L’evoluzione dei vertebrati e’ come un’opera in tre atti: e’ scritto nel Dna, dove sono riconoscibili tre ondate di mutazioni che, in epoche successive, hanno colpito gli ‘interruttori’ che regolano l’espressione di geni coinvolti in funzioni molto importanti, come lo sviluppo embrionale e la comunicazione cellulare. Lo rivela uno studio coordinato dall’universita’ della California a Santa Cruz e pubblicato su Science. I ricercatori, guidati da Craig Lowe, hanno messo a confronto il Dna prelevato da cinque vertebrati: un uomo, un topo, un bovino e due specie di pesci. Quindi si sono concentrati sugli interruttori dei geni, ovvero su quelle sequenze di informazione che modulano l’attivita’ dei geni e quindi la produzione delle relative proteine. Secondo gli studiosi ”la maggior parte dei cambiamenti avvenuti nell’evoluzione dei vertebrati, come l’acquisizione di piume o peli, non sono il risultato della comparsa di nuovi geni, ma di nuovi elementi regolatori che li accendono e spengono in modi differenti”. Paragonando queste sequenze, i ricercatori hanno scoperto che nel tempo si sono succedute tre ondate di mutazioni. La prima ha modificato la regolazione dei geni coinvolti nello sviluppo embrionale e si e’ verificata tra 600 e 300 milioni di anni fa, quando i mammiferi hanno intrapreso una diversa strada evolutiva rispetto a rettili e uccelli. La seconda ondata ha interessato i geni che servono a produrre proteine fondamentali per la comunicazione tra cellule, come i recettori che si trovano sulla membrana esterna e servono a captare i segnali mandati dalle cellule vicine. Queste mutazioni sono comparse in grande quantita’ fra 300 e 100 milioni di anni fa e hanno colpito in modo indipendente pesci, uccelli, rettili e mammiferi. La terza e ultima ondata di mutazioni, negli ultimi 100 milioni di anni, ha interessato i mammiferi dotati di placenta e ha portato a innovare le regioni del Dna che regolano le comunicazioni e le attivita’ interne alla cellula stessa.
Evoluzione: per i vertebrati è avvenuta in tre fasi
