
Gallo cedrone, fagiano di monte, astore di Sardegna e balia dal collare: sono queste le specie di uccelli attualmente piu’ minacciate dal rischio di estinzione secondo i dati di un recente studio effettuato dalla Lipu-BirdLife Italia per il Ministero dell’Ambiente, della tutela del Mare e del Territorio. La diminuzione della qualita’ ecologica delle foreste italiane, infatti, reca danni alla biodiversita’ di questi uccelli. “Se non si migliorera’ l’habitat – afferma Lipu in una nota – queste specie rischiano l’estinzione locale”. Il progetto presentato dalla Lega Italiana Protezione Uccelli si pone l’obiettivo di valutare lo stato di conservazione dell’avifauna italiana e, in particolare, di raccogliere informazioni fornite da esperti per ciascuna delle specie analizzate. Si tratta, soprattutto, di indicare un ‘Valore di Riferimento Favorevole’ (Frv) sullo stato di conservazione della specie. Quest’ultimo sara’ considerato soddisfacente se i dati relativi alla popolazione di una specie mostrano una persistenza a lungo termine e gli habitat utilizzati dalla specie sono considerati sufficienti per la sua sopravvivenza. Secondo i dati della Lipu, il gallo cedrone rischia di estinguersi a causa dei tagli boschivi estesi: e’ una specie forestale che necessita di vivere in presenza di ampie radure, con dicespugli bassi che garantiscono la possibilita’ di nascondersi dai predatori. Il bracconaggio e la mortalita’ causata dall’impatto contro cavi aerei, sono, poi, altri fattori che ne minacciano la sopravvivenza. Sedentario e attualmente classificato ‘in declino’ nell’Ue, il fagiano di monte occupa foreste e brughiere, prati o steppe. Nel rapporto della Lipu al Ministero dell’Ambiente, le alterazioni ambientali, lo sfruttamento dei boschi non compatibile con le esigenze della specie e un’eccessiva pressione venatoria costituiscono le cause principali del calo della popolazione di questa specie. Per quanto riguarda l’astore di Sardegna, la Lega Italiana Protezione Uccelli inserisce questa rara specie tra quelle considerate ‘in pericolo’: sembra che la perdita e il degrado dell’habitat, a causa soprattutto di incendi, e la scarsita’ di informazioni impediscano lo sviluppo di programmi di conservazione. Infine, la balia dal collare e’, invece, classificata con uno stato di conservazione favorevole. Frequenti le osservazioni di questo esemplare da siti costieri, sia adriatici che tirrenici, fino allo Stretto di Messina. Questa specie di uccelli sembra preferire boschi soleggiati e tronchi di vecchi castagni per nidificare. Tuttavia, rileva la Lipu, l’abbandono dei castagneti a lungo termine e l’eccessivo sfruttamento delle foreste possono costituire elementi fortemente negativi per la balia dal collare. Una gestione piu’ attenta dei boschi d’alto fusto potrebbe, pero’, aiutare a favorire la presenza delle specie di uccelli a rischio. “L’importanza delle foreste per gli uccelli e’ indiscussa a livello globale: questo habitat – spiega Lipu in una nota – ospita il 70% delle specie. Su quasi 7mila uccelli ‘forestali’, un migliaio risultano essere globalmente minacciati. Se da una parte la superficie forestale italiana aumenta (siamo a 10,6 milioni di ettari, il 34,7% del totale), la struttura dei boschi appare poco diversificata e, quindi, non idonea a ospitare gli uccelli”. Per Claudio Celada, direttore Conservazione Natura Lipu-BirdLife Italia, e’ fondamentale che “le aree protette e i siti ad alto tasso di biodiversita’ siano collegate dal punto di vista ecologico tra di loro e non finiscano per essere isole di natura, circondate da cemento e infrastrutture. Per arginare questo fenomeno – continua Celada in una nota – il ruolo della rete ‘Natura 2000′ e’ importante, a partire dalla creazione di ‘Zone di protezione speciale’ delle foreste vetuste e delle porzioni ancora prive di disturbo per gli animali”, conclude.