Astronomia: perchè Urano ruota su un fianco?

Gli astronomi potrebbero rivedere le loro idee in merito alla formazione e all’evoluzione dei pianeti giganti del nostro sistema solare.  Uno studio recente infatti, suggerisce che il pianeta gigante Urano possa aver subito più impatti con corpi di dimensioni molto grandi rispetto ad un singolo impatto del quale si ipotizzava sino a qualche giorno fa. La scoperta getta luce sulla storia antica di Urano e sui suoi satelliti naturali. “La teoria più accreditata suggerisce che la formazione di pianeti come Urano, Nettuno, Giove e Saturno sia avvenuta dall’accrescimento di piccoli oggetti presenti nel disco protoplanetario. Il fatto che Urano sia atato colpito più volte suggerisce che impatti importanti erano tutt’altro che rari nella formazione dei pianeti giganti, e quindi questa teoria va sicuramente rivista“, ha detto Alessandro Morbidelli, dell’osservatorio della Costa Azzurra a Nizza, in Francia. Urano è un pianeta sicuramente stravagante. Il suo asse di rotazione è inclinato di 98 gradi, che significa che ruota essenzialmente su un fianco. Nessun altro pianeta ha nemmeno lontanamente una simile inclinazione. Giove ad esempio è inclinato di soli 3 gradi, mentre la Terra di 23°. Come dicevamo, gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che un violento impatto agli albori della formazione del sistema solare con un oggetto molto più massiccio della Terra, possa aver fatto “ruotare” il pianeta sino all’inclinazione che oggi osserviamo. Dopo aver eseguito una serie di simulazioni al computer, Morbidelli e la sua squadra potrebbero aver trovato una spiegazione migliore.

Credit: Laurent Lamy
Credit: Laurent Lamy

La ricerca è stata presentata in una riunione congiunta del Congresso europeo di scienza planetaria e divisione dell’American Astronomical Society di Scienze Planetarie a Nantes, in Francia. I ricercatori hanno prima simulato lo scenario standard, ipotizzando che lo scontro fosse avvenuto quando Urano era ancora circondato dal disco di polveri e gas che avrebbe poi permesso la formazione delle sue “lune”. Le simulazioni però hanno poi offerto una sorpresa determinante: se ci fosse stato un’unica collisione, il pianeta avrebbe mostrato un moto retrogrado rispetto alla direzione che gli astronomi osservano ai giorni attuali. Doveva quindi essere spiegata questa discrepanza, e per far ciò i ricercatori hanno alterato dei parametri e modificato le simulazioni. I conti tornavano soltanto mettendo in preventivo almeno 2 collisioni più piccole della prencipale. Il sistema solare primordiale quindi potrebbe essere stato un luogo più instabile e violento di quanto si pensasse.