Come sarebbe il mondo oggi senza Google, Wikipedia, i vari Facebook e Twitter, e poi i siti di informazione, Youtube, in una parola senza Internet? Come sarebbe oggi il mondo senza MeteoWeb, il nostro Giornale d’informazione scientifica e meteorologica?
Non ci saremmo stati se non fosse esistito il world wide web, letteralmente “la ragnatela vasta come il mondo“, cioe’ Internet come lo sconosciamo adesso, compie 20 anni: risale al 6 agosto 1991, infatti, la pubblicazione online del primo sito web, che per la prima volta apriva il suo indirizzo con le fatidiche “www“, acronimo appunto di world wide web, inaugurando una svolta epocale che, secondo Nicholas Negroponte, “meriterebbe il Nobel per la Pace“.
Se l’origine di Internet risale agli anni ’60, con Arpanet, finanziato dal ministero della Difesa degli Stati Uniti, e’ nel 1980 che le reti (utilizzate a scopi militari e scientifici) iniziano ad essere connesse insieme tramite protocolli specifici. Ma e’ il 6 agosto 1991, presso il Cern di Ginevra, che il web vede la luce: il ricercatore Tim Berners-Lee (nella foto) aveva definito il protocollo HTTP, che permette una lettura ipertestuale dei documenti, in pratica il sistema che ci consente di saltare agilmente da una pagina all’altra, letteralmente “navigando” sulla rete. Gia’ dal 1989 aveva in mente il grande balzo in avanti della rete verso una condivisione globale. Il primo sito web, scarno ed elementare, messo in rete da Berners-Lee, e’ il progenitore di decine di milioni di siti: una massa enorme di contenuti di testo, multimediali, servizi, che consente oggi di leggere il giornale, scambiarsi informazioni, vendere o acquistare, prenotare un volo e fare migliaia di altre cose comodamente seduti di fronte a un monitor. L’esplosione vera e propria di Internet risale al 1993, con la nascita del primo browser che consentiva a chiunque, da un computer connesso, di navigare sul web: si trattava di Mosaic, “padre” dei vari Mozilla e Internet Explorer di oggi.
Da allora la crescita e’ stata impetuosa: nel 2008 erano un miliardo e mezzo le persone “in rete”, nel 2013 si stima saranno 2,2 miliardi. Probabilmente la svolta tecnologica piu’ rilevante nella storia dell’umanita’ dall’invenzione del motore a scoppio. A riassumerne il senso e’ stato lo stesso inventore della rete, Tim Barners-Lee: “Il web – ha detto – e’ piu’ un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perche’ aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web e’ migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo“. Oggi Barners-Lee ha 56 anni: senza di lui non esisterebbero i vari Zuckerberg di Facebook, Page e Brin di Google e Wales di Wikipedia, e gli stessi Bill Gates e Steve Jobs non sarebbero quello che sono. Nel 1994 ha lasciato il Cern per il Mit di Boston, dove lavora alle nuove frontiere del vasto mare di conoscenza che lui stesso ha creato.
“L’importanza dell’invenzione di Barners-Lee e’ apparsa chiara fin da subito e ora a vent’anni di distanza non possiamo che constatare come il web abbia cambiato radicalmente non solo il mondo della scienza ma anche la societa’ in se‘”. E’ quanto ha detto all’Adnkronos il professor Mario Morcellini, preside della facolta’ di Scienze della comunicazione all’universita’ La Sapienza di Roma, ricordando come Umberto Eco avesse ”intuito la vastita’ della scoperta, suggerendo subito la necessita’ di creare una materia universitaria per seguire scientificamente la rete: nacque cosi’ ‘teorie e tecniche dei nuovi media’ un nome volutamente impreciso per poterlo tenere aperto a tutte le nuove scoperte“.
“Il world wide web – continua – ha creato tre rivoluzioni principali: ha innanzitutto cambiato il concetto di cambiamento scientifico. Le scoperte non sono piu’ epocali e quindi si relativizzano gli anniversari perche’ un’invenzione diventa progressiva. Tutto cio’ e’ conseguenza anche del moltiplicarsi di comunicazione e ricerca scientifica e della facilita’ con cui circolano in rete“. “Allo stesso tempo – prosegue il professor Morcellini – il web ha allargato la base delle discussioni: non ci sono piu’ solamente piccole cerchie di studiosi un po’ snob e autoreferenziali ma e’ la base sociale della rete a diventare il soggetto capace di provocare cambiamento. Le informazioni – aggiunge – circolano e si allargano a tutti quelli che vogliono riceverle, ampliando a dismisura il possibile uditorio, facendo quindi circolare cultura“. “La scoperta ha inoltre cambiato il linguaggio contaminandolo e rendendolo fluido. La forza del progetto di Barners-Lee e’ stata quella di rendere pubblico e gratuito il linguaggio di programmazione, in questo modo ampliando la possibilita’ di interagire e comunicare. E’ stata la gratuita’ la chiave di volta del successo dell’invenzione – conclude – e allo stesso tempo della circolazione della conoscenza online“.
