Cornetto e cappuccino? Macchè. I buchi neri, per risvegliarsi dal loro sonno e trasformarsi in esplosivi e luminosi ‘nuclei galattici attivi’, hanno bisogno di ben altro e al mattino devono mangiare materia proveniente dall’interno della galassia stessa, e non dalla collisione tra galassie come si era invece sempre pensato: sulla “colazione” dei buchi neri si è soffermato uno studio pubblicato sull’Astrophysical Journal dal gruppo di ricerca internazionale del progetto Cosmos, coordinato da Viola Allevato, dell’Istituto tedesco Max Plank per la Fisica del plasma di Monaco. Gli studiosi sono giunti a questa conclusione analizzando piu’ di 600 galassie attive, nelle quali il gigantesco buco nero che si trova al loro interno si era risvegliato mangiando grandi quantita’ di materia ed emettendo intense radiazioni. Proprio i raggi X che rivelano la presenza di questi nuclei galattici attivi sono stati captati dall’osservatorio spaziale Xmm-Newton dell’Agenzia spaziale europea (Esa).
Usando poi il very Large Telescope (Vlt) dello European Southern Observatory (Eso), sono state misurate le distanze fra loro, in modo da ricostruirne la distribuzione in una specie di mappa tridimensionale. Gli studiosi hanno cosi’ scoperto che i nuclei attivi sono piu’ frequenti nelle grandi galassie con grandi quantita’ di materia oscura. Questa e’ stata una vera sorpresa, perche’ smentisce la teoria che vedeva la collisione fra galassie come la benzina di questi ‘mostri’. Se i nuclei attivi fossero stati una conseguenza della collisione e della fusione tra galassie, infatti, si sarebbero dovuti trovare in galassie dotate di una massa ben piu’ modesta. ”Questi nuovi risultati – commenta Viola Allevato – ci aiutano a capire come i buchi neri supermassivi iniziano i loro banchetti. Ci indicano che sono alimentati da processi interni alla stessa galassia, come l’instabilita’ nel disco di polveri e l’intensa formazione di stelle, e non dalla collisione fra galassie”.