Sorto dal mare circa 500 mila anni fa, l’Etna si è formato per sovrapposizione dei prodotti di innumerevoli eruzioni, fino a costituire l’attuale imponente edificio alto 3343 metri. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi episodi eruttivi, i principali dei quali sono quelli del 1971, del 1983 e del 1991-1993. La più importante eruzione in età storica invece avvenne nel 1669; nel corso di essa la lava distrusse numerosi centri abitati e invase parte della città di Catania. A causa della bassa velocità di scorrimento, la lava non rappresenta un vero e proprio pericolo per l’uomo, ma può provocare danni anche molto ingenti alle abitazioni, alle infrastrutture e alle colture. Poichè le eruzioni si succedono ad intervalli di tempo brevi, il magma si trova a livelli sempre molto alti nel vulcano e il condotto è per lo più aperto. Ne consegue che la transizione da una condizione di riposo all’attività eruttiva è preceduta da precursori che si manifestano poco tempo prima dell’eruzione, in genere da pochi giorni a poche ore. L’attività dell’Etna consiste quasi esclusivamente nell’emissione di colate di lava, accompagnata spesso da modesta attività di lancio di brandelli di lava. Preceduta da un sollevamento del vulcano durato oltre un mese e da una violenta crisi sismica nelle ultime 24 ore (270 scosse superficiali con magnitudo pari o superiore a 3), l’ultima grande eruzione dell’Etna inizia nelle prime ore del 15 Dicembre 1991, con l’apertura di una frattura lunga 3 chilometri nella parte alta del versante sud-orientale del vulcano. Dall’apice della frattura sgorga un impressionante flusso di lava (circa 30 metri cubi al secondo). Nonostante la grande quantità di lava eruttata dal vulcano, gli strumenti indicano che il sollevamento dell’edificio persiste, suggerendo che il potenziale eruttivo è enorme e che l’eruzione sarà di lunga durata. Ed infatti risulterà poi essere l’eruzione più lunga del XX secolo, con una durata di 473 giorni. La simulazione numerica del più probabile percorso della lava, indica che la città di Zafferana Etnea è a rischio, in quanto si trova sulla traiettoria della colata lavica. Queste valutazioni vengono trasmesse alla Protezione Civile e danno il via all'”Operazione Etna“, nel corso della quale viene realizzata la più completa e diversificata serie di interventi finora condotta su un vulcano, per proteggere una zona abitata dall’invasione di una colata lavica. Un primo terrapieno, lungo 250 metri e alto 21 metri, viene eretto nel Gennaio 1992 per ostacolare l’avanzata del fronte lavico, sbarrando una valle a circa 2 chilometri dalla periferia della città. Il terrapieno impedisce, per circa 1 mese, alla lava di scorrere verso valle. L’intervento risolutore viene realizzato nel Maggio del 1992 deviando la colata lavica. Dopo una serie di tentativi iniziali, si procede a scavare un canale sul fianco di quello naturale, facendo saltare con l’esplosivo la parete di divisione. L’operazione riuscì perfettamente, fu utilizzata una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave. In questo modo il 27 Maggio 1992 viene realizzata la deviazione totale di una colata lavica. I fronti lavici, che erano giunti a soli 700 metri da Zafferana Etnea, si sono fermati e tutta la colata, per oltre 6 chilometri, si solidifica e si arresta. La lava deviata è obbligata a fluire nell’alta valle del Bove, come nei primi giorni dell’eruzione, dove rimane confinata fino alla fine dell’eruzione. L’operazione Etna 1991-1992 insegna che è possibile intervenire con successo nel fermare o rallentare una colata lavica, che minaccia di invadere un centro abitato.
Fonti: “Guida al museo dell’Osservatorio Vesuviano“, istituto nazionale di geofisica e vulcanologìa – sezione di Napoli.