
Per individuare le zone vitali per i mammiferi, gli scienziati messicani hanno suddiviso gli oceani in aree di 10mila kmq ed esaminato le popolazioni che vivono in ciascuna di esse. Hanno cosi’ individuato nove principali aree oceaniche di conservazione, ognuna delle quali contiene un gran numero di diverse popolazioni (fino a 108). Esse si trovano vicino alle coste della California, a quelle orientali del Canada, al Peru’, all’Argentina, all’Africa nord-occidentale, al Sudafrica, al Giappone, all’Australia e alla Nuova Zelanda. Messe in luce anche undici zone piu’ ridotte, che sono le uniche dove vivono determinate specie. Tra queste figurano le Hawaii, le Galapagos, ma anche il Lago Baikal (Siberia) e alcuni dei maggiori fiumi del mondo, come il Rio delle Amazzoni, il Gange o lo Ynagtze.
Questi siti sono essenziali all’equilibrio dell’ecosistema acquatico ma, come ha spiegato Sandra Pompa dell’Universita’ nazionale autonoma del Messico, l’habitat dei mammiferi e’ messo sempre piu’ gravemente a rischio dalle attivita’ umane: il traffico commerciale, l’inquinamento e il sovrasfruttamento delle risorse del mare. E’ una opinione condivisa da Costantini, secondo il quale a creare i maggiori pericoli per i mammiferi marini e’ l’attivita’ di pesca illegale: ”Le reti da posta ‘derivanti’, le cosiddette spadare, impattano sui cetacei in una maniera drammatica soprattutto in Calabria e in Sicilia e per questo paghiamo delle multe salatissime alla Comunita’ Europea”.
Tra gli interventi piu’ urgenti, che gli autori dello studio messicano sollecitano sia alle autorita’ locali sia alle organizzazioni ecologiste, sono segnalati quelli per salvare dall’estinzione due specie: il vaquita, un piccolo marsuino (delfino) che vive esclusivamente nella baia di California e di cui si contano appena 250 esemplari in liberta’, e la foca del Baikal. Quest’ultima si trova in una situazione di particolare debolezza poiche’, a differenza dei suoi consimili oceanici, non ha alcuna via di fuga dal suo habitat naturale.