Spazio, Giappone: recuperata la capsula dalla sonda Hayabusa

A cura di redazione Meteoweb

La piccola capsula rilasciata dalla sonda giapponese Hayabusa, la prima del suo genere, è stata recuperata in Australia del Sud nel deserto di Woomera, in parte terra sacra agli aborigeni e in parte poligono di tiro per missili e test nucleari del passato, in piena Guerra Fredda.

Nessun danno apparente, si e’ affrettata ad annunciare la Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa), e’ stato riscontrato nella piccola ’cassaforte’ di 30 centimetri di diametro e 15 di altezza che sara’ trasportata in Giappone gia’ venerdi’, con il suo preziosissimo carico di informazioni sui corpi celesti che potrebbero aiutare a capire come si e’ evoluto anche il pianeta Terra. ’’Abbiamo raggiunto questo risultato basato su tecnologie e scienza che costruite dai nostri predecessori’’, ha commentato a caldo un emozionato Junichiro Kawaguchi, a capo del Hayabusa Team, durante la conferenza stampa al centro Jaxa di Sagamihara, nella prefettura di Kanagawa. Chiamando la sonda ’’quasi come mio figlio’’, lo scienziato nipponico ha spiegato che il suo gruppo e’ riuscito a completare la missione con l’aiuto ’’di Hayabusa stessa’’ e sue sue applicazioni hi-tech. Sara’ la Planetary sample curation facility di Sagamihara ad avviare l’atteso esame preliminare dei possibili primi campioni della superficie di un asteroide mai raccolti, a conclusione di un viaggio di 7 anni e sei miliardi di chilometri percorsi nello spazio, tra imprevisti e correzioni di rotta. La sonda spaziale Hayabusa (falco pellegrino in giapponese) e’ ritornata dopo essere stata lanciata in orbita nel maggio 2003 con il compito di analizzare l’asteroide Irokawa, a 300 milioni di chilometri dalla Terra, compiendo un viaggio di andata e ritorno senza precedenti per quanto riguarda un corpo celeste diverso dalla Luna. La sonda ha superato problemi tecnici (ad esempio, il cattivo funzionamento di uno dei quattro motori a ioni), che sono stati all’origine del ritardo di 3 anni sui tempi previsti, e domenica sera e’ finalmente riuscita a tornare nelle immediate vicinanze della Terra. Nell’atmosfera, Hayabusa si e’ disintegrata non prima dell’espulsione della preziosa capsula resistente al calore atterrata con un paracadute nel deserto australiano. La missione, oltre a puntare alla raccolta di importanti dati scientifici (come superficie topografica dell’asteroide, caratteristiche chimico-fisiche e gravita’), era di sperimentare nuove tecnologie (dal motore ionico, alla discesa e al prelevamento dei campioni) e riportare indietro i primi campioni di superficie mai prelevati da un asteroide: un obiettivo forse mancato, anche se si spera in tracce di polvere e sabbia residue.(ANSA)