(ANSA) – ROMA, 29 NOV – Le buone speranze per le posizioni assunte da Usa e Cina, la volonta’ di tentare la strada per trovare un accordo, magari soltanto politico. E, anche se per un trattato legalmente vincolante servira’ attendere il 2010, sembra si sia giunti a un punto di intesa sull’adattamento. Cosi’ Sergio Castellari, del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc), descrive quello che potrebbe essere lo scenario della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre, organizzata dall’Unfccc (United Nations framework convention on climate change, la convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici). La situazione, spiega Castellari, che porta a un trattato globale legalmente vincolante sui cambiamenti climatici e’ ”complessa” e potrebbe slittare al prossimo anno, ma Copenaghen rimane un appuntamento decisivo per la volonta’ che i Paesi stanno mostrando per trovare un accordo climatici. ”E’ probabile – dice l’esperto – che alla quindicesima Conferenza delle parti, la Cop 15, si potra’ arrivare a un accordo globale politicamente vincolante che, si spera, possa contenere i dettagli tecnici e i numeri, ma non a un trattato vincolante legalmente”. Per i vincoli legali bisognera’, forse, attendere la prossima Cop in Messico o darsi appuntamento a una Copenaghen bis intorno alla meta’ del 2010. Rispetto alle posizioni assunte da Usa e Cina, osserva Castellari, ”bisogna guardarle con grande favore” perche’ ”rispetto al passato stanno mostrando grande interesse alle tematiche connesse al rischio derivante dai cambiamenti climatici”. Il passaggio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama al vertice climatico, previsto per il 9 dicembre, ”offrira’ il segnale del cambio di visione, rispetto alla precedente amministrazione USA”, anche se ”non sara’ presente nella parte decisiva prevista tra il 16-17-18 dicembre”. La speranza e’ alta per la presenza di Paesi emergenti come la Cina, l’India, il Brasile, il Messico ed il Sud Africa, che stanno rivestendo un ruolo importante nel processo negoziale. E, poi, avverte, ”la difficolta’ del processo negoziale scaturisce dal tentativo di trovare un accordo su un trattato legale con un consenso globale”. Il processo negoziale e’ nato dalla Cop 13 di Bali nel dicembre 2007 (il Piano di Azione di Bali) che ha definito gli elementi principali per la discussione. Elementi principali della discussione sono: l’adattamento, la mitigazione, il finanziamento, il trasferimento di tecnologia e la visione comune. Due i tavoli aperti su questi argomenti: uno con i Paesi all’interno del Protocollo di Kyoto ”per progredire dopo la fine del primo periodo di impegno del 2012” e un altro che ”coinvolge tutti gli altri per una azione per il futuro”. Dopo l’ultimo incontro ufficiale, prima dell’appuntamento di Copenaghen, a Barcellona, rivela l’esperto del Cmcc, ”si sono ridotte alcune divergenze tra i Paesi” in merito all’adattamento, alla riduzione delle emissioni da deforestazione e da cambio del territorio nei Paesi in via di sviluppo, alla cooperazione tecnologica, e ai possibili meccanismi di finanziamento ai Paesi in Via di Sviluppo. Mentre le divergenze rimangono sugli ”obiettivi a medio termine di riduzione dei Paesi Sviluppati, sulla entita’ dei finanziamenti ai Paesi in Via di Sviluppo e sulla forma legale dell’accordo”.
