
In precedenza era stata confermata la presenza di acqua allo stato solido sotto forma di ghiaccio ai poli o l’antica presenza (centinaia di milioni di anni fa) allo stato liquido. Stavolta si tratterebbe della prima volta di acqua seppur salata allo stato liquido.
”Questa ipotesi e’ la piu’ probabile da un punto di vista chimico e fisico – commenta Giovanni Bignami, astrofisico dell’Istituto universitario di studi superiori di Pavia – perche’ la presenza di sali abbassa la temperatura di congelamento dell’acqua e innalza quella di ebollizione. Durante l’estate marziana le temperature si avvicinano allo zero: in queste condizioni l’acqua salata puo’ rimanere liquida il tempo necessario per formare queste scanalature, e riesce a non evaporare subito nonostante l’atmosfera sia molto rarefatta”. Resta ancora molto da capire riguardo l’origine di queste piccole ‘colate’ di acqua salata. ”Potrebbero provenire dal sottosuolo marziano, dove l’acqua salata puo’ conservarsi grazie alle basse temperature”, aggiunge Bignami. ”Bisogna indagare meglio questo fenomeno, soprattutto la sua stagionalita’ – precisa l’astrofisico – ma in ogni caso potrebbe rappresentare un’ulteriore conferma della presenza nel sottosuolo di significative quantita’ di acqua sopravvissute all’evaporazione degli oceani che due miliardi di anni fa ricoprivano Marte”.
Questa scoperta e’ ”l’ulteriore conferma che Marte e’ un pianeta geologicamente vivo, con una superficie che si modifica anche rapidamente nel tempo”, spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). ”Le brine ghiacciate erano gia’ state osservate dalle sonde Viking – aggiunge – e la presenza di sali nel ghiaccio e’ stata confermata piu’ di recente da Phoenix. Gli ingredienti quindi ci sono”. Per quanto riguarda l’origine di queste tracce ”potrebbero essere dovute a piccoli depositi ghiacciati sotto la superficie che si sciolgono quando arrivano vicino alla parte esposta del pendio. In ogni caso – conclude – e’ difficile immaginarsi un meccanismo che non implichi la presenza, anche se temporanea, di acqua liquida”.
La ricerca di tracce di vita su Marte, così, si fa sempre piu’ serrata. Ne e’ convinto Charles Bolden, l’amministratore capo della Nasa, che ha commentato favorevolmente questa scoperta eccezionale, dicendo che ”il programma di esplorazione di Marte della Nasa ci sta portando sempre piu’ vicini al poter determinare se il pianeta rosso possa ospitare qualche forma di vita, e riconferma Marte come un’importante destinazione futura per l’esplorazione umana”.
