Roma, 14 mar. (TMNews) – Dopo il reattore numero 1 e quello numero 3, è ora il reattore numero 2 che provoca grandi preoccupazioni nelle autorità giapponesi. A Fukushima-1, la più vecchia delle centrali giapponesi, colpita dal terremoto/tsunami che ha devastato il nordest del Giappone, è allarme: le barre di combustibile nel reattore sono rimaste completamente scoperte. La Tokyo denryoku (Toden), società elettrica che gestisce la centrale nucleare, non ha potuto escludere che all’interno del nucleo si sia avviata la fusione. E’ stata una lunga è difficilissima giornata per le squadre di tecnici che lavorano per evitare che alla catastrofe naturale del terremoto e dello tsunami si aggiunga anche un disastro nucleare di grandi proporzioni, secondo solo a quello di Chernobyl del 1986 nell’allora Unione sovietica. Dopo che due giorni fa l’edificio che ospita il reattore numero 1 è esploso per l’accumulo di idrogeno nella struttura, lasciando comunque intatta la gabbia che protegge il reattore, oggi è accaduta la stessa cosa al reattore numero 3. Nell’esplosione 11 operatori sono rimasti feriti e, secondo l’agenzia di stampa Kyodo, due dei feriti presentano segni di contaminazione radioattiva e sono stati sottoposti a un processo di decontaminazione. Secondo quanto scrive il sito internet del quotidiano Asahi shinbun, a 10 km a sud della centrale è stato rilevato un’esposizione alla radioattività di 9,4 microsievert l’ora, pari a 260 volte il livello naturale. Il governo sabato ha classificato l’incidente di Fukushima-1 di grado 4 sulla scala INES (che è fatta di sette gradi) e ha disposto l’evacuazione della popolazione entro un raggio di 20 km dalla centrale. Tuttavia, mentre finora il governo tendeva a minimizzare il rischio, essendo anche impegnato nella più difficile e ampia operazione di soccorso della storia nipponica, oggi è parso molto più preoccupato. Il portavoce dell’esecutivo Yukio Edano non ha escluso che si possa realizzare il peggiore degli scenari relativamente alla centrale. Ma ha comunque detto che non si arriverà ai livelli di Chernobyl. “Il terremoto di per se’ è un attimo. Ma poi emerge la fase in cui c’è da gestire la reazione, portandola in direzione di una stabilizzazione, ed è questa la nostra fase. Anche nel peggiore degli scenari, non si arriverà a quel che è successo a Chernobyl”, ha spiegato il portavoce del governo Yukio Edano in una conferenza stampa arrivata dopo una serie di notizie inquietanti provenienti dalla centrale. Edano ha anche spiegato che, se l’immissione di acqua marina dovesse fare il suo dovere, cioè abbassare la temperatura, di potrebbe andare verso una stabilizzazione del nucleo. Tuttavia, verso la mezzanotte locale (ore 16 in Italia), la compagnia elettrica ha annunciato che il livello dell’acqua un’ora prima s’era di nuovo abbassata a causa dell’alta temperatura che ha fatto evaporare il liquido, esponendo di nuovo le barre di combustibile. Circostanza, questa, che rende sempre più palpabile il rischio di fusione delle barre di MOX, una miscela di combustibile che, secondo quanto ha riferito alla BBC uno dei progettisti della centrale Masashi Goto, tende a fondere a una temperatura più bassa rispetto al normale combustibile usato nelle centrali. Per i coraggiosi tecnici impegnati nel tentativo di evitare il disastro nel disastro, quindi, la lotta è anche contro il tempo. Più ce ne vorrà per stabilizzare il nucleo, più il rischio di un disastro aumenta. Per il Giappone è iniziata un’altra lunga notte.
