Sono vivai lontanissimi di stelle le cinque galassie polverose e primordiali scoperte da Herschel, il satellite dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che osserva l’Universo nell’infrarosso. Il risultato, pubblicato su Science, si deve a uno studio coordinato dall’italiano Mattia Negrello che lavora in Gran Bretagna alla Open University al quale l’Italia ha partecipato con Luigi Danese e Joaquin Gonzalez-Nuevo della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste e Gianfranco De Zotti e Sara Buttiglione dell’Inaf-Osservatorio Astronomico di Padova. Le galassie, distanti dalla Terra 11 miliardi di anni luce e nate quando l’universo aveva un quinto dell’eta’ attuale, non sarebbero mai state scoperte se la loro luce non fosse stata amplificata da ‘lenti gravitazionali’, un effetto predetto dalla Relativita’ di Einstein che si manifesta quando un corpo di grande massa si trova fra una sorgente di luce e l’osservatore deviando e amplificando la luce proveniente dalla sorgente, come accadrebbe in una lente. ”Lo studio ha dimostrato come il metodo utilizzato sia efficiente per scoprire i rari fenomeni di forte amplificazione gravitazionale dei flussi di galassie lontane” osserva De Zotti. ”Fenomeni di estremo interesse – aggiunge – per numerosi motivi. Per esempio ci consentono di studiare le condensazioni di materia che agiscono da lenti gravitazionali e che sono prevalentemente composte di materia oscura, quindi inaccessibili alle normali osservazioni astronomiche”. Le cinque galassie, sottoposte a intensa formazione stellare, spiega Danese, sono ricche di gas e polvere che attenua il bagliore delle stelle che le compongono, rendendole invisibili agli strumenti ottici”. La tecnica che ha permesso la scoperta e’ nuova, prevede di perlustrare il cielo a lunghezze d’onda sub-millimetriche ed e’ stata elaborata, sottolinea Negrello, da un gruppo di astrofisici della Sissa e dell’Inaf-Osservatorio di Padova. (ANSA).
