L’energia eolica contribuirà in modo decisivo a ridurre le emissioni di Co2 dell’80-95% entro il 2050: è uno dei dati che emergono da un nuovo studio dell’Ewea, l’Associazione Europea delle Energie dal Vento che entro luglio rendera’ pubblici i risultati definitivi dell’analisi. Intanto, però, l’Ewea ha anticipato alcuni dei principali elementi che posizionano l’ eolico nello sviluppo energetico europeo futuro: innanzitutto i target che l’industria si aspetta di raggiungere nel 2020, 2030, 2050 per fornire un’idea chiara alla Commissione europea, prima della pubblicazione in autunno della road map dell’energia, del contributo che potra’ dare l’eolico in termini di riduzione di emissioni, sicurezza energetica e occupazione. Secondo il rapporto, nel 2020 la maggior parte dei paesi europei avranno almeno triplicato la propria capacita’ di energia eolica raggiungendo 230 GW totali. Cio’ permettera’ di far fronte al 15,7% dei consumi di elettricita’, sempre in relazione alla domanda. A fare la parte del leone saranno ancora i parchi onshore, 190 GW, mentre gli offshore produrranno 40 GW. Nel 2030, per cui l’Ewea prevede il potenziale di 400GW, pari al 285% della domando di elettrica’ nell’Unione europea, diminuira’ la forbice tra offshore e onshore. I parchi marini forniranno 150 GW, quelli su terra 250 GW. Nel 2050, secondo il rapporto, la meta’ dei bisogni elettrici UE sara’ garantita dall’energia eolica. L’Ewea si aspetta che nei prossimi dieci anni, anche grazie al preciso quadro regolamentare Ue, ci sara’ un investimento nel settore di 194 miliardi di euro. L’investimento annuale passera’ da 13 miliardi nel 2010 a 27 nel 2020. Piu’ incerta appare la situazione per il post 2020 e l’industria dell’energia eolica chiede che, in tempi brevi, venga fissato un target energetico per il 2030 in modo da assicurare la necessaria stabilita’ all’industria.
Energie pulite: ottime prospettive con l’eolico
