
Usando poi il very Large Telescope (Vlt) dello European Southern Observatory (Eso), sono state misurate le distanze fra loro, in modo da ricostruirne la distribuzione in una specie di mappa tridimensionale. Gli studiosi hanno cosi’ scoperto che i nuclei attivi sono piu’ frequenti nelle grandi galassie con grandi quantita’ di materia oscura. Questa e’ stata una vera sorpresa, perche’ smentisce la teoria che vedeva la collisione fra galassie come la benzina di questi ‘mostri’. Se i nuclei attivi fossero stati una conseguenza della collisione e della fusione tra galassie, infatti, si sarebbero dovuti trovare in galassie dotate di una massa ben piu’ modesta. ”Questi nuovi risultati – commenta Viola Allevato – ci aiutano a capire come i buchi neri supermassivi iniziano i loro banchetti. Ci indicano che sono alimentati da processi interni alla stessa galassia, come l’instabilita’ nel disco di polveri e l’intensa formazione di stelle, e non dalla collisione fra galassie”.
Astronomia: ecco la “colazione” che risveglia i buchi neri
