Etna: tutti i dettagli dell’eruzione di ieri sera

Attività stromboliana al cratere attivo sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est nella mattinata del 30 luglio 2011, vista da Pizzi Deneri (a circa 3 km a nord dalla bocca attiva). Foto di Marco Neri, INGV-Catania

La sezione di Catania dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha pubblicato l’analisi dettagliata dell’ottavo episodio parossistico dell’anno che si è verificato nella serata di ieri dal cratere posto sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est. L’evento è stato sostanzialmente una ripetizione dei parossismi precedenti, con emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove, fontane di lava che hanno raggiunto altezze massime di 450-500 m, e una nube di cenere che è stata spinta dal vento verso est.

I primi segni di una ripresa dell’attività eruttiva dal cratere sono stati osservati nella serata del 28 luglio, quando ha avuto luogo una debole e sporadica attività stromboliana che si è del tutto esaurita nella notte. Durante tutto il giorno 29 il cratere è rimasto in uno stato di quiete.

Dalle prime ore del mattino del giorno 30 luglio erano visibili sporadici bagliori in corrispondenza del cratere, che sono andati progressivamente aumentando in frequenza ed intensità. Verso le ore 10.00 (locali), il cratere mostrava una intensa attività stromboliana accompagnata de forti detonazioni, con brandelli lavici espulsi in aria per alcune decine di metri, che ricadevano all’interno del cratere e nelle immediate vicinanze del suo orlo. Una sottile cenere vulcanica veniva contemporaneamente emessa dalla bocca eruttiva, che veniva spinta dai venti verso i quadranti orientali del vulcano. Inoltre, dall’orlo orientale del cratere sgorgava un piccolo trabocco di lava che percorreva un centinaio di metri, raffreddandosi rapidamente.

Quest’attività eruttiva, segnata anche da un sensibile aumento del livello medio del tremore vulcanico, rimaneva sostanzialmente costante fino al primo pomeriggio, quando subiva un deciso decremento di intensità, sia in termini geofisici che vulcanologici.

Verso le ore 19.00 (locali), il livello medio del tremore tornava a risalire, contestualmente ad una evidente ripresa dell’attività stromboliana. Verso le ore 19.30, iniziava ad essere nuovamente evidente un pennacchio di gas e cenere, che continuava ad essere sospinto dai venti verso Est. L’attività stromboliana aumentava progressivamente di intensità in modo più rapido rispetto alla mattinata, fino a formare getti continui di lava incandescente verso le ore 21.30 (locali). Contestualmente, prendeva vigore anche un cospicuo trabocco lavico, che nelle ore successive si sarebbe allargato a ventaglio per circa 3 km di lunghezza lungo la parete occidentale della Valle del Bove, raggiungendone il piede (circa 2000 metri di quota sul mare) verso le ore 23.00 (locali). Il pennacchio di ceneri e lapilli era preso in carico dai venti e sospinto verso Est, ricadendo al suolo sul quadrante orientale del vulcano.

Il vecchio cono del cratere di Sud-Est (a sinistra), e il cratere attivo posto sul suo fianco orientale (a destra), durante la fase di crescità nell’intensità di attività stromboliana, verso le ore 20.35 (locali) del 30 luglio 2011. Foto ripresa da Pedara, sul versante sud-orientale dell’Etna. Foto di Boris Behncke, INGV-Catania

Durante la sua fase di massima intensità, i brandelli lavici erano violentemente espulsi fino ad una altezza valutata in circa 450-500 metri rispetto all’orlo craterico, ricadendo abbondantemente lungo i fianchi esterni del con piroclastico, fino ad una distanza di circa 200-300 metri. I jet di lava incandescente emergevano almeno da due punti posti all’interno del cratere e sul suo fianco orientale, secondo un allineamento orientato circa Ovest-Nordovest-Est-Sudest.

Dalle ore 23.30 (locali) in poi, l’attività eruttiva decresceva di intensità, fino a cessare del tutto poco dopo la mezzanotte. I flussi lavici, tuttavia, rimanevano ancora mobili ed incandescenti per scorrimento gravitativo per alcune ore, pur raffreddandosi rapidamente poichè non più alimentati.

Nel suo complesso, questo ottavo episodio parossistico è durato meno di un giorno, con una fase iniziale caratterizzata da debole attività stromboliana lunga circa 10-12 ore, ed una fase di fontana di lava concentrata in due-tre ore. L’episodio è avvenuto 5 giorni e mezzo dopo quello precedente, nella mattinata del 25 luglio, così raccorciando ulteriormente l’intervallo fra un parossismo e l’altro. Dall’inizio dell’anno, gli intervalli fra episodi parossistici sono quindi stati di 36, 51, 32, 58, 10, 6 e 5.5 giorni.

Si è trattato inoltre dell’episodio più intenso da quello iniziale, nella notte fra il 12 e 13 gennaio, con fontane di lava sostenute, diversamente dagli episodi precedenti con fontane piuttosto pulsanti e raramente più alte di 250-300 m. La colata lavica prodotta dal parossismo del 30 luglio ha superato in lunghezza quelle emesse fra febbraio e il 25 luglio, raggiungendo il terreno pianeggiante a nord e nord-est di Monte Centenari.