Con gli sci giù dall’Himalaya: quanto stress per la discesa da record?

Sara’ sottoposto a test sugli effetti dello stress, la guida alpina lucchese, Cristian Balducci, che tra una settimana tentera’ la prima discesa italiana in sci dalla Cho Oyu, ‘Dea Turchese’, la sesta vetta piu’ alta del mondo a 8201 metri sulla catena dell’Himalaya in Tibet. Finora questa sfida nel mondo e’ riuscita a due soli alpinisti.

I ricercatori del Centro Extreme della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa seguiranno Balducci e terranno sotto controllo le sue reazioni con ”alcuni test per valutare gli effetti dello stress da performance estrema in alta quota su alcune funzioni cerebrali, con particolare enfasi a quelle sostenute dalla neurogenesi ippocampale”.

In pratica – si spiega in una nota del Centro Extreme – si trattera’ di evoluzioni di un classico test psicologico e di alcuni giochi di memoria da effettuare con scadenze regolari, alcune quotidianamente, altre a intervalli piu’ lunghi, per caratterizzare sia le variazioni di umore, sia alcune funzioni cognitive che coinvolgono la memoria visiospaziale”.

Insieme alla guida alpina lucchese ci sara’ anche Marco Rusconi che mettera’ a disposizione del centro Extreme anche il proprio diario dell’escursione, effettuando periodicamente delle interviste videoregistrate. Lo studio sara’ coordinato da Angelo Gemignani, psicofisiologo del Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell’Universita’ di Pisa. Cristian Balducci e Marco Rusconi tenteranno la salita della Cho Oyu in stile alpino senza ausilio di portatori d’alta quota ne’ utilizzo di bombole di ossigeno. ”Il successo della spedizione – spiegano gli organizzatori – sara’ determinato dal meteo, dalle condizioni della neve e soprattutto dalle condizioni psicofisiche che saranno messe a dura prova dalla difficolta’. Il primo obiettivo sara’ quello di raggiungere la cima della sesta montagna piu’ alta del mondo e successivamente effettuare la prima discesa italiana in sci, ma in modo ‘pulito’, ovvero ecocompatibile senza sfruttare la popolazione locale e utilizzando pannelli solari per ricaricare le batterie di computer e telefoni satellitari, produrre energia elettrica per l’illuminazione al campo base, raccogliendo e riportando a valle i rifiuti”.