A cura di redazione Meteoweb

Si trattava di un falso allarme, il lupo era in realta’ un pastore tedesco, poi riconsegnato al padrone, ma l’episodio testimonia il fascino e la paura che questo animale esercita ancora su di noi, dopo millenni di convivenza e qualche decennio di separazione. Pochi giorni prima, in basso Piemonte, vicino al confine con la Liguria, a Grondona, un giovane maschio era stato ucciso a colpi di fucile. Era un lupo vero, come quelli uccisi nove mesi prima non lontano, a Carrega e all’Antola, a riprova che il lupo e’ tornato da queste parti e che nel rapporto con l’uomo e’ senza dubbio lui ad avere i maggiori motivi di apprensione.
La presenza del lupo in Liguria viene monitorata e studiata nell’ambito del Progetto regionale promosso dall’assessorato all’Ambiente: ’’E’ impossibile – dice Giovanni Diviacco funzionario della Regione Liguria che si occupa del Progetto ed e’ autore, con Massimo Campora e Renato Cottalasso, del libro ’Sulle tracce del lupo in Liguria’ – stabilire con precisione quanti esemplari siano presenti sul nostro territorio’’. “I lupi si spostano in continuazione, vanno e vengono e, ovviamente, non conoscono confini. Al momento – stima Diviacco – potrebbero essere una ventina. Quel che e’ certo e’ che si tratta ormai di una presenza continua, di una lenta espansione, dovuta all’incremento della popolazione, che crescendo tende a colonizzare sempre nuove aree. L’espansione, pero’, e’ limitata da un’elevata mortalita’, dovuta anche a continue azioni di bracconaggio’’. Colpi di fucile, esche avvelenate, trappole, sono insidie mortali per questo animale che, nei confronti dell’uomo, risulta pericoloso solo nella favola di Cappuccetto Rosso e in altri racconti e legende. ’’Dall’Ottocento a oggi – ricorda Diviacco – non sono noti casi certi di aggressione in Italia. In Canada, dove i lupi sono circa 60.000, non si ha notizia di uomini attaccati da lupi. Purtroppo, risultano invece numerosi i casi di lupi uccisi dagli uomini”.
“Nemici di questo animale sono alcuni allevatori, che hanno subito danni al loro bestiame o temono di subirne, cacciatori che vedono nel lupo un antagonista, abitanti dell’entroterra che lo temono. In realta’ non solo il lupo non costituisce un pericolo per l’uomo, a differenza del cane lo teme e lo evita, ma anche i danni al bestiame sono relativi e, spesso, -sostiene Diviacco – causati da cani vaganti”. I danni “comunque esistono – ammette Diviacco – e il Progetto lupo e’ stato avviato proprio per permettere una coesistenza tra questo animale, che e’ una specie protetta dalla normativa nazionale e comunitaria, e le attivita’ zootecniche, in sostanza per trovare le migliori soluzioni. Il Progetto prevede indagini e programmi di monitoraggio sul campo per fornire un quadro sulla presenza di questo carnivoro il piu’ possibile aggiornato, corretto e fondato su dati oggettivi, e la raccolta di informazioni sulle attivita’ zootecniche”. “Stiamo sperimentando e promuovendo forme di prevenzione degli attacchi al bestiame, tra cui l’impiego di recinzioni elettriche e di cani da guardia appositamente addestrati. La razza piu’ adatta a questo scopo e’ risultata il pastore abruzzese. Occorre inoltre – aggiunge Diviacco – mettere a punto, insieme con gli altri enti preposti , in particolare le Province, le procedure di indennizzo degli allevatori danneggiati. In prospettiva il Progetto portera’ a definire un Piano di gestione della specie a livello regionale, con il coordinamento generale della Regione, in accordo con il Piano nazionale’’.
’’Il lupo – sottolinea l’assessore Briano – deve essere considerato una risorsa per il nostro territorio, ma va gestito in maniera intelligente e razionale, con la partecipazione di tutti gli interlocutori interessati, enti istituzionalmente coinvolti, come le Province, i Parchi, il Corpo Forestale e le Asl, operatori del settore, allevatori di bestiame”. Il lupo e’ dunque tornato in Liguria e ci restera’, se sapremo proteggerlo. Ma da dove e’ venuto? ’’Quella dell’ingresso in Italia di esemplari rilasciati all’estero, per esempio nella vicina Francia – spiega Diviacco – e’ una credenza smentita da dati scientifici oggettivi. Le analisi genetiche eseguite sugli esemplari trovati morti e sui campioni di pelo, urina ed escrementi hanno permesso di stabilire con certezza che gli esemplari che hanno iniziato la ricolonizzazione della Liguria e dell’arco alpino italiano e francese appartengono al lupo appenninico’’. Diffusissimo su tutto l’arco montuoso ligure, come testimoniano i numerosi toponimi, leggende, fiabe, proverbi, modi dire che lo vedono protagonista, il lupo era apparentemente scomparso con gli inizi del Novecento. Ma in Italia non era mai sparito del tutto. Anche negli anni piu’ bui, i decenni tra il dopoguerra e gli anni Settanta, la penisola era rimasta, con i monti iberici, quelli balcanici e vaste zone dell’ex Unione Sovietica, uno dei pochi territori europei che ancora lo ospitavano.
Nel novembre scorso in Regione Liguria si era tenuto un vertice dopo l’uccisione di alcune pecore avvenuta nel Parco del Beigua, che si estende nelle province di Genova e Savona. All’incontro con l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, avevano partecipato rappresentanti delle Province di Genova e Savona, del Parco Naturale regionale dell’Antola, del Servizio Parchi, Aree Protette e Biodiversita’ della Regione e del Parco del Beigua. ’’In quell’occasione abbiamo espresso – spiega l’assessore Briano – la volonta’ di trovare soluzioni concrete e condivise al problema. Operativamente si e’ concordato di effettuare a breve incontri tecnici con gli allevatori coinvolti, per stabilire le forme di prevenzione piu’ idonee per ogni specifico allevamento e di sostenere le aziende zootecniche per la loro attuazione’’. Alle quattro Province liguri la Regione ha chiesto l’avvio di un tavolo di concertazione, come peraltro previsto dal Progetto Lupo, per concordare le piu’ efficaci modalita’ operative in tema di risarcimenti danni e renderle uniformi per tutto il territorio regionale. Un altro obiettivo previsto dal Progetto riguarda l’opportunita’ di uniformare la normativa e le procedure di indennizzo per i danni provocati da canidi in generale, sia lupi, sia cani vaganti, coinvolgendo anche gli assessorati regionali alla Salute a all’Agricoltura.
Per tutto l’Ottocento in Italia la persecuzione dei lupi era stata spietata, il diminuire della fauna selvatica aveva fatto il resto: solo nell’Appennino centro-meridionale erano riuscite a sopravvivere piccole popolazioni. La scomparsa definitiva e’ stata scongiurata dall’emanazione, nel 1971, di un decreto ministeriale che ne vieto’ l’uccisione su tutto il territorio nazionale. Determinante e’ stata anche la protezione offerta dal Parco Nazionale d’Abruzzo e dagli altri parchi dell’Appennino centrale. Lo spopolamento della montagna e della collina, l’abbandono dell’agricoltura in molte aree che ha permesso il riformarsi dei boschi e il ritorno dei grossi ungulati, cervo, capriolo e cinghiale, sue prede preferite, gli hanno restituito habitat e cibo sufficiente. Ora tutta la dorsale appenninica, dalla punta della Calabria alla congiunzione con le Alpi Marittime e le stesse Alpi, nel versante orientale, al confine con Francia e Svizzera, sono casa sua. Alto 50-70 centimetri, il lupo italiano e’ un po’ piu’ piccolo di quello americano e nordeuropeo. Assomiglia a un Pastore Tedesco, anche se ha fronte piu’ sfuggente, orecchie piu’ arrotondate e coda piu’ corta. Ma inconfondibile e’ la sua camminata, trotterellante, che gli permette di percorrere anche una sessantina di chilometri in una notte.
Il mantello estivo del lupo italiano e’ di colore marrone rossiccio, quello invernale grigio. Ai lati del muso, sulle guance, si estende una macchia bianca, e le zampe anteriori hanno una striscia nera longitudinale, presente solo nel lupo italiano. Gli occhi sono obliqui e di colore giallo. Ogni branco occupa un territorio che va dai 100 ai 300 chilometri quadrati ed e’ organizzato in base a una gerarchia: c’e’ una coppia dominante, che e’ l’unica a riprodursi. L’accoppiamento avviene una volta l’anno, in genere in febbraio, dopo due mesi nascono da tre a sei cuccioli. I giovani, sui due anni, in base a vari motivi, tra cui il cibo disponibile nel territorio, possono lasciare il branco e colonizzare altri territori. Cosi’ e’ avvenuto il ripopolamento dell’Appennino, fino alla sua ultima tappa, quella ligure. Il percorso e’ quello verificato tramite le notizie ottenute dal lupo M15, detto Ligabue che, investito da un’auto nell’Appennino parmense nel febbraio 2004, curato e rilasciato dopo avergli messo al collo un Gps collegato al sistema informatico dell’Universita’ La Sapienza di Roma, partendo dall’Appennino emiliano ha percorso tutto il crinale dalla Liguria al Piemonte.
La prima segnalazione di un lupo in Liguria, nel 1984, riguarda un esemplare morto sull’Appennino tra le Province di Parma e Spezia. Negli anni successivi le segnalazioni sui monti tra Lucca, Parma e Spezia sono numerose. In Liguria lo favoriscono l’ampia zona montana e boscosa, ricca di fauna e, dopo l’abbandono dell’agricoltura, scarsamente abitata. Ora l’espansione e’ registrata dal Progetto regionale. ’’A parte ogni altra considerazione, il lupo e’ prezioso per l’ambiente – sottolinea Diviacco – E’ un predatore con un ruolo fondamentale nel controllo e nella regolazione di una parte della componente animale dell’ecosistema. Si nutre essenzialmente di ungulati selvatici, capriolo, daino cinghiale, non per nulla il suo ritorno negli anni Ottanta coincide con l’espansione del cinghiale e poi del capriolo, e anche di piccoli e medi mammiferi come volpi lepri, ratti, faine. Caccia gli individui vecchi e malati, contribuendo a mantenere in buona salute gli altri ed evita sovrappopolazioni di alcune specie come per esempio i cinghiali e altri ungulati, che provocano danni ingenti alle colture. “Purtroppo, nei suoi confronti alcuni dimostrano un accanimento che ricorda quello di un tempo contro i delfini, che ritenuti dannosi per i pescatori, fino a qualche decennio fa venivano uccisi in gran numero. Le autorita’ avevano istituito premi per la loro eliminazione, ancora nel 1979 un decreto ministeriale regolamentava la cattura dei delfini, solo nel 1980 un decreto ministeriale ha sancito il divieto di cattura di ogni specie di cetaceo. E questi carnivori predatori nel giro di pochi anni sono diventati i beniamini delle associazioni ambientaliste, amati da adulti e bambini. Chissa’ che la stessa sorte non tocchi al lupo’’, conclude Diviacco. (Adnkronos)
