Lo Stato ha l’autorita’ per imporre un vincolo paesaggistico ambientale sull’intero territorio di un Comune. Ma la decisione deve essere condizionata al rispetto di requisiti e criteri specifici a tutela dell’interesse ”paesistico dominante” e non di condizioni generiche. Lo ha deciso il Consiglio di Stato chiamato a pronunciarsi in merito a un decreto del ministro per i Beni culturali ed ambientali del 1991 con il quale veniva dichiarato di notevole interesse pubblico l’intero territorio del comune di Matrice (Campobasso). Secondo il parere del Consiglio che ha accolto la ”filosofia” del decreto contestato, il comune oggetto del provvedimento e’ un ambiente urbano di estremo interesse ambientale e culturale che purtroppo non sempre sarebbe riuscito a conservare inalterate le proprie caratteristiche a causa dell’abbandono e delle manomissioni innovatrici verificatesi essenzialmente in quest’ultima meta’ del secolo, frutto di cause complesse che fanno parte ormai della storia socio economica e del presente di questo territorio. In virtu’ del fatto che si tratta di un contesto unico e omogeneo per qualita’ e valore ambientale e storico, secondo il Consiglio, non e’ possibile isolare singole aree. Un alto indice di antropizzazione e di interventi edilizi proprio in considerazione della qualita’ del luogo, impone un’osservanza ancora superiore dei vincoli paesaggistici che per loro natura, non sono volti alla sola tutela delle bellezze naturali, ma anche del lascito storico ed architettonico sul paesaggio. Stabilendo dunque il primato delle funzioni di tutela su ogni altro interesse, il Consiglio ribadisce comunque che il provvedimento con il quale si impone un vincolo paesaggistico ambientale, sull’intero territorio di un comune, debba essere motivato: non e’ sufficiente quindi alla semplice vicinanza delle aree piu’ urbanizzate rispetto a quelle di piu’ diretto ed immediato rilievo paesistico.
