(AGI) – Pechino- Tracce anomale di radioattivita’, seppure in quantita’ minima, sono state individuate in vari Paesi, come conseguenza dell’incidente nucleare a Fukushima, in Giappone. Livelli “estremamente bassi” di radioattivita’ sono stati rilevati su Pechino e su alcune zone del nord e dell’ovest della Cina. Tuttavia “non c’e’ motivo di preoccuparsi”, ha subito rassicurato il ministero dell’Ambiente, “le tracce sono cosi’ minime che equivalgono a 1/1000 della quantita’ assorbita da una persona nel corso di volo di 2.000 chilometri”. Parole che con ogni probabilita’ non saranno sufficienti a evitare che un nuovo allarme si diffonda tra la popolazione. In seguito all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima si sono verificati diversi episodi di panico che hanno visto molti cinesi, preoccupati per le conseguenze del fallout radioattivo, svuotare le scorte di sale dei supermercati. Nel frattempo, come misura di sicurezza, il governo di Pechino ha vietato l’importazione di prodotti alimentari dal Giappone e imposto severi controlli nei porti e aeroporti. Proprio lo scorso venerdi’ due turisti giapponesi atterrati a Wuxi e provenienti da Tokyo sono stati ricoverati in ospedale in Cina dopo essere risultati positivi alle radiazioni nucleari con livelli “gravemente in eccesso rispetto al limite”. Tracce “minuscole” di residui di materiali radioattivi provenienti dal Giappone sono state rilevate anche in Israele, senza pero’ alcun rischio – ha assicurato Commissione per l’Energia Atomica del Giappone- ne’ per la salute ne’ per l’ambiente. Livelli di radiazioni provenienti dal Giappone sono stati rilevati anche dalle stagioni di monitoraggio sulle coste messicane del Pacifico, che comunque- assicura il governo- “non rappresentano rischio alcuni per la popolazione”. Dopo le prime misure in California il 18 marzo, tracce di I-131 sono state rilevate in Europa a partire da meta’ della settimana scorsa. In Italia i primi dati relativi alla presenza di piccolissime quantita’ di I-131 in aria sono pervenuti lunedi’ 28 marzo dalla Rete nazionale di sorveglianza della radioattivita’ ambientale (RESORAD).
