
”I dati hanno messo in evidenza che il basalto viene indebolito non solo per azione meccanica del carico applicato, ma soprattutto per l’azione dei fluidi, che riempiendo le microfratture e i vacuoli di cui questo tipo di roccia e’ pervaso, ne promuovono l’espansione e la propagazione”, ha spiegato Sergio Vinciguerra, che ha partecipato alla ricerca pubblicata su Earth and Planetary Science Letters. ”Questo meccanismo fisico – ha aggiunto – e’ conosciuto come ‘Brittle creep’, cioe’ scorrimento fragile”. Si tratta di un tipo di fenomeno verificato finora solo per le rocce sedimentarie, che contengono minerali e hanno una composizione tale da reagire con i fluidi, ma che si credeva non potere accadere in rocce cristalline, come un basalto a temperatura ambientale. Grazie ai laboratori dell’Ingv è stato possibile utilizzare macchinari in grado di riprodurre il carico al quale ogni roccia è sottoposta in profondità e simultaneamente operare sforzi corrispondenti alle forze che si sviluppano per lo scorrimento delle placche nella crosta terrestre. Queste attrezzature consentono inoltre di iniettare nelle rocce i fluidi che si trovano a profondita’ di e studiarne l’azione di indebolimento sulla resistenza delle rocce stessa. Applicati su un basalto molto comune nell’Etna, i test hanno permesso di capire quali possono essere nel breve e nel lungo termine le conseguenze dei processi deformativi cui e’ sottoposto, su grande scala, l’intero vulcano.
Il basalto dell’Etna si deforma rapidamente
