A cura di Giuseppe Cutano,redazione Meteoweb

Cogne: “Dove il confine fra cielo e terra si tocca con le mani” Anonimo
La parola Cogne deriva da “cuneus” cuneo, per via della sua forma. L’abitato si trova al centro del territorio comunale ai margini di una ampia distesa verde: i Prati di Sant’Orso, che sono la prateria più estesa delle Alpi. Trovandosi nel settore sud della regione Valle d’Aosta si localizza a 1.534 m.s.l.m con ha una superficie di 212 Km2, facendo si che sia il comune più esteso della Valle d’Aosta ed uno dei più estesi d’Italia. Il comune ricalca in gran parte il bacino del Torrente Grand Eyvia(Grande Acqua), che è uno dei maggiori tributari della Dora Baltea e sbocca nei pressi del Comune di Aymavilles, all’imbocco della Valle di Cogne. L’altezza media di tale bacino è di circa 2.600 metri e la vetta più alta è il Gran Paradiso con i suoi 4.061 m.s.l.m è la montagna più alta interamente in territorio italiano. Il territorio comunale di Cogne si trova per una buona parte all’interno del primo Parco Nazionale Italiano, il Gran Paradiso.
La popolazione residente è di circa 1.500 abitanti(detti Cognein o Cognini), ma che viene quasi decuplicata nei periodi di maggiore afflusso turistico. Un elemento storico importante di Cogne fu sicuramente la Miniera di Magnetite, una delle più importanti dell’intera penisola, che già in passato conobbe una forte immigrazione da Piemonte, Veneto e Sud Italia e lasciò una traccia indelebile nella storia di questa comunità
La tradizione orale vuole che i primi abitanti di Cogne provenissero dalla Valle Soana, la valle piemontese confinante del Gran Paradiso e fu proprio un evento Meteo a deciderne le sorti. Pare che alcuni pastori piemontesi avendo varcato i colli come ogni estate e portato le bestie a pascolare nella immense prateria della vallata valdostana, furono sopresi da una copiosa nevicata fuori stagione che bloccò il loro rientro in Piemonte. Così i pastori furono costretti a stabilirsi per l’inverno in questa immensa vallata, ma disabitata. Da qui iniziarono a colonnizzarsi le aree più alte della vallata, fino a stabilirsi poi deifinitamente più a valle dopo alcuni
Dal punto di vista amministrativo Cogne fu dall’XI secolo fino al 1780 sotto la giurisdizione dei vescovi di Aosta, i quali nel 1245 emanarono una carta che ne regolava i rapporti con gli abitanti. Vi eressero una casa-torre nel 1191 con l’assenso dei conti di Savoia e costruirono poi un altro complesso fortificato verso la Valnontey(verso il Gran Paradiso), nel quale il delegato vescovile dovette arroccarsi, nel 1363, per difendersi da una sommossa popolare. Le relazioni tra i vescovi e gli uomini di Cogne furono infatti sempre turbolente a causa di liti sui diritti delle miniere: quella d’argento e di solfuri di piombo-zinco, sfruttata già nel 1150, quelle di ferro (magnetite) della cui esistenza si ha notizia certa nel 1433, ma probabilmente già attive nell’antichità.
?Le lotte culminarono nel 1641 quando, pretendendo i vescovi il riconoscimento del loro esclusivo diritto sui giacimenti minerari e avendo il senato ducale torinese avallato le loro ragioni, scoppiò una rivolta che li persuase ad abbandonare la partita, cedendo al comune (1679) le miniere “di filone e di torrente”. La mancanza di capitali bloccò però le attività minerarie per più di un secolo, fino all’intervento di Cesare Emanuele Grappein (1772-1855), un medico venuto in contatto all’Università di Torino con idee socialmente avanzate di tipo giacobino(che attuò un sistema di tipo comunistico), che individuò il problema principale da risolvere: il trasporto a valle del materiale.
?Dalla miniera a circa 2500 metri di quota lo si doveva infatti portare su slitte fino al paese e da lì, per una tortuosa mulattiera, al deposito di Vieyes(10 km a Valle di Cogne verso Aosta), da dove gli abitanti di Aymavilles e Saint-Pierre (citttadine ai piedi di Cogne nella piana di Aosta) lo trasportavano nelle acciaierie dell’alta valle della Dora Baltea. Eletto sindaco, il Grappein fece costruire un tratto di strada carrozzabile da Cogne a Vieyes che, iniziato nel 1816, fu terminato nel 1824 dalla popolazione. La partecipazione comunitaria allo sfruttamento della miniera divenne un obiettivo del medico, uomo di grande sensibilità sociale, che organizzò un esperimento di gestione collettiva dando agli abitanti un periodo di notevole benessere, tanto che si ebbe un forte incremento nel numero dei residenti azzerando il fenomeno dell’emigrazione stagionale tipico delle montagne.
Sorti attriti tra la comunità di Cogne e gli industriali di valle che ne usavano il prodotto, il governo del regno di Sardegna concesse alla società Lasagno, proprietaria di alcuni altiforni valdostani, di fare ricerche nel bacino, cui seguì un inizio di sfruttamento, bloccato da un’ennesima rivolta della popolazione locale culminata nella distruzione delle nuove gallerie.Morto Grappein, nonostante la revoca della concessione alla società Lavagno da parte di Quintino Sella, la seconda metà dell’Ottocento fu un periodo di tragica crisi, soprattutto per il decadimento delle industrie di valle, penalizzate dalle difficoltà dei trasporti, e anche i molti tentativi di vendere all’incanto la miniera andarono falliti.
Solo nel 1903 il belga Alfred Theys, cui il giacimento era stato ceduto con contratto quinquennale nel 1898, lo comprò fondando una nuova società mineraria che si consolidò nel 1909 in società per azioni a capitale italo-belga. Iniziò così lo sfruttamento industriale della miniera, al quale corrispose la creazione della teleferica per il trasporto del minerale dal vallone di Liconi alla base e la realizzazione sia del nuovo complesso di Colonna per l’estrazione, sia degli impianti di frantumazione a Molina. L’acquisto della miniera da parte dell’Ansaldo di Genova (1915) diede poi nuovo impulso alle attività (si realizzò allora il “Sistema verticale Ansaldo”, raro esempio di siderurgia integrale nel panorama italiano della produzione degli acciai che dalle materie prime e dalla potenzialità delle risorse idriche sfornò prodotti finiti di alta qualità) e portò alla definitiva soluzione del problema dei trasporti, con la costruzione della carrozzabile Aymavilles-Cogne, che collegò la valle ad Aosta, e la realizzazione di una ferrovia elettrica che, con un percorso di 12 km – passando attraverso una galleria lunga km 6,7 (una grande opera di ingegneria per l’epoca) – poteva trasportare il minerale sino ad Acque Fredde, nella zona di Pila, da dove scendeva per teleferica direttamente alle acciaierie di Aosta.(Ora questa teleferica moderna riconvertiva, collega il centro di Aosta con la stazione sciistica di Pila).
Negli anni trenta del XX secolo quella che era ormai la Società anonima nazionale Cogne iniziò a costruire un quartiere misto con installazioni industriali ed edifici per abitazioni e servizi nella zona a est del paese di Cogne verso le rive del torrente Grauson, ampliato nel dopoguerra fino agli anni sessanta con nuovi impianti e con il villaggio minatori per 400 operai. L’attività della miniera, diventata una delle migliori d’Italia per la quantità e la qualità del materiale (magnetite priva di zolfo e fosforo), prosperò sino al 1965, quando iniziarono periodi alterni di crisi (crisi della siderurgia mondiale) e di ripresa che si risolsero con la chiusura definitiva nel 1979. Da lì inizio un periodo ci transizione e Cogne scoprì che il suo vero destino non era industriale, ma bensì turistico e attento all’ambiente, facendo divenire la vallata valdostana una delle capitali italiane del turismo montano.Oggi la miniera è abbandonata(in futuro sarà resa fruibile anche dai turisti), ma ha lasciato un ricordo indelebile in tutti i cognein, oltra alla passione per lo sci nordico. Fu ad inizi ‘900 che un Ingegnere Norvese, direttore delle miniere, porto gli sci da fondo dalla sua terra e fu così che in pochi anni tutti gli abitanti imparano a sciare. Oggi Cogne è diventata una delle capitali mondiali di sci nordico e ha un’estensione delle piste di ben 80 km. Spesso viene scelta come tappa di Coppa del Mondo(1987, 1992, 2001, 2002,2006).
La stagione principe per la valle di Cogne è, contrariamente a quello che si possa pensare, l’estate. La maggiore affluenza dei turisti proveniene da Milano, Genova, Torino e Roma ed in estate si toccano anche punte di 10.000 presenze,Da qui si sviluppano ben 500 km di sentieri per il trekking, partendo dalla semplici passeggiate nei boschi e nel prato di Sant’Orso, prossimi all’abitato, fino alle scalate più impegnative riservate agli alpinisti esperti: la Nord del Gran Paradiso oppure la scalata al Monte Grivola (3.960msml). Moltissime strade poderali sono percorribili in MTB e con vari percorsi si raggiungono mete panoramiche.?Non trascurabile poi l’attività di trekking a cavallo. Molti turisti però scelgono Cogne semplicemente per la tranquillità e per l’aria pura per scappare dal caos delle metropoli di pianura. Qui passeggiando sulla linea fra cielo e terra non sarà difficile vedere ghiacciai, stelle alpine, e praterie incominate dove placide mucche pascolano nella stagione calda per ragalare una fontina d’alpeggio che conserverà fino in tavola tutti i sapori delle erbe di montagna.
Inverno a Cogne
Questa è la stagione principe per gli sport invernali e patria dello sci di fondo, con circa 80 km di piste Cogne è una delle maggiori stazioni fondistiche italiane. Le piste si snodano fra le varie frazioni che sono tutte collegate con il centro del paese ed in inverno può anche essere un alternativa di mezzo di locomozione. I percorsi si sviluppano lungo le vallete e i torrentelli del Parco Nazionale Gran Paradiso. Non è difficile incontrare lungo le piste della Valnontey uno stambecco o un camoscio che divideranno con voi gli splendidi paesaggi innevati.
Oltre allo sci di fondo a Cogne è possibile anche fare lo sci di discesa. Lo ski-resort offre 2 seggiovie, 1 funivia e 1 snowpark (per grandi e piccini) e le piste dotate di impianto di innevamento artificiale scendono lungo i pendii del Mont Cuc, dove sciando è possibile godere della vista diretta sul Monte Bianco. Da non dimenticare anche la nuova pista di pattinaggio sulla piazza centrale di Cogne. Per chi non ama sciare o pattinare stanno prendendo piede attività alternative come ad esempio le passeggiate fra i boschi con le racchette da neve,Questa attività è accessibile a tutti dai più grandi ai più piccini e regalano emozioni forti, soprattutto magari in notturna nelle notti di luna piena. L’altro aspetto del turismo invernale è invece quello del benessere e della buona cucina. Oramai sono molti i centri benessere all’interno degli hotels e grazie alla curatissima cucina, regalano anche al turista più pigro una bella vacanza di relax e benessere.
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