Evangelista Torricelli, il padre del Barometro

Quattrocento anni fa nasceva il grande scienziato Evangelista Torricelli, fondatore della meteorologia e genio matematico e fisico Ammirato da Galileo, divenne suo degno successore allo Studio fiorentino.

«Dopo la morte io non mi cu­ro punto che sieno cele­brate, e volino per le boc­che degli uomini quei ca­ratteri che compongono il nome piuttosto del Torricelli che d’At­tabalippa» (è il nome di un personaggio della letteratura popolare e burlesca del Seicento). Con queste parole Evangeli­sta Torricelli uno dei maggiori mate­matici e fisici di tutti i tempi irrideva all’opinione secondo la quale l’uomo deve conquistarsi la fama presso i po­steri: era una manifestazione di quel gioviale e un po’ scettico realismo, figlio dell’umiltà intellettuale, che caratteriz­zò lo scienziato. Quando così parlava della fama, Torricelli del quale si cele­bra il quattrocentesimo anniversario della nascita era nella stagione più fe­conda della sua attività scientifica e cer­to non immaginava quanto maligna sa­rebbe stata con lui la sorte. Non solo perché la morte prematura (a 39 anni) «non gli permise scrive Lanfranco Bel­loni di porre mano alla pubblicazione degli ultimi lavori di geometria, dai quali si aspettava tuttavia la consacra­zione definitiva del suo genio», non solo perché molti dei suoi studi furono resi noti solo molto più tardi (le «Lezioni ac­cademiche » vennero date alle stampe nel 1715, mentre un’edizione completa dei suoi scritti uscì addirittura nel 1919), ma perché fu solo la posterità a ricono­scere in tutta la loro portata le sue sco­perte scientifiche, di enorme importan­za nella storia della scienza, ma non solo della scienza. In tal senso valore para­digmatico hanno queste sue parole: «La geometria sola, fra le discipline li­berali esercita e acuisce l’ingegno e lo rende adatto ad essere ornamento della città in pace ed a difendervela in guerra (…) a parità delle altre cose infatti, l’in­gegno che sia esercitato nella ginnastica geometrica possiede una forza tutta particolare e virile». Alla morte di Gali­leo, nel gennaio 1642, il fervido manipo­lo di discepoli che assistettero il vegliar­do nella «sua carcere di Arcetri», ne proseguirono gli insegnamenti secondo ricerche spesso suggerite dallo stesso Galileo. Di quella discendenza di scien­ziati fu proprio Evangelista Torricelli la mente più geniale. Universalmente no­to come l’inventore del barometro (l’in­venzione fu un aspetto minore della sua attività di scienziato), primeggiò, ad ec­cezione dell’astronomia, in tutti campi della più moderna ricerca, dalla geome­tria «sublime» indivisibile, alla lavora­zione di lenti per strumenti ottici, dalla balistica allo studio teorico del moto delle acque, ai progetti per la bonifica della Val di Chiana. Nato a Faenza il 15 ottobre 1608, vi studiò sotto la guida dello zio paterno, monaco camaldolese, e poi alla scuola dei Gesuiti. A Roma fre­quentò i corsi di Benedetto Castelli, be­nedettino, il più celebre degli allievi di Galileo, divenendone il segretario. Nel­la sua prima lettera conservataci, scritta allo stesso Galileo l’11 settembre 1632, si presentava come matematico «di setta Galileista» e lo informava sulle reazioni suscitate dalla pubblicazione del «Dia­logo dei massimi sistemi», rassicuran­dolo che Castelli e altri prelati operava­no attivamente in suo favore nella curia papale. Dopo la condanna del Santo Uf­fizio e la forzata abiura di Galileo, Tor­ricelli costretto a tacere similmente a quanti avevano sostenuto le tesi del grande pisano conobbe dieci anni dif­ficili; finché nel 1641 Castelli in viaggio per Venezia avendo con sé il trattato torricelliano sul moto, lo presentò a Ga­lileo perché lo esaminasse: voleva che il suo giovane discepolo coadiuvasse, co­me segretario, lo scienziato ormai vec­chio e cieco. Galileo fu entusiasta di lui, ma dopo soli tre mesi di collaborazione si spegneva. Tale era il prestigio di Tor­ricelli che il granduca di Toscana lo no­minò successore di Galileo, cioè mate­matico e filosofo di sua altezza, ufficio che tenne fino alla morte. Senza toccare i temi, per me proibitivi, di matematica e geometria nei quali Torricelli eccelse, basterà riferire i giudizi degli studiosi.
Se in campo matematico egli elaborò di­versi importanti teoremi (ricevendo l’ammirazione di Cartesio) e anticipò il calcolo infinitesimale, Pascal così scris­se della sua «Opera geometrica»: «Ab­biamo ricevuto produzioni di geome­tria che superano quelle dell’Antichità. Né temo di essere smentito in questo elogio da coloro che sono capaci di giu­dicarne ». In fisica l’aver fissato il peso dell’atmosfera quale causa dei fenome­ni pneumatici fa di Torricelli il fondato­re della meteorologia; nello studio del moto dei gravi anticipò Newton, per primo formulando il principio che l’ac­qua sale nelle pompe perché premuta dall’aria esterna e non già perché attrat­ta dal vuoto. Noto essendogli il peso spe­cifico del mercurio, stabilì che se l’acqua saliva a diciotto braccia, l’«argento vi­vo » sarebbe salito a un braccio e un quarto circa. Di qui il nuovo strumento chiamato dapprima «tubo di Torricel­li », poi battezzato «barometro» dal Ma­riotte. Sull’esempio di Galileo costruì nuovi cannocchiali e microscopi. Una lente da lui lavorata nel 1646, di 10 cm e mezzo di diametro e di m. 5.70 di distan­za focale, si è rivelata, alle moderne mi­surazioni, perfetta al decimillesimo di millimetro. Allievo di Galileo anche nel­la prosa, Torricelli possedeva scrive Luigi Russo «una sobria eleganza di esposizione, che mostrava la sua raffi­nata educazione classica e la vivacità dei suoi interessi letterari». Morì a Fi­renze nel 1647, a causa si pensa di feb­bre tifoide. Non esiste purtroppo la tomba davanti alla quale onorare la sua memoria: i canonici di San Lorenzo non concessero una sepoltura degna dell’uomo. Le sue spoglie mortali finiro­no in una fossa comune, emblema delle tenebre calate senza ritorno sulla cultu­ra italiana.

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di Sergio Caroli
La Gazzetta di Parma – 14/10/2008