Le numerose eruzioni-lampo degli ultimi mesi dal cratere di sud/est dell’Etna, e l’incremento contemporaneo dell’attività dello Stromboli stanno facendo discutere molto i mass-media locali e nazionali, dando vita a un “passaparola” che ha fatto aumentare la paura di cittadini e turisti, soprattutto coloro che vivono alle pendici dell’Etna. S’è parlato moltissimo delle “grandi eruzioni” imminenti, un pò per esagerazioni giornalistiche ma un pò anche per alcune leggerezze di studiosi dell’Ingv che hanno rilasciato dichiarazioni eloquenti, che noi stessi abbiamo riportato nelle ultime settimane.
Proprio per questo motivo, la Sezione dell’Ingv di Catania ha convocato per stamattina una conferenza stampa per fare chiarezza e spiegare lo stato di attività dell’Etna e dello Stromboli.
Il dott. Patanè, direttore dell’Osservatorio Etneo dell’Ingv, ha illustrato il sistema di monitoraggio dei vulcani siciliani e la sorveglianza vulcanica, sottolineando che, per quanto riguarda le eruzioni dei vulcani, “non si può parlare di vera e propria possibilità di previsioni deterministiche. Facciamo solo delle previsioni probabilistiche. Come per i terremoti, oggi non è possibile prevedere tempo e luogo delle eruzioni. Dopotutto i sistemi di monitoraggio – ha aggiunto Patanè – ci rendono più capaci rispetto al passato, in quanto i segnali delle varie reti ci aiutano a capire l’evoluzione all’interno del vulcano. Per quanto riguarda lo stato attuale dell’Etna, già dal 2010 avevamo avuto segnali che ci hanno fatto capire che il vulcano stava cambiando il suo stato e in qualche misura avevamo previsto l’inizio dell’attività eruttiva di gennaio 2010 che continua ancora oggi con eruzioni intense ma brevi nell’area sommitale del vulcano. Nulla a che vedere con quanto accaduto nel 2001, quando prima di quell’eruzione distruttiva avevamo avuto oltre tremila scosse sismiche che annunciavano qualcosa di più forte. Parlare di grandi eruzioni e big one di eruzioni può solo generare allarmismo. Gente preoccupata che ci chiede se andar via di casa. Non è corretto dare questo tipo di informazioni distorte che possono preoccupare la popolazione“.
“E’ utile sottolineare – hanno aggiunto gli esperti dell’Ingv – che il termine ‘grande eruzione’ potrebbe far pensare a un’eruzione distruttiva come ad esempio quella del 1928 che ha distrutto l’abitato di Mascali o quella ancor più famosa del 1669 che ha distrutto 9 villaggi e parte della città di Catania, e che tali informazioni possono, comprensibilmente, generare preoccupazione nella popolazione. In modo infondato“.
Il dott. Mauro Coltelli, responsabile dell’ufficio di Vulcanologia e Geochimica dell’Ingv, ha illustrato gli episodi parossistici degli ultimi mesi con le fontane di lava, e ha sottolineato come quella attuale, sull’Etna, non si affatto una situazione anomala e che “non abbiamo alcun segnale che ci faccia pensare a qualcosa di più grave“.
Anche il dott. Sergio Gurrieri, direttore della sezione di Palermo dell’Ingv, soffermandosi sul ruolo della geochimica nel monitoraggio vulcanico, ha spiegato come “non siamo in grado di poter dire che ci sarà nei prossimi giorni una grandissima eruzione com’è stato detto“.
