Uragano Michael, scene apocalittiche in Florida: case distrutte, alberi abbattuti e detriti ovunque per il 3° uragano più forte di sempre negli USA [GALLERY]

I danni di Michael sono così estesi che le linee elettriche e gli alberi abbattuti ricoprono il suolo ovunque. I tetti sono volati via e le case sono state colpite dagli alberi caduti, palme e segnali stradali sono sparsi al suolo: scene di enorme devastazione

L’uragano più potente a colpire la Florida da quando sono iniziate le registrazioni nel 1851 ha lasciato grande devastazione e almeno due vittime. Michael, ora declassato a tempesta tropicale, sta attraversando la Georgia in direzione delle Carolina, che stanno ancora cercando di riprendersi dalle inondazioni epiche provocate dall’uragano Florence. Il giorno dopo il “landfall” della tempesta mostruosa tra le spiagge bianche, le città costiere e le basi militari, Michael non è più lo spaventoso uragano di categoria 4 che ha portato venti di 250 km/h in grado di distruggere completamente le case e causare blackout che potrebbero durare per settimane. Mentre continua a indebolirsi, la tempesta minaccia ancora il Sud-Est degli USA con precipitazioni intense, forti venti e possibili tornado.

Il Centro Nazionale Uragani di Miami riporta che l’occhio di Michael si trovava circa 144 km a nord-est di Macon, Georgia. La tempesta ora ha venti di 80 km/h e si sta muovendo verso nord-est a 33 km/h.

Alle prime luci del giorno i residenti hanno iniziato a prendere coscienza dell’enormità del disastro. I danni a Panama City, vicino al punto di “landfall” di Michael, sono così estesi che le linee elettriche e gli alberi abbattuti ricoprono il suolo ovunque. I tetti sono volati via e le case sono state colpite dagli alberi caduti. I segnali stradali, ormai distorti, sono sparsi al suolo, così come le palme. Oltre 380.000 tra case e aziende sono rimaste senza energia elettrica al picco della tempesta.

Sulla base dei dati barometrici, Michael è stato il 3° uragano più potente a colpire il territorio americano, dietro alla tempesta del Labor Day del 1935 (che non ha ricevuto un nome) e a Camille del 1969. Sulla base della velocità dei venti, è stato il 4° più forte, sempre dietro alla tempesta del 1935 (296 km/h), a Camille e ad Andrew del 1992. Ha portato anche una devastante “Storm Surge”: da 2 a 4 metri. A Mexico Beach, la tempesta ha disintegrato le case, lasciando galleggiare sull’acqua cumuli di legno, come potete vedere dalle foto della gallery a corredo dell’articolo. Le squadre di soccorso intensificheranno gli sforzi per raggiungere le aree più colpite e controllare che non ci sia nessuno intrappolato o ferito tra i detriti.

Quasi 6.700 persone si sono rifugiate in 54 centri di emergenza allestiti in Florida. Le inondazioni causate dalla tempesta sono ancora in corso lungo la Costa del Golfo dello stato. Il Servizio Meteorologico Nazionale ha emanato molteplici allerte per tornado in Georgia. I media locali riportano 3 tornado che hanno abbattuto alberi e linee elettriche e danneggiato 5 case, fortunatamente senza procurare feriti. Almeno 2 tornado riportati anche in Florida, dove il governatore Rick Scott dichiara che alluvioni e tornado sono ancora possibili. Nelle prossime ore, Michael si muoverà verso le Carolina, a solo un mese dal disastro dell’uragano Florence. Le Carolina, al momento, sono più preoccupate dai tornado che dalle alluvioni. Nel 2004, la Carolina del Sud è stata colpita da 47 tornado in 2 giorni a causa della tempesta tropicale Frances che risaliva verso nord dalla Florida.

Il Golfo del Messico ha dato a Michael esattamente tutto quello che gli serviva per diventare un “mostro”: acque più calde di 2,2-2,8°C rispetto alla media e venti in grado di dissipare un uragano quasi assenti. La velocità dei venti di Michael è aumentata del 72% in meno di 33 ore. Al “landfall” Michael è stato più forte degli uragani Katrina, Maria e Andrew. Probabilmente questa tempesta andrà ad alimentare il dibattito sul riscaldamento globale. Gli esperti sostengono che il riscaldamento globale sia responsabile di eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti, come tempeste, siccità, alluvioni e incendi. Ma senza studi su vasta scala, non sono in grado di collegare direttamente un singolo evento meteorologico ai cambiamenti climatici.