte per realizzare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, nonché un grande Patto internazionale sull’ambiente, come indicato dal Presidente francese Macron alle Nazioni Unite, che metta insieme l’impegno di tutti per salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia che conclude: Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E già oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunità in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza. Grazie al WWF puoi fare parte di chi si preoccupa del nostro futuro, di quello dei nostri figli, figlie e nipoti e delle generazioni che verranno. E della natura che garantisce il nostro futuro”.