Roma, 17 mar. – In Giappone la carenza di cibo, acqua, gas per cucinare e vestiti mette a forte rischio i circa 100.000 bambini sfollati nelle zone piu’ colpite. Lo denuncia in una nota Save the Children, che ha esteso l’appello di raccolta fondi mondiale a 20 milioni di dollari per un intervento di almeno tre anni nel paese squassato dal terremoto e dallo tsunami. “Nei prossimi giorni la situazione puo’ peggiorare ulteriormente vista la sempre minore disponibilita’ di carburante per trasportare i beni di soccorso”, ha spiegato Stephen McDonald, responsabile dell’intervento di emergenza di Save the Children nella citta’ di Sendai, “temiamo ci siano ancora intere comunita’ che non possano ricevere la minima assistenza”. Anche a Tokyo il carburate e’ stato razionato a 10 litri per persona, con interminabili code ai distributori di benzina causate dalla crescente incertezza che l’emergenza nucleare in corso determina. Intanto la paura piu’ grande sta diventando quella per il nucleare. A Sendai, dove un team della ong ha allestito la prima ‘area sicura’ per bambini, i cooperanti hanno raccolto testimonianze terribili. I bambini di Sendai non escono piu’ a giocare per paura delle radiazioni e vivono nel terrore che la vicina centrale nucleare esploda come fu per le bombe su Hiroshima e Nagasaki. E al nord il vento freddo e la temperatura che continua a scendere sono una ulteriore minaccia per gli sfollati. Ieri gli operatori di Save the Children hanno esplorato la zona a nord di Sendai a Ishinomaki, Nobiru e Onagawa trovando bambini in condizioni disperate: “Abbiamo viaggiato per ore tra neve, grandine, pioggia e fango”, ha raccontato Ian Woolverton, portavoce di Save the Children, “e abbiamo visto ovunque le scene terribili del disastro dove non c’e’ piu’ nulla come a Onagawa. A Ishinomaki abbiamo visto i bambini nei centri per sfollati accalcati intorno alle lampade a kerosene per cercare di scaldarsi”. Per sostenere l’intervento di emergenza, informazioni su www.savethechildren.it. (AGI)
