
L’esperto dell’Ingv ha poi spiegato, nel corso dell’intervista, che “attualmente i crateri sulla cima dell’Etna sono quattro: la Voragine e la Bocca Nuova, che si sono formate all’interno del Cratere Centrale rispettivamente nel 1945 e 1968, il Cratere di Nord-Est, che esiste dal 1911 che è attualmente il punto più alto dell’Etna (3330 m), e infine il Cratere di Sud-Est, nato nel 1971, che è quello che sta dando vita alle attuali fasi eruttive. […] Il magma quando si accumula spinge e di solito esce dalle parti più deboli dell’Etna, qual è in particolare il versante jonico. Ma attenzione, se la quantità di magma non ce la fa ad uscire dai crateri centrali, il vulcano si può spaccare anche lateralmente. E può essere distruttivo. […] L’Etna ha 500 mila anni di vita. E non è sempre stato lì. L’Etna moderno è il risultato dell’edificazione e del successivo smantellamento di una ventina di precedenti vulcani. In passato, fino a circa 12 mila anni fa, era alto 4400 metri. Poi ci fu un’eruzione devastante che distrusse mille metri della sommità del vulcano. […] Attualmente il cratere di sud/est è il più attivo perchè si colloca all’intersezione di due grosse strutture di faglia, che regolano di fatto la vita del vulcano. Mi spiego. Il magma risale attraverso due faglie principale una diretta verso sudest, l’altra verso nordest. Le due faglie si incrociano proprio sotto il cratere di Sud-Est. E dunque questa parte è più debole perché qui il magma può raggiungere più facilmente la superficie. Da considerare, che il versante di sudest dell’Etna “frana” di alcuni millimetri ogni anno verso il mare. Comunque, noi continuiamo a dire che l’Etna sta eruttando dal cratere di Sud-Est, ma si tratta in realtà di una nuova bocca eruttiva, formatasi nel 2009, e spostata più in direzione Est, verso il mare. […] Noi come INGV abbiamo stazioni sismiche e stazioni Gps che permettono di seguire il percorso del magma verso la superficie. Poi, ci sono le stazioni che misurano la fuoriuscita di anidride solforosa dalla cima dell’Etna, primo segnale dell’arrivo di un nuovo quantitativo di magma. Ripeto, l’uomo può prevedere le eruzioni. E in effetti, noi mandiamo dei comunicati alla Protezione civile, alle Prefetture e agli organi competenti con ore, molte ore di anticipo rispetto al fenomeno eruttivo. Quindi, parlano le carte. […] Comunque, in caso di eruzione, i rischi per la popolazione sono praticamente nulli, dato che le eruzioni etnee sono ben “annunciate” e, anche nel peggiore degli scenari, danno il tempo di prendere i necessari provvedimenti. Si tratta comunque di rischi legati essenzialmente all’invasione da parte di colate laviche, che quindi mettono a repentaglio le proprietà terriere e le abitazioni. […] I comuni più esposti sono quelli del versante meridionale del vulcano (ad esempio, Ragalna, Belpasso, Nicolosi) ed alcuni del versante orientale (Zafferana Etnea, Fornazzo, Sant’Alfio), che sono cioè quelli più prossimi alla zona sommitale del vulcano (anche se ne distano circa 10-15 km). C’è poi il rischio da ricaduta di ceneri e lapilli vulcanici, che riguarda praticamente tutti i comuni del versante meridionale e di quello orientale del’Etna. In quest’ultimo caso, tuttavia, i danni sono limitati e al più si tratta di avere l’incomodo di ripulire tetti e strade. […] I piani di evacuazione vengono predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile a vari livelli (comunale, provinciale e regionale, nonché nazionale nel caso di eventi particolarmente forti); per quanto mi risulta i piani di evacuazione esistono per tutti i centri abitati dell’area etnea già da tempo, anche se come già detto prima per fortuna negli ultimi decenni non c’è stato bisogno di metterli in pratica. […] Quando sarà la prossima eruzione? Mi tengo largo e dico entro i prossimi sei mesi. Forse anche nei prossimi tre“.