a cura di Renato Sansone
L’attività marziana

Ogni primavera i ricercatori della Nasa notano eruzioni violente sul Polo Sud marziano.Si tratta di getti di biossido di carbonio che erutta dallo stesso polo ghiacciato.Per lungo tempo si era ipotizzato che fossero macchie più fredde sulla superficie del pianeta.
La teoria precedente infatti supponeva che i punti fossero tratti di terra calda e nuda, dal momento che il ghiaccio è scomparso. Tuttavia, la macchina fotografica all’infrarosso, ha scoperto che i punti analizzati hanno quasi la stessa temperatura del ghiaccio di biossido di carbonio, suggerendo quindi che fosse solo uno strato sottile di materiale oscuro giacente in cima e mantenuto raffreddato dallo stesso. Per capire come si sia prodotto quello strato, il gruppo di Christensen ha avuto a disposizione più di 200 immagini di un’area del polo marziano dalla fine dell’inverno attraverso il solstizio d’estate.
Per Christensen e collaboratori all’origine di tutto vi sarebbe il calore solare. Durante l’inverno marziano, l’anidride carbonica atmosferica congela formando uno strato di circa un metro che si deposita sul ghiaccio d’acqua della calotta polare. Tra questi due strati resterebbe però imprigionato un sottile velo di polvere scura. Quando, in primavera, il Sole ritorna a risplendere sulle regioni polari, riscalderebbe quello strato di polvere e tale riscaldamento provocherebbe la sublimazione dei ghiacci circostanti. Il fenomeno sarebbe talmente intenso da innescare la formazione di violenti getti di gas in grado di trascinare con sè le polveri.
Secondo il punto di vista dei ricercatori insomma, le calotte polari di Marte potrebbero essere molto più attive di quanto si potesse ritenere attualmente.
Fonte: http://www.nasa.gov/mission_pages/odyssey/odyssey-20060816.html
