Il primato del caldo? Nel tardo Medioevo

L’ultimo libro di Michael Crichton, «Stato di paura», sposa la tesi secondo cui l’effetto serra di origini antropica non è una realtà scientifica ma un mito, una posizione molto minoritaria tra i ricercatori. In effetti però non c’è unanimità. Tra i dati a supporto dell’effetto serra c’è quello della Noaa (National Oceanic & Atmospheric Administration), che raffronta la temperatura media mondiale su una scala di «normalità» che parte dal 1880. In sostanza è una classifica per stabilire come si ponga un mese o un anno rispetto al passato: se più o meno caldo. Ma anche questo metodo è soggetto a critiche, perché i dati sono molto carenti su vaste aree del pianeta: le zone polari, quelle desertiche, gli oceani e le catene montuose. Inoltre si può obiettare che l’arco temporale è troppo breve per lanciare allarmi così dirompenti. Se, per esempio, si combinano le serie storiche dell’Ufficio meteorologico centrale tedesco e del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, si scopre che a Milano gli anni mediamente più caldi sono stati il 1945 e 1943, ma seguiti dal 1772; a Parigi, a partire dal 1880, i più bollenti sono stati 1994 e 1995, ma preceduti dal 1775 e 1761; a Roma, il 1982 fa segnare il record dell’ultimo secolo, ma il 1822 fu nettamente più caldo; a Berlino, che dispone della serie di registrazioni più antica d’Europa, l’anno del primato fu il 1756; a Monaco di Baviera restano insuperati il 1794, 1811, 1797, 1834 e 1806; clamoroso è il caso di Stoccarda, dove gli anni più caldi sono, nell’ordine: 1862, 1863, 1801, 1859, 1794, 1797, 1866, 1846 e 1868, cui seguono il 1921 e 1990, ma a pari merito con il 1861 e 1872; a Stoccolma infine, il primato è del 1822. Le misure da satellite, molto più complete di quelle fatte al suolo, non mostrano gli scostamenti rispetto alla media che denuncia la Noaa. Quanto all’Italia, si può ricordare che il popolamento walser delle valli del Monte Rosa avvenne nel XIII secolo, quando i ghiacciai erano molto più arretrati di oggi. Servono ancora lunghi studi per fare chiarezza.

(Fonti: www.wetterzentrale.de/ e http://data.giss.nasa.gov/gistemp/)


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di Stefano Di Battista
La Stampa – 17/08/2005