Roma, 3 giu. (Apcom) – Se ne parla da giorni, anzi da settimane: l’opzione nucleare per bloccare la falla di greggio nel Golfo del Messico sembra essere, secondo alcuni, l’unica soluzione possibile per arginare il disastro ambientale. Ma per ora, almeno ufficialmente, le autorità statunitensi la escludono. La portavoce del Dipartimento Energia, Stephanie Mueller, ha dichiarato che né il ministro Stewn Chu né nessun alto sta esaminando l’ipotesi di un’esplosione nucleare sottomarina nel Golfo del Messico. “L’opzione nucleare – scrive il Washington Post citando la portavoce – non è, né è mai stata, sul tavolo”. Ma fra gli scienziati e i tecnici l’idea acquista consensi: “Probabilmente l’unica cosa da fare è costruire un congegno dotato di un’arma, immergerlo in profondità e farlo detonare, spreando di bloccare la falla”, afferma Matt Simmons, un esperto di HOuston. E l’opzione atomica sembra essere anche quella più gradita dalla Rete: il Comando Unificato che coordina le operazioni per la Deepwater HOrizon, che ha sul suo sito un tasto “suggerimenti”, registra 7.800 opinioni a favore dell’uso di un ordigno nucleare. Ma questa ipotesi, spiegano dall’amministrazione Obama, non solo è molto difficile da un punto di vista strettamente di fattibilità tecnica, ma anche gravido di conseguenze a livello geopolitico, poiché violerebbe i trattati internazionali in vigore proprio nel momento in cui il presidente degli Stati uniti ha speso parole pesanti in favore del disarmo nucleare globale. Gran parte dell’entusiasmo si basa sui precedenti sovietici: cinque esplosioni effettuate dal 1966 al 1981, di cui solo l’ultima non ebbe successo; tuttavia, avvertono gli esperti, si trattò di operazioni effettuate sulla terra ferma e che riguardarono giacimenti di gas naturale e non pozzi di petrolio. L’effetto del calore generato dall’esplosione produce al vetrificazione delle rocce porose che contengono il gas (o il petrolio): in tal modo si crea un “tappo” in grado di sigillare il giacimento.
