
“Le piogge che spesso colpiscono le nostre montagne in estate”, spiega Giampiero Maracchi dell’Istituto di biometereologia (Ibimet) del Cnr, “sono determinate dalle frequenti zone di conversione forzata tipiche dei rilievi e dovute alla topografia, con innalzamenti bruschi di aria umida che determina la formazione di nubi e, quindi, di temporali”.
Questi ultimi possono rivelarsi insidiosi soprattutto a causa dei fulmini. “Il fulmine”, precisa Maracchi, “è determinato dalla scarica elettrica tra la superficie inferiore di una nube e il suolo, che sono caratterizzati da segni opposti, negativo e positivo, per cui si crea un arco elettrico di grande intensità, per un brevissimo tempo”.
Cosa è bene fare per difendersi da queste scariche? “Bisogna evitare la sosta nei pressi di oggetti a punta, quali antenne e strutture metalliche, e di indossare oggetti metallici appuntiti. È sconsigliato anche fermarsi sotto gli alberi: il luogo più sicuro per ripararsi è l’autovettura perché è isolata dal terreno per mezzo delle gomme. Se non si è nei pressi della macchina, va cercato un riparo naturale, ad esempio una roccia”.
Poco sicura è anche la vicinanza dell’acqua che è “un ottimo conduttore elettrico”, continua il ricercatore, “mai, dunque, immergersi o metter i piedi in laghi o torrenti quando piove”.
I corsi d’acqua possono rivelarsi pericolosi anche in assenza di fulmini. “Se il temporale è violento”, conclude Maracchi, “questi possono esondare, causando gravi problemi. Inoltre, bisogna considerare eventuali smottamenti e frane. Quindi, se si campeggia, è consigliabile piantare la tenda in prossimità di una zona sopraelevata rispetto a un fiume, per evitare di essere coinvolti in caso di uscita dagli argini”.
Emanuele Grimaldi – http://www.almanacco.cnr.it/
Fonte: Giampiero Maracchi, Istituto di biometeorologia, Firenze, tel. 055/3033711, email g.maracchi@ibimet.cnr.it