di Simone Lecco – « Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno.Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l’architettura, lo squisito lavoro, l’ornamento di tanti peregrini trovati dall’arte.»
E con queste parole Edrisi,geografo e viaggiatore arabo, narra la descrizione di Palermo.
Palermo è il capoluogo della Regione Siciliana e dell’omonima provincia.
È la quinta città d’Italia per popolazione comunale (666.552 abitanti), dopo Roma, Milano, Napoli e Torino e 30esima a livello europeo. È il principale centro culturale, storico ed economico-amministrativo della Regione Siciliana. L’area metropolitana di Palermo è la 43esima in Europa per numero di abitanti (1.237.000 abitanti).
La sua storia millenaria, le ha regalato un notevole patrimonio artistico ed architettonico che spazia dai resti di mura puniche per giungere a villette in stile liberty passando da residenze in stile arabo normanno, chiese barocche e teatri neoclassici. Per questioni culturali, artistiche ed economiche, fu tra le maggiori città del Mediterraneo ed oggi è fra le principali mete turistiche della regione e non solo.Lo stemma della città di Palermo è composto da un’aquila coronata imperiale, il simbolo imperiale è in onore dell’Impero Normanno del quale era capitale sotto il regno di Federico II che afferra la scritta S.P.Q.P., il tutto a fondo rosso.
La zona di Palermo era in origine un’ampia pianura tagliata da molti fiumi e torrenti, ampie zone paludose, ma soprattutto l’area è circondata da alte montagne (i Monti di Palermo)le cui cime sono spesso ricoperte da neve durante l’inverno e che arrecano al paesaggio un volto ancora piu suggestivo. La pianura di Palermo si affaccia sul Mar Tirreno, ed alle spalle si trova la Conca d’Oro. La disposizione del comune segue la linea di costa, in questo modo si ha una lunga estensione costiera ma poca penetrazione nell’entroterra.
Le conformazioni rocciose che circondano (ed a volta tagliano in due) la città di Palermo sono principalmente di origine calcarea, la loro disposizione sul territorio non ha permesso uno sviluppo regolare della città, infatti in due casi (Monte Pellegrino e Monte Gallo entrambi riserve naturali) le montagne si trovano lungo la linea di costa creando una vera spaccatura fisica tra alcuni quartieri. Il resto dei Monti di Palermo invece delimita l’estensione della città verso l’interno.Proprio su queste montagne sono sorte delle frazioni della città stesse considerate in parte come dei veri e propri quartieri della città come Altofonte e Giacalone.
L’idrografia della piana di Palermo si è molto mutata nei millenni. Inizialemnte la prima città venne costruita tra due fiumi che attualmente sembrano scomparsi, il Kemonia ed il Papireto, mentre il fiume Oreto si trovava ben oltre le mura cittadine. Dei due fiumi che tagliavano la città adesso non troviamo più traccia in superfice (eccetto che nella toponomastica), in realtà essi scorrono ancora sotto alcune strade del centro storico, infatti, in occasione di forti temporali, queste vie vengono sommerse dall’acqua che sgorga dal basso. Oltre a questi tre fiumi principali erano presenti moltissimi torrenti stagionali nelle aree attualmente occupate dalla città, questi piccoli torrenti spesso creavano zone paludose o comunque ricche di acqua, è il caso della zona San Lorenzo e dell’area di Mondello.L’unico fiume a scorrere tra le strade cittadine è l’Oreto.
La città di Palermo è divisa in 8 circoscrizioni e 25 quartieri.
I Circoscrizione
Mandamento Tribunali – Mandamento Castellammare – Mandamento Palazzo Reale – Mandamento Monte di Pietà
II Circoscrizione
Settecannoli – Brancaccio – Ciaculli-Oreto (corso dei Mille/ S. Erasmo)
III Circoscrizione
Villagrazia-Falsomiele – Stazione-Oreto (Perez/ Guadagna)
IV Circoscrizione
Montegrappa – S. Rosalia – Cuba – Calafatimi – Mezzomonreale – Villa Tasca-Altarello – Boccadifalco
V Circoscrizione
Zisa – Noce – Uditore-Passo di Rigano – Borgo Nuovo
VI Circoscrizione
Cruillas – S. Giovanni Apostolo (ex Cep) – Resuttana – San Lorenzo
VII Circoscrizione
Pallavicino – Tommaso Natale – Sferracavallo – Partanna Mondello – Arenella – Vergine Maria – San Filippo Neri (ex Zen)
VIII Circoscrizione
Politeama – Malaspina-Palagonia – Libertà – Monte Pellegrino
Le borgate
Palermo è considerata a tutti gli effetti una città policentrica poiché durante l’espansione a macchia d’olio novecentesca vennero inglobati altri centri urbani preesistenti. Questi piccoli agglomerati abitativi sono le cosidette borgate storiche.Il sistema delle borgate ha origini molto antiche e grazie a una capillare rete viaria metteva in collegamento il centro storico con una ventina di altri insediamenti dislocati nel territorio vicino in modo da assolvere ognuno a una determinata funzione: vi erano le borgate marinare, come Mondello, Sferracavallo, Arenella, (le più antiche e con un economia votata sopratutto alla pesca) e quelle di tipo agricolo, come San Lorenzo, Pallavicino, Cardillo, distribuite sopratutto nella cosidetta Piana dei colli, corrispondente alla zona a nord del centro. Non si tratta quindi di vere e proprie frazioni o villaggi a sè stanti, ma di piccoli insediamenti (alle volte corrispondenti a una sola via) che hanno avuto grande importanza nello sviluppo della città.
Mondello è una nota località balneare, originariamente villaggio di pescatori, sviluppatosi intorno ad una antica tonnara. In seguito alla bonifica del territorio circostante, tra il 1892 e il 1910, viene costruita una città giardino con numerose ville in stile liberty e il Kursaal a mare. Da Mondello si accede all’Riserva naturale orientata Capo Gallo – Isola delle Femmine”.Il periodo d’oro di questo luogo,ancor oggi suggestivo,fu la Belle Epoque quando la ricca borghesia cittadina fece costruire le ville in quello che era lo stile più attuale.il liberty.Oggi Mondello prende vita sopratutto d’estate quando,di sera, si fa a gara per raggiungere i ristoranti più rinomati sopratutto a base di pesce e di crostacei.
Mondello, pur essendo una località frequentata maggiormente durante la stagione estiva ha un particolare fascino anche in inverno… In un inverno di Sicilia si intende, che spesso regala quelle giornate fresche e prive di vento, che recano in sé una luminosità resa assoluta dalla limpidezza del cielo. Al cielo limpido corrisponde un mare altrettanto limpido, infatti, pur essendo spettacolare anche in estate, il vero colore del mare di Mondello spesso lo si può osservare solamente nella stagione invernale. Sembra trasparente, e le sfumature di colori chiari che via via vanno dissolvendosi in lontananza, restituiscono poi fasce di colore blu intenso che tracciano netta la linea dell’orizzonte.
Sferracavallo è un’altra località balneare meno nota di Mondello. Borgo marinaro e turistico, abitato da molti secoli e sviluppatosi intorno alla tonnara di Calandria, è stretto dai Monti Billiemi e da Pizzo Santa Margherita. Durante alcuni scavi archeologici nelle grotte Impiso, Pecoraro e Conza sono stati scoperti materiali del Paleolitico superiore. All’inizio la piccola comunità ebbe un’economia incentrata sul mare, col passare del tempo gli abitanti si dedicarono anche alle attività agricole con la coltivazione dei vigneti, del mirto e del sommacco. Intorno al XVI secolo vennero costruite due torri a difesa della borgata dalle continue razzie piratesche; una di queste due torri fu distrutta per far posto all’attuale autostrada Palermo – Punta Raisi. Dopo il XVIII secolo vennero costruiti numerosissimi villini in stile liberty che fecero diventare la borgata un’importante località turistica di Palermo. Nonostante non ci sia rimasto molto di quei villini, ormai assorbiti dall’espansione urbana della città, Sferracavallo conserva molto del suo fascino che si è accumulato nel tempo.
Tommaso Natale è uno dei quartieri della Palermo Nuova. Di recente costruzione, conserva ancora alcune ville in stile liberty della zona sud della borgata di Sferracavallo; inoltre, il suo nome è stato dato in onore del Marchese di Monterosato Tommaso Natale, noto giurista e filologo palermitano.
Boccadifalco è da considerarsi uno dei quartieri più antichi della città, nonostante la sua posizione abbastanza periferica. Posto ai piedi del versante orientale del Monte Cuccio, a 130 m circa sopra il livello del mare, deve la sua relativa fama ad un’architettura tipicamente ottocentesca e alla presenza del secondo aeroporto della città di Palermo. Infatti tale aeroporto, intitolato ad Emanuele Notarbartolo, è tra gli aeroporti più antichi d’Italia e rappresenta ancora oggi un sito di notevole interesse storico, culturale ed architettonico per la caratteristica delle infrastrutture aeronautiche che vi si trovano e per la preziosità di un orto botanico e di una villa antica, sede del circolo ufficiali dell’aeronautica militare. L’aeroporto di Palermo-Boccadifalco è anche sede di uno dei più prestigiosi ed antichi aeroclub d’Italia intitolato a Beppe Albanese, che conta circa 300 soci, 6 aeromobili e ospita anche aeromobili di privati sportivi. La struttura dell’aeroporto è parte integrante del patrimonio storico della città di Palermo e venne ampliata durante la seconda guerra mondiale, con l’acquisizione di numerosi terreni. Nel 2005 l’aeroporto è stato convertito da militare a civile in seguito all’acquisto da parte dell’ENAC.
Addaura borgata che si trova a sud-ovest di Mondello e che ospita numerose ville di recente costruzione. A 70 metri circa sul livello del mare, si trovano alcune grotte dove sono stati rinvenuti resti del paleolitico e del mesolitico che si trovano ora al Museo Archeologico Regionale di Palermo; in altre grotte vicine sono stati rinvenuti interessanti graffiti con figure umane ed animalesche d’era paleolitica. L’insenatura dell’Addaura un tempo era difesa da una torre circolare del XV secolo di cui non resta molto.
Zisa situato nella parte centrale della città prende il nome dall’omonimo palazzo di origine araba. In origine faceva parte dell’antico parco normanno, luogo di villeggiatura e di caccia dei sovrani che si estendeva subito fuori la cinta muraria; era costituito da piccoli nuclei di case, intorno ai mulini per grano e sale costruiti lungo il corso del torrente Gabriele, nei quali si accalcavano più di mille abitanti. Con la crescita della città nel tempo fu assorbita dal tessuto urbano. Da allora, è stato un continuo espandersi e popolarsi, talvolta con uno sviluppo edilizio poco razionale, di questo quartiere che, a ridosso del vecchio centro storico, è stato delimitato dalla nuova circonvallazione, lato monte, che lo separa dagli altri quartieri, cui in origine era unito. Attualmente, oltre al classico stile del primo novecento, conserva il Palazzo della Zisa, il parco omonimo e il Villino Florio in stile ‘art nouveau’, fatto costruire nel 1899 da Ernesto Basile su commissione della ricca famiglia palermitana.
A distanze anche considerevoli dal centro storico sono sorti grandi quartieri periferici, alcuni dei quali (Borgo Nuovo, San Giovanni Apostolo, Bonagia, San Filippo Neri,Sperone, etc…) costituiti da edilizia popolare.
Storia
Le origini di Palermo si fanno risalire tra l’VIII e il VII secolo a.C., all’epoca della colonizzazione dei Fenici. Ma, in precedenza, il sito – posto ai margini di una vasta e fertile conca abbondante d’acqua – era stato frequentato dai Sicani (provenienti dal sud Italia o, forse, dalla Spagna) nel terzo millennio, dai Cretesi nella seconda metà del secondo millennio, dagli Elimi (provenienti, secondo la tradizione, dalla distrutta di Troia) intorno al XII secolo a.C. e dai Greci nell’VIII secolo. Il nome è, appunto, greco e vuol dire “tutto porto” (???-?????), dovuto alla facilità d’accesso dal mare.
Due fiumi, quelli che poi furono chiamati Papireto e Kemonia, formavano una penisoletta lunga circa un chilometro dove sorse il primo nucleo della città (Paleopoli), e che si trovava nella zona dell’attuale Palazzo Reale; attorno al IV secolo a.C. venne fortificato tutto il territorio tra i due fiumi (Neapoli). L’emporio fenicio-cartaginese, dopo un vano attacco del siracusano Dionisio I nel V secolo a.C., fu uno dei cardini della contesa tra Roma e Cartagine all’epoca delle guerre puniche.
Conquistata dai Romani del 254 a.C., Palermo è libera, florida e mantiene a lungo una vita attivissima. A metà del V secolo d.C., durante le invasioni barbariche in Italia e in Sicilia, viene saccheggiata dai Vandali e occupata dagli Ostrogoti; finché, con l’impresa di Belisario, non cade sotto l’influenza dell’Impero bizantino: un periodo di circa tre secoli (535-831) di relativa sicurezza per la città, nel quale la Chiesa rafforza la sua autorità.
Preceduta dalle scorrerie dei pirati barbareschi, nell’831 l’espansione araba investe buona parte della Sicilia e Palermo assume un ruolo di grande prestigio in tutto il Mediterraneo. Accoglie stranieri da ogni parte, moltiplica il numero degli abitanti (raggiungendo 300.000 unità), sviluppa industria e commerci (i mercanti genovesi, amalfitani, pisani e veneziani vi tengono i loro fondachi), diventa centro culturale di prim’ordine (la cultura araba era dominante in Europa), vi si costruiscono centinaia di moschee, palazzi e giardini; ha un nuovo assetto urbanistico, che rimane immutato per quasi un millennio. Viene descritta dai geografi e cantata da poeti. È chiamata ziz, “splendida”, e attraversa un’epoca di ricchezza che, probabilmente, non raggiungerà mai più.
Alla decadenza politico-militare musulmana dà il colpo di grazia l’arrivo dei Normanni, giovane popolo del nord della Francia: nel 1072, il Gran Conte Ruggero d’Altavilla e il cugino Roberto il Guiscardo prendono Palermo dopo cinque mesi di assedio, e negli anni successivi conquistano tutta la Sicilia. I nuovi dominatori coltivano le arti e i commerci, ed instaurarono un regime feudale. Il figlio del Gran Conte, Ruggero II, nel 1130, viene incoronato re di Sicilia, con il benestare del Papa. I Normanni – così come, d’altronde, gli Arabi – hanno la lungimiranza di mantenere buoni rapporti con i vinti; anzi, consapevoli della loro superiorità culturale, si servono di architetti e maestranze arabe (oltre che bizantine) per i palazzi, le chiese che edificano al posto delle moschee e i sontuosi apparati decorativi: nascono capolavori assoluti come la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale; e poi, la Zisa, la Cuba e il castello di Maredolce, all’interno dello sterminato parco del Genoardo.
Palermo continua ad essere fiorente e rinomata, ma quando la monarchia normanna si indebolisce, la nobiltà feudale comincia ad insidiarne l’autorità. Rimasta senza eredi diretti, la dinastia normanna viene spazzata via dal Sacro Romano Impero, di nazionalità germanica: Arrigo VI, figlio di Federico Barbarossa, sposa Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, e s’impadronisce della Sicilia. Il nuovo imperatore è Federico II di Svevia, che diventa maggiorenne nella raffinata corte palermitana, dove accorrono gli spiriti più illuminati dell’epoca, e dà vita alla Scuola poetica siciliana, dalla quale nascerà la lingua italiana. Federico restaura l’impero germanico, lotta contro il papato, tiene a bada i nobili siciliani; ma alla sua morte, nel 1250, Palermo e tutta l’isola perdono il ruolo egemone che avevano nel Mediterraneo.
Chiamato dal Papa in Sicilia, Carlo d’Angiò instaura un regime vessatorio e sposta il centro del potere a Napoli. Nel 1282, il popolo di Palermo insorge, caccia i Francesi, dando inizio alla guerra del Vespro, che durerà vent’anni. Nel frattempo, la nobiltà sollecita l’appoggio dei forti monarchi d’Aragona. La Sicilia entra sempre più nell’orbita spagnola, dapprima solo come regno vassallo, mentre le grandi famiglie feudali siciliane, approfittando dell’assenza degli Aragona, si danno battaglia. È un periodo di anarchia e di decadimento, che vede il declino commerciale del Mediterraneo. Palermo è nelle mani dei Chiaramonte, che tengono a bada la nobiltà catalana e il potere regio, e subisce una profonda involuzione sociale ed economica.
Domate dagli Aragonesi le rivolte dei baroni, nel 1415 arriva in Sicilia il primo viceré spagnolo, e da quel momento, per tre secoli, l’isola godrà di una relativa calma. Palermo è la capitale del governo viceregio, che destina enormi somme al rinnovamento della città, e vede un grande sviluppo urbanistico e monumentale, mutando sensibilmente volto: si ampliano e si rafforzano le mura, si prolunga il Cassaro (attuale corso Vittorio Emanuele) fino al mare, si prosciuga il fiume Papireto, si amplia il porto, vengono migliorate le condizioni igienico-sanitarie; ai primi del ’600 si realizza il “taglio” di via Maqueda (dal nome del viceré che ne è il fautore). Gli ordini religiosi accumulano ricchezze e patrimoni immensi, e fanno a gara nell’edificare chiese, conventi, oratori, chiamando celebri architetti, pittori, scultori, decoratori e le migliori maestranze. La città è tutta un cantiere barocco, anche perché i nobili, con i loro magnifici palazzi, non vogliono essere da meno in questa corsa al fasto.
Ma Palermo è anche decimata da periodiche pestilenze e malattie; e se i nobili e il clero ostentano opulenza, il popolo è in miseria. Le rivolte popolari – celebre quella del 1647 di Giuseppe Alessi – vengono tutte soffocate nel sangue.
Cambiati gli equilibri politici europei, per un breve periodo (1713-1718) la Sicilia è annessa al Regno sabaudo di Vittorio Amedeo, poi è sotto la dominazione austriaca degli Asburgo (1718-1734), per passare infine, con lo spagnolo Carlo III, sotto i Borbone, come Stato autonomo nel Regno di Napoli.
La nobiltà baronale attraversa un periodo di grandi ricchezze e privilegi, erigendo sontuosi palazzi e casine di villeggiatura. Sotto Ferdinando IV (1759-1825), l’illuminato viceré Caracciolo riesce a sopprimere l’odioso Tribunale del Sant’Uffizio, e avvia una serie di importantissime riforme che riguardano soprattutto il fisco e l’istruzione. Si acuisce, intanto, il contrasto tra il governo borbonico napoletano e la nobiltà siciliana, alla quale si uniscono frange di intellettuali e borghesi. Sull’onda della Rivoluzione francese, viene accordata nel 1812 una riforma costituzionale, ma due anni dopo la Corte napoletana fà della Sicilia una provincia del regno e vi nomina un luogotenente.
È lotta aperta, e questa volta Palermo compatta dà vita alle rivolte popolari: prima nel 1820 e poi nel 1848, quando dà inizio ai moti rivoluzionari in tutta Europa contro i regimi assolutisti. Nel 1860, Giuseppe Garibaldi – appoggiato del Piemonte di Cavour e dall’Inghilterra – sbarca con i suoi Mille volontari a Marsala, sbaraglia le truppe borboniche e trionfa a Palermo, realizzando di fatto l’Unità d’Italia.
Nel nuovo Stato nazionale, Palermo, dopo mezzo secolo d’abbandono, risana pian piano le sue ferite; si forma una borghesia mercantile con una timida attività industriale; la città si espande al di là del centro storico, nascono nuovi quartieri, si realizza il “taglio” di via Roma previsto dal piano regolatore Giarrusso; sul modello delle grandi capitali europee, si edificano due grandi teatri, il Politeama e il Massimo. È l’epoca dei Florio, famiglia di lungimiranti imprenditori, che danno sviluppo al commercio, alla cultura e alle arti, e grazie ai quali, nei primi vent’anni ’900, Palermo attraversa un’epoca florida, diventando stazione climatica di rinomanza europea. Fondamentale, in questa rinascita, è l’opera dell’architetto Ernesto Basile, attorno al quale si riuniscono artisti e maestranze di assoluto livello che danno vita alla breve stagione del Liberty. Profondamente ferita nel suo tessuto urbanistico dalle bombe della seconda guerra mondiale, Palermo nel 1947 – con l’Autonomia della Sicilia – diventa sede del Governo e dell’Assemblea regionale siciliana.
La Provincia di Palermo è una provincia della Sicilia nord-occidentale con oltre 1,2 milioni abitanti, ed una estensione di quasi 5.000 kmq, con capoluogo la città di Palermo. Rappresenta dunque un quinto dell’intera superficie e un quarto della popolazione dell’Isola, all’interno della quale spicca per le attività economiche quali l’industria, l’agricoltura, il commercio, i trasporti, il turismo e la pubblica amministrazione, tutte assai sviluppate. Il Palermitano è una terra dal multiforme aspetto, ed entro i suoi vasti confini rientrano le spiagge dorate di rinomate stazioni balneari, e al contempo le alte vette delle Madonie, dove, caso più unico che raro, è possibile sciare con vista mare. Ma ciò che più caratterizza questa provincia è la ricchezza della sua cultura popolare, dominata da colori, sapori e profumi forti, che si presenta come baricentrico risultato dell’influsso di una quantità di culture provenienti da quasi tutto il mondo.
Affacciata a nord sul Mar Tirreno, confina ad ovest con la Provincia di Trapani, a sud con la Provincia di Agrigento e la Provincia di Caltanissetta, ad est con la Provincia di Messina e la Provincia di Enna. Fa parte del territorio provinciale anche l’isola di Ustica, che, al contrario delle altre isole minori che attorniano la Sicilia, non appartiene ad alcun arcipelago.
Il Palermitano occupa una porzione notevole del settore nord-occidentale della Sicilia: dal capoluogo, che sorge ad ovest rispetto al resto della provincia, il territorio palermitano si spinge fino a Pollina, ultimo comune costiero prima del confine con la provincia di Messina; considerevole è l’estensione nella Sicilia interna, non per niente le Madonie fanno parte della provincia.
La divisione altimetrica vede prevalere il territorio collinare e quello montuoso: retrostanti alle strette piane costiere, tra cui celebre è la Conca d’Oro dove sorge Palermo, si aprono ampie zone montagnose, sia ad est che ad ovest, con numerose cime che superano i mille metri d’altitudine, e tante località di montagna o d’alta collina.
In provincia s’innalzano diversi rilievi e massicci montuosi, identificabili in parte con il cosiddetto Appennino siciliano. Tra questi, spiccano le Madonie, ricadenti nell’omonimo parco naturale, seconda catena montuosa siciliana sia per estensione che per altitudine, sfiorando i 2000 m con la seconda vetta sicula dopo l’Etna, ovvero Pizzo Carbonara. Le Madonie rivestono un ruolo biologico e floristico fondamentale, essendo raccaforte di numerose specie rare.
Rilievi di minore importanza sono i Monti di Palermo, che circondano il capoluogo con cime superiori ai milletrecento metri, i Monti Sicani, con un’area oltre i 900 m d’altitudine sulla quale svettano Monte Cammarata e Rocca Busambra di millecinquecento metri. Caso a parte è l’isolato Monte Pellegrino, promontorio di natura calcarea, all’interno del quale è possibile ammirare numerose grotte di origine carsica o marina.
Come in tutte le province siciliane, ad eccezione di quella ennese, nel Palermitano vi sono laghi di origine esclusivamente artificiale, perlopiù dighe di varie dimensioni situate nel retroterra collinare della provincia. Il bacino di maggior rilievo è il Lago di Piana degli Albanesi. Meritano inoltre un cenno il lago Garcia, creato da uno sbarramento del fiume Belice ad opera della omonima diga, divenuto una tappa lungo i flussi migratori di numerose specie di uccelli. Pochi sono inoltre i fiumi, a carattere prettamente torrentizio. Tra questi vale la pena di ricordare il fiume Oreto, che attraversa il capoluogo; l’Imera Settentrionale, che scorre per circa 35 km attraversando i comuni di Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Cerda, Collesano, Scillato, Sclafani Bagni, Termini Imerese e Valledolmo; il fiume Belice, che si forma dall’unione di due rami, uno il Belice destro (45,5 km), che nasce presso Piana degli Albanesi, e l’altro il Belice sinistro (42 km), che scende dalla Rocca Busambra.
L’agricoltura in provincia è fortemente sviluppata, grazie alla fertilità del suolo e alla bontà climatica. La provincia è infatti una delle maggiori produttrici di limone in Europa: l’agrume dorato viene estesamente coltivato in vaste aree soprattutto costiere e sub-costiere, approfittando del clima mite e delle buone condizioni geografiche. Il limone venne introdotto in provincia dagli arabi, nel IX secolo, assieme ad altre piante come il gelso ed il carrubo, la cui diffusione risulta tuttavia inferiore. Grande successo ha invece riscosso la produzione di cotone, settore in cui l’isola intera primeggia a livello nazionale, e in special modo dell’ulivo, che ricopre sterminate disese di campagne palermitane. Non ultima la viticoltura, principalmente sviluppata nelle colline dell’interno, che rende alcuni vini pregiati come il famoso Vino Corvo. Attività decisamente marginale è, al contrario, l’allevamento, mentre ricopre un ruolo di rilievo la pesca: anche se delle tante tonnare di un tempo resta poco più del ricordo, l’attività non ha certo cessato di essere praticata, e produce così soddisfacenti quantitativi di tonno e pesce spada in prima fila.
I comuni più importanti
Monreale.Questo pittoresco centro di 34.662 abitanti, il cui nome lascia subito pensare alla probabile etimologia di Monte Reale, svetta sulla Conca d’Oro dall’alto dei suoi 310 m, che ne fanno la Palermo alta per eccellenza. In cima a questo colle, si può ammirare uno dei monumenti più significativi dell’arte religiosa in tutta Italia, vale a dire il famosissimo Duomo. Fondata dagli arabi, la città assunse sin d’allora l’importanza dovutale per la posizione dominante e strategica, tra la Valle del Belice, la Sicilia interna e il golfo che si apre attorno a Palermo, già all’epoca capitale dell’emirato e poi del regno di Sicilia. Oggi, Monreale è rinomata, oltre che per la sua arte e per le ondate di villeggianti palermitani che vi si riversano in cerca di refrigerio nelle torride estati siciliane, anche per l’artigianato legato al mosaico, e per le sue tradizioni popolari.
Cefalù è una ridente cittadina 70 km ad est da Palermo, e sorge adagiata sulla costa sabbiosa ai piedi di una Rocca un tempo consacrata ad un culto pagano. Una delle attrazioni turistiche di maggior richiamo della Sicilia, ed una delle sue icone più conosciute nel mondo, Cefalù conserva notevoli bellezze artistiche, dal suo Duomo normanno – noto per il mosaico del Cristo Pantocratore e per le sue due torri campanarie non perfettamente simmetriche – al lavatoio medievale, al Museo Mandralisca. Il centro storico cefalitano conserva vicoli lastricati in pietra che collegano il porticciolo turistico al tessuto urbano sovrastante.
Ma la cittadina deve molta della sua fame alla sua incantevole marina, con uno dei lungomare più noti d’Italia, ed interminabili spiagge dorate, che in estate vengono letteralmente prese d’assalto da orde di turisti provenienti da tutto il mondo. Cefalù, assieme a Taormina, è probabilmente la più affollata località turistica di Sicilia, forse perché risulta una completa sintesi tra cultura e natura, coniugando le spiagge attrezzate e il mare turchino, alla bellezza di chiese e monumenti d’antica origine e pregevole fattura.
Bagheria, con 53.381 abitanti, è la seconda città della provincia alle spalle del capoluogo, da cui dista appena 15 km. La città, fondata solo nell’Ottocento, si è espansa tumultuosamente, assorbendo vere e proprie ondate di palermitani in fuga dal caos della città. In passato, vi sorsero splendide ville patrizie, gioielli della nobiltà palermitana e oggi unici richiami turistici di Bagheria: si tratta delle Ville Butera, Valguarnera, Ramacca, Villarosa e soprattutto Villa Palagonia, nota per le 62 sculture mostruose.
Carini è un centro di 28.733 abitanti di grandi bellezze artistiche, conservando un antico borgo medievale. Il suo notevole castello, appartenuto alla baronessa di Carini e rimaneggiato a più riprese dalla fondazione normanna, è, assieme al duomo, il maggiore monumento cittadino. La chiesa madre è la più fastosa delle tante antiche chiese di Carini, ma non l’unica attrazione turistica: singolare è infatti la Festa degli schietti (Celibi), che si tiene in periodo pasquale, e che richiama molti forestieri per la sua originalità.
Gastronomia
La cucina palermitana è ricca e variegata. Tra i primi piatti, specialità locali sono la pasta con le sarde, gustosa pietanza a base di pesce, la pasta con la mollica, pasta cotta al forno e condita di “mollica” (pangrattato) fritta ed altri aromi, la caponata di melanzane, ottima pietanza vegetariana. Un posto a parte merita il famosissimo pani ca’ meusa (pane con milza), icona alimentare della città, saporitissimo crostino ripieno di milza fresca, che spopola tra le bancarelle dell’intera provincia. I secondi più diffusi sono il maiale, il castrato e la sasizza, vale a dire la particolarissima salsiccia che si produce in molte località, tra cui spicca Altavilla Milicia. Originali sono gli spiedini alla palermitana, eccezionali involti di carne di vitello farciti di pangrattato, uva passa, pinoli, formaggio, con aggiunta di alloro e cipolla. Famose anche le sarde a beccafico, preparate con pangrattato, limone e pinoli. Palermo è internazionalmente nota anche per lo sfincione, sorte di superbe “pizze” condite con pomodoro, pangrattato e cipolla, ma soprattutto per le panelle, inimitabili impasti fritti con cui si imbottisce il pane: le friggitorie ambulanti ne sono piene zeppe. Ovunque sono presenti le arancine. Ancora, la vastissima pasticceria vanta la frutta di martorana (dal nome del monastero palermitano), pasta colorata e modellata con le forme di personaggi o animali secondo la tradizione pasquale; la nota Cassata, torta in pan di Spagna rivestita di glassa e canditi; il magnifico gelo di melone, sorta di gelatina ricavata dall’anguria; refrigeranti e tipicissime sono le granite al limone.
