?Reggio Calabria “alluvionata”: Reportage Fotografico dopo il “flash flood” di venerdì sera
A cura di Peppe Caridi

Innanzitutto dobbiamo fare una doverosa precisazione rispetto a quanto avevamo scritto ieri, quando eravamo ancora in attesa dei dati ufficiali definitivi: scrivevamo, infatti, che “verosimilmente la zona più colpita è stata quella a sud di Reggio, tra Ravagnese, San Gregorio, Valanidi, Pellaro, Bocale e Lazzaro”. Così sembrava dalle mappe delle fulminazioni e dai satelliti, ma in realtà non è andata affatto così. Anzi, nella zona sud ha piovuto davvero poco, molto meno rispetto a Reggio centro.
La zona più colpita è stata proprio quella di Reggio città, anche se i danni più gravi si sono verificati nella periferia nord, tra Archi, Gallico e Catona.
A Reggio Calabria città sono caduti 130mm di pioggia. Un dato davvero impressionante, da record per il mese di settembre. Mai, da quando esistono i rilevamenti meteo (più di 150 anni in città), aveva piovuto così tanto in un solo giorno nel mese di settembre.
Il dato è ancor più eclatante se si pensa che quest’acqua è caduta tutta nell’arco di un’ora e mezza.
L’intensità del fenomeno è stato identico a quello di Giampilieri (1° ottobre 2009) e Sarno (5 maggio 1998): il rain/rate (l’intensità della pioggia) ha superato i 400mm/hr!
A Reggio cadono, in media, 28mm nel mese di settembre e 610mm nell’arco di un anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Un evento piovoso di 130mm in appena 90 minuti, per giunta in piena estate (da che mondo è mondo, il 3 settembre sui litorali dello Stretto è piena estate!), è davvero eccezionale, e si è subito conquistato un posto di diritto nelle pagine più rilevanti negli annali meteorologici cittadini.
I fenomeni intensi sono stati concentrati proprio nella sponda Calabra del Reggino. Ha piovuto molto meno sia a Messina Città (45mm) che nel Messinese Jonico (60mm a Giampilieri, di nuovo invasa dal fango ma non in modo grave).
Reggio Calabria è stata fortemente colpita dalla pioggia violenta: abbiamo già testimoniato, nella scorsa notte, con molte foto e tanti reportage, i tanti detriti, il fango, i massi e gli allagament in Città.
Oggi abbiamo girato un pò tutte le zone maggiormente colpite dal maltempo, e adesso vi portiamo in questo “viaggio” dentro la città alluvionata.
Partiamo da Reggio centro: i segnali dell’alluvione-lampo sono quelli dell’asfalto in alcuni punti distrutto dalla violenza della pioggia.
Di massi, sabbia e detriti c’è ormai solo la traccia: nella notte evidentemente gli organi preposti hanno lavorato celermente per ripristinare la normalità.
Anche nei pressi di Gallico l’autostrada è ancora infangata e allagata
Abbiamo avuto un’importante segnalazione di grosse frane a Mulini di Calanna, e allora saliamo lungo la strada a scorrimento veloce “Gallico-Gambarie”, piena di fango, pietre e acqua.
Un’abitazione è stata colpita da una grossa frana. Sul posto troviamo il ViceSindaco e l’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Calanna, impegnati con vanga e piccone insieme ai volontari della protezione civile.
Nell’abitazione, un’anziana signora che lì vive da sola è rimasta bloccata tutta la notte, ostaggio del fango che ha invaso i piani inferiori e bloccato tutte le porte, liberate dagli stessi volontari della protezione civile in mattinata, appena arrivati sul posto.
Mai, nella zona, s’erano verificati fenomeni simili negli ultimi decenni.
Allagamenti e detriti a Gallico, spiaggia a tratti devastata e … sparita! Da notare, in mare, “carcasse” di lavatrici e/o lavastoviglie…
Poi torniamo in centro, e troviamo un mondo completamente differente.
Eccezion fatta per qualche criticità, la Città è ripulita. Davvero tirata a lucido, almeno nel centro storico. Anzi, adesso sembra anche più pulita di prima.E’ stata una nottata di “straordinari” per Leonia e Multiservizi che, insieme ai Vigili del Fuoco hanno ripristinato la normalità, eliminando il fango, l’acqua, detriti, la sabbia e il pietrisco che avevano invaso le vie del centro durante l’alluvione.
E, ovviamente, c’è anche puzza. C’è puzza perchè i tombini, mai puliti e curati, sono tutti saltati. Oltre alla puzza di fogna, c’è il “cupo” odore di terra bagnata, di fango e di polvere. Un odore che avevamo sentito anche un anno fa quando eravamo andati a Giampilieri e Scaletta Zanclea. Lo stesso odore di Vibo, Soverato, Rogliano, Sarno, o della Valtellina ecc. ecc.
A Reggio è andata molto meglio, in termini di ripercussioni sulla popolazione e anche di danni e disagi.
Ma questo evento non può non far riflettere.
Certamente a chi s’è impegnato, immediatamente a partire dal cuore della notte, a ripristinare le condizioni di normaltà, va un meritatissimo dieci e lode.
Bisogna però tirare le orecchie a chi, invece, è responsabile della totale carenza di prevenzione rispetto a fenomeni di questo tipo. Merita zero tagliato.
E’ un problema diffuso, purtroppo. Troppo generalizzato e difficile da risolvere: lo “predichiamo” sempre, specie negli ultimi anni quando la natura ci ha dato tante occasioni per poter evidenziare come fronteggiare al meglio i fenomeni meteorologici avversi.
Manutenzione, innanzitutto. Le fiumare vanno ripulite sia dagli ostacoli artificiali (rifiuti vari abusivamente depositati dai cittadini più incivili) che da quelli naturali (canne, erbacce, arbusti). Era la prima pioggia dell’anno, e le fiumare partivano da zero. Non pioveva da due mesi e mezzo, erano secche. Ma se fosse accaduto in primavera, con le fiumare già cariche dalla stagione delle piogge, avremmo avuto conseguenze ben peggiori con esondazioni e allagamenti gravissimi.
Stesso discorso vale per i tombini, e anche per le reti idriche e fognarie.
Per non parlare delle cunette o di altri “aneddoti” per fronteggiare i fenomeni meteo avversi su cui i nostri nonni e bisnonni avrebbero molto da insegnarci.
Certo, c’è anche da dire che neanche una cunetta di due metri e mezzo avrebbe potuto contenere la furia dell’acqua che ieri sera s’è abbattuta in città: s’è trattato, in termini tecnici e meteorologici di un episodio davvero storico, eccezionale e da record.
Ma ciò non può giustificare una mentalità di strafottenza e menefreghismo rispetto alle problematiche ambientali del territorio. Non è un problema di Reggio, o meglio, non solo di Reggio. E’ un problema di tutto il territorio Calabrese, Siciliano e di gran parte del territorio Italiano.
Ed è un problema che ha bisogno di essere affrontato di petto, con interventi concreti, con una nuova mentalità di prevenzione a partire dalle previsioni meteo e dall’informazione meteorologica, per finire con i sistemi di allerta, i piani di protezione civile (che però vanno anche diffusi ai cittadini!) e l’effettività dell’ordinaria manutenzione.
Che, in fondo, sarebbe il “minimo sindacale”.
Reportage di Peppe Caridi e Francesco Creazzo
