ROMA – Centinaia di voli saltati in tutta Europa e in Italia, gli scali chiusi, una situazione peggiore di quella dell’11 settembre 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Il disagio del traffico aereo fu la conseguenza piu’ tangibile dell’eruzione del vulcano islandese dal nome inpronunciabile, Eyjafjallajokull, cominciata il 21 marzo di un anno fa e diventata in pochi giorni l’incubo della modernita’ e della sua prima caratteristica irrinunciabile: la mobilita’ individuale e la possibilita’ di spostarsi in un tempo ragionevole da un capo all’altro del mondo.
A distanza di un anno preciso, la natura stavolta si e’ incaricata di mostrare al mondo intero quanto puo’ essere devastante quel parente prossimo dell’eruzione vulcanica che e’ il terremoto, specie nelle zone del mondo dove puo’ creare lo tsunami.
Il professor Giuseppe Salerno e’ un osservatore privilegiato. Lavora nella sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e’ un geochimico ed ha fatto parte di una missione scientifica, assieme a colleghi dell’Ingv di Pisa, che era in Islanda proprio nel periodo della prima esplosione, il 21 marzo, e successivamente per studiare i gas emessi dal vulcano. Con la tragedia del Giappone in atto, la domanda e’ d’obbligo. Ci sono altre zone del mondo che rischiano quanto accaduto a Tokyo?
”Penso che le aree giapponesi e indonesiane – dice Salerno – siano quelle piu’ soggette a questo tipo di fenomeni naturali e geologici, anche se queste tipologie di maremoti e tsunami legati a fenomeni sismici sono stati riconosciuti dal punto di vista scientifico anche sul Mediterraneo”. Le parole di Salerno sono li’ a ricordarci che quando alle cinque del mattino del 28 dicembre 1905 una scossa di magnitudo 7 rase al suolo Messina, provocando la morte di circa 86.000 persone, il sisma fu poi seguito da un episodio di maremoto.
L’eruzione dell’Eyjafjallajokull impiego’ quasi un mese a perdere pressoche’ del tutto la sua intensita’. Solo il 21 aprile lo spazio aereo europeo torno’ ad essere percorso dal 75% dei voli previsti, dopo una settimana con numeri da catastrofe: 100 mila voli cancellati e 2,7 miliardi di dollari di ricavi in meno per le compagnie aeree. Non rilevanti, invece, per fortuna, le ricadute sulla salute delle persone, mentre in questi giorni la situzione delle centrali nucleari giapponesi ha riproposto il problema.
”L’obiettivo della nostra ricerca – conclude Salerno – fu di verificare il contenuto dei gas emessi dal vulcano perche’ nel 1783, durante l’eruzione del Katla, che si trova vicino all’Eyjafjallajokull, fu molto forte il rilascio di fluoro, che creo’ delle grosse ripercussioni dal punto di vista climatico sull’isola, ma soprattutto per quanto riguarda mortalita’ e carestia. La conclusione cui siamo arrivati e’ che questa volta il contenuto di fluoro e’ stato entro limiti accettabili, cosi’ come quello di anidride solforosa, che puo’ dare problemi di respirazione, mentre sono stati alti i livelli di anidride carbonica, ma pur sempre entro parametri di accettabilita”’.
Fonte: Ansa.it
