
Il bilancio conclusivo della sesta edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna nazionale di monitoraggio scientifico dello stato di salute dei maggiori laghi italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e per la tappa laziale con il contributo della Provincia di Roma, assessorato alla tutela ambientale, e’ stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma alla presenza del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza; il portavoce della campagna Giorgio Zampetti; il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati; la direttrice di Legambiente Lazio Cristiana Avenali; l’assessore alla tutela ambientale della Provincia di Roma Michele Civita e il coordinatore della rete di raccolta COOU Marco Paolilli.
“Con il passaggio della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce lo stato di salute dei maggiori bacini lacustri italiani“, ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. I Laghi rappresentano “ecosistemi fragili e molto sensibili alla qualita’ del territorio che li circonda. In queste settimane, percio’, abbiamo puntato il dito non solo contro la cattiva depurazione ma abbiamo acceso i riflettori anche sull’eccessivo consumo di suolo, sulla difficolta’ di accesso alle spiagge, sul rischio idrogeologico, sulle captazioni eccessive e sulla pesca che sono elementi imprescindibili per l’equilibrio dei bacini lacustri e che spesso rappresentano la vera minaccia per questi ecosistemi. La campagna nazionale di Legambiente e’ anche l’occasione per promuovere le buone pratiche nella gestione del territorio e le localita’ virtuose che si distinguono per l’investimento nel turismo attento al rispetto dell’ambiente, esperienze raccolte ogni anno nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano“.
In Umbria, ad esempio, il passaggio della Goletta dei Laghi sui laghi Trasimeno e Piediluco e’ stato l’occasione per affrontare i problemi legati alla salvaguardia dell’ecosistema, come l’eutrofizzazione, e per promuovere le buone pratiche della gestione del territorio anche attraverso la collaborazione tra amministrazioni. Ma e’ l’attento controllo delle qualita’ delle acque, eseguito dai biologi di Legambiente, che ha messo in evidenza punti critici, scarichi inquinanti e depuratori mal funzionanti che ancora minacciano questi splendidi ecosistemi.Questa situazione e’ stata riscontrata nonostante, lo scorso anno, sia cambiata la normativa per la tutela delle acque, diventando piu’ permissiva rispetto alla precedente in vigore dal 1982.
“Anche quest’anno Legambiente ha deciso di concentrare la sua attenzione sulle criticita’ che mettono in pericolo le acque dei laghi -ha commentato Giorgio Zampetti, portavoce della campagna di Legambiente e coordinatore scientifico dell’associazione -, segnalando ai cittadini e alle istituzioni le situazioni piu’ a rischio. L’occhio critico della Goletta, nei suoi monitoraggi, ha avuto maggiore attenzione dopo il recepimento dello scorso anno della direttiva europea che ha permesso all’Italia di modificare in modo piu’ permissivo i criteri e i parametri sulla balneazione che erano in vigore dal 1982. Ma non basta cambiare la normativa, il problema dell’inquinamento resta. Dobbiamo sanare in tempi brevi il deficit di depurazione per le acque superficiali del nostro Paese, anche per evitare le sanzioni pesanti minacciate dall’Europa con l’avvio della procedura d’infrazione per non aver rispettato la direttiva sulla tutela delle acque a causa del deficit cronico sulla depurazione“.
Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e’ stato Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione“, ha spiegato in conferenza Marco Paolilli, coordinatore della rete di raccolta del COOU. L’olio usato e’ cio’ che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha continuato Paolilli – questo rifiuto pericoloso puo’ danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Con la nostra attivita’ di comunicazione cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantita’ di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento“. Delle 436.000 tonnellate di olio lubrificante che sono state immesse al consumo in Italia nel 2010, il Consorzio ha raccolto 192.000 tonnellate di oli usati, oltre il 95% del potenziale raccoglibile. Nel Lazio il COOU ha recuperato 11.265 tonnellate di olio lubrificante usato: 7.256 nella provincia di Roma, 1.539 a Frosinone, 1.511 a Latina, 724 a Viterbo e 235 a Rieti.