Shuttle Atlantis: oggi l’ultimo volo dopo 30 anni di onorata carriera. E’ la fine di un’epoca

E’ un giornata storica, che segna la fine dell’era Shuttle: oggi pomeriggio alle 17:26 ora Italiana è previsto l’ultimo volo della storica navetta spaziale americana, anche se c’è sempre il rischio maltempo che potrebbe far slittare il tutto di qualche giorno. Intanto, però, tutto procede regolarmente e l’equipaggio si sta preparando per questo ultimo viaggio dello shuttle: gli astronauti hanno già indossato le tradizionali tute arancioni e sono a bordo della navetta per la missione Sts-135 che durerà 12 giorni. I protagonisti sono i quattro astronauti Chris Ferguson, Doug Hurley, Rex Walheim e Sandy Magnus. Con l’Atlantis, l’ultimo degli shuttle ancora in servizio prima di andare a sua volta in pensione, ci sarà anche il modulo logistico multi funzione (Mplm) Raffaello, di costruzione italiana.

Intanto anche l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) dedica il suo personale tributo alla navetta della Nasa, ricordando i passaggi più emozionanti dei questi trent’anni di Shuttle e ripercorrendoli anche attraverso i ricordi di chi ha contribuito o criticato la lunga vita del vecchio Shuttle a stelle e strisce. “Penso si tratti della piu’ straordinaria macchina volante al mondo” dichiaro’ infatti l’astronauta della Nasa John Young, comandante della prima missione dello Space Shuttle, quando le ruote del veicolo si fermarono dopo l’atterraggio il 14 aprile di trent’anni fa. “In 135 missioni, con due catastrofici insuccessi, lo Space Shuttle statunitense si e’ dimostrato un veicolo pieno di contraddizioni e incoerenze” afferma invece nell’ambito del tributo dell’Esa Roger Launius, ex-responsabile storiografico della Nasa e attuale curatore dello Smithsonian Air and Space Museum. “In molte occasioni – ha aggiunto Launiusha dimostrato notevoli capacita’, ma i costi e la complessita’ operativa del primo sistema di trasporto spaziale riutilizzabile al mondo hanno sempre suscitato controversie e divergenze di opinione“.

Viaggiando a bordo dello Space Shuttle Columbia nel novembre 1983, Ulf Merbold fu il primo cittadino non americano e il primo astronauta dell’Esa a raggiungere l’orbita terrestre su un veicolo spaziale statunitense. A Merbold, come a tutti quelli che hanno viaggiato a bordo dello Shuttle, dispiace che il programma sia ormai giunto al termine. “Chiunque abbia riposto fiducia in un veicolo di questo genere, affidandogli la propria vita, sviluppa con esso una specie di rapporto affettivo” spiega Merbold. “Quando si ritorna a casa dopo avere vissuto la spettacolare esperienza di osservare il proprio pianeta da lontano, e inoltre la missione e’ andata bene e si e’ riusciti ad acquisire importanti dati scientifici, -aggiunge- si prova un senso di soddisfazione e felicita’ che si estende anche al veicolo“. “Piu’ razionalmente, la fine dello Shuttle -dice Merbold nel tributo dell’Esa- e’ triste anche perche’ per un po’ di tempo non disporremo di un sistema di trasporto analogo per raggiungere la ISS, riportare sulla Terra i materiali ecc. La capsula russa Soyuz, che conosco bene e apprezzo perche’ e’ estremamente robusta, non ha capacita’ equivalenti nelle operazioni di scarico“. Merbold ha partecipato alla missione STS-9 per il trasporto del primo Spacelab, un modulo laboratorio riutilizzabile sviluppato e costruito in Europa. Successivamente, nel gennaio 1992, ha partecipato alla missione STS-42 Spacelab Iml-1. L’anno seguente e’ stato coordinatore scientifico per la seconda missione Spacelab tedesca, la D2 (Sts-55). Il volo di Merbold nella missione Sts-9 segno’ l’inizio di un’intensa partnership Esa-Nasa che avrebbe visto gli astronauti dell’Esa impegnati in decine di voli negli anni successivi. Furono nove gli astronauti europei a lavorare insieme ai colleghi della Nasa a bordo dello Spacelab nello spazio. Delle 528 persone di 35 diversi paesi che hanno volato nello spazio, 355 di esse, provenienti da 16 paesi, hanno viaggiato a bordo dello Shuttle, tra cui 24 europei.

Oggi -sottolinea l’Esa- gli astronauti devono addestrarsi per lavorare a bordo della Iss, che e’ costituita da moduli e sistemi dell’Esa e delle agenzie partner di Stati Uniti, Russia, Canada e Giappone“. “Con tutti i suoi difetti, lo Shuttle -commenta l’Esa- e’ ancora uno dei veicoli piu’ complessi e capaci mai costruiti. Rimane a tutt’oggi l’unico veicolo al mondo in grado di svolgere la doppia funzione di trasporto e prelievo di grossi carichi in orbita“.
Le imprese di successo dello Space Shuttle sono state numerose ed “e’ molto difficile sceglierne solo alcune“, specifica l’Esa. “I voli per la costruzione della Iss e le missioni di manutenzione di Hubble -prosegue l’Agenzia Spaziale Europea- sono quelle che hanno avuto maggiore risalto presso l’opinione pubblica, ma ve ne sono state altre, meno conosciute, ma altrettanto notevoli“.

Ora che lo Shuttle viene dismesso, dobbiamo pensare in modo differente” commenta Michel Tognini, Direttore dello European Astronaut Centre e Specialista di Missione del volo STS-93, guardando al futuro. “Il tempo -aggiunge- e’ passato, non possiamo fermarci alla bassa orbita terrestre, dobbiamo andare oltre. Pensando alle future esplorazioni della Luna e di Marte, sappiamo che non vi arriveremo a bordo di un Shuttle ma su una capsula. Tuttavia, -conclude- il rientro dallo spazio a bordo di un veicolo con le ali e’ ancora un’idea meravigliosa che deve essere studiata e, a questo proposito, lo Space Shuttle ci ha fornito alcune preziose ‘lezioni‘”.

Anche l’astronauta Umberto Guidoni ha raccontato la sua esperienza e ha tracciato un bilancio dei 30 anni del programma spaziale Nasa con un’intervista all’Agi: “Trent’anni non solo di luci, ma anche di ombre. Oggi, comunque, con l’ultimo lancio dello shuttle Atlantis e la fine del programma spaziale americano si chiude un’epoca e si apre una nuova fase nella scoperta dello spazio“. “Lo shuttle e’ stato il primo veicolo a essere utilizzato e ha aperto lo spazio ad astronauti non militari e alla ricerca scientifica e ha permesso di svolgere complesse operazioni in orbita“, ha spiegato Guidoni che ha ricordato anche le “fragilita‘” della navicella spaziale “in fase di rientro” sulla terra e le due grandi tragedie del 1986 e del 2003, in cui persero la vita 14 astronauti. Tuttavia, il bilancio e’ per Guidonipositivo perche’ ha consentito di accrescere l’esperienza e le conoscenze“. “Ancora non si sa quale sara’ il vettore che prendera’ il posto dello shuttle“, ma per Guidoni la nuova frontiera sara’ il turismo spaziale: “Alcune compagnie private ci stanno lavorando e nei prossimi dieci anni potrebbe partire il primo volo commerciale per lo spazio” che diventa cosi’ “piu’ a portata di mano“. “Non sara’ come un aereo di linea, ma quasi“, ha sottolineato l’astronauta italiano, il primo europeo a visitare la Stazione spaziale internazionale. Per quanto riguarda le nuove missioni per i prossimi anni, Guidoni ha ricordato che “la stazione spaziale rimarra’ in orbita fino al 2020” e che le spedizioni avverranno “a bordo del vettore russo o di un nuovo vettore commerciale“, lo stesso che potrebbe trasportare turisti molto facoltosi. La missione su Marte (“un anno di viaggio“) potrebbe essere invece un obiettivo piu’ di lungo termine. Quanto alla sua esperienza, l’astronauta ricorda ancora con emozione l’aggancio tra lo shuttle e la stazione spaziale: “Un momento molto bello, unico“.