Approfondimenti sul fenomeno del Niño

A cura di Alfio Giuffrida

Il Niño è quel fenomeno che si verifica nelle acque dell’Oceano Pacifico, che in alcuni anni diventa più caldo e meno pescoso del solito, spesso accompagnato da stravolgimenti atmosferici a livello globale.

La sua formazione è dovuta all’azione degli alisei. Questi venti erano conosciuti già dagli antichi navigatori che si erano avventurati nell’Oceano Atlantico, oltre le “Colonne di Ercole”, i quali sapevano che essi avvolgono costantemente la Terra in tutta la fascia equatoriale e che, di norma, soffiano da NordEst nell’emisfero boreale e da Sud-Est nell’emisfero australe.

Facciamo adesso un esempio esplicativo: se una persona soffia su una bacinella piena d’acqua, si ottiene un increspamento della superficie ed un piccolo accumulo di liquido verso la parete opposta a quella da cui proviene il soffio.

Nell’Oceano Pacifico, che è sottoposto all’azione degli alisei per un tratto di circa 18.000 km, essi si comportano allo stesso modo, spingendo le acque tiepide superficiali verso occidente e generando un accumulo di acqua oceanica lungo le coste indonesiane. A causa di ciò la superficie del mare, nella zona subito ad est dell’Indonesia è leggermente più alta (circa 50 cm) di quella al largo delle coste del Sud America, come viene brevemente rappresentato nella figura “Niño 1”.

Si genera così una corrente sottomarina dall’Indonesia verso il Perù, dove riemerge in superficie, richiamando acque fredde dal profondo dell’oceano verso le coste americane, vedi figura “Niño 2”.

Le figure 1 e 2 sono tratte dal libro “L’anno del Niño”, di Alfio Giuffrida, dove il fenomeno è spiegato in forma molto semplice, ma più dettagliatamente.

Poiché le acque delle profondità oceaniche sono molto fredde, quando esse risalgono in superficie, davanti alle coste dell’Ecuador, rinfrescano la temperatura superficiale del mare. A causa di ciò, la temperatura superficiale dell’acqua nell’Oceano Pacifico in media è di circa 23°C in prossimità delle coste dell’America del Sud, mentre nei pressi dell’Australia settentrionale è attorno ai 29°.

Questa è la situazione che potremmo definire “normale”.

Accade tuttavia che in alcuni anni, gli alisei soffiano in modo più debole del solito, per cui la corrente, sia nella sua parte sottomarina che in quella superficiale, rallenta molto ed il mare davanti alle coste dell’Ecuador, non più alimentato dalle fredde acque abissali, diventa più caldo del solito. Queste sono le condizioni che determinano il fenomeno del Niño.

Il fenomeno fisico che abbiamo appena spiegato genera tuttavia un risvolto economico di notevole importanza. Le acque delle profondità oceaniche sono ricche di “plancton”, microscopici pesciolini che formano il primo stadio della catena alimentare dei pesci più grandi. Ne segue che il mare davanti alle coste dell’Ecuador è molto pescoso in quanto i pesci sono attratti dalla grande quantità di cibo portata in superficie dalla corrente ascensionale. Quando la corrente rallenta o scompare del tutto (presenza del fenomeno del Niño) il mare diventa meno pescoso, con grave danno per l’economia dell’Ecuador e del Perù, basate essenzialmente sulla pesca.

Questo fenomeno è più intenso nel periodo invernale ed ha il suo culmine nel mese di dicembre. Per questo motivo coloro che vivono di pesca lo temono tanto e gli hanno dato un nome, chiamandolo “El Niño”, perché si manifesta nel periodo di Natale, ovvero del Bambin Gesù.

In anni recenti sono state fatte delle ipotesi che il fenomeno del Niño possa avere delle ripercussioni, in genere catastrofiche, anche in regioni molto lontane dal luogo di origine.

Nel 1982 la siccità che si è verificata nel Sahel, la regione che si trova in Africa, subito a sud del deserto del Sahara, sembra che abbia avuto una forte correlazione con il nostro fenomeno. Anche le alluvioni che si sono verificate in Europa nel 1997 e nel 2010, sembra che possano avere un collegamento, anche se più tenue, con il fenomeno del Niño.

Continueremo questa discussione in successivi articoli.