
Secondo il ministro il sistema Sistri ”avrebbe consentito il controllo e la movimentazione di tutti i rifiuti speciali nel Paese che rappresentano l’80% di quelli prodotti”. ”La tracciabilita’ dei rifiuti – prosegue la Prestigiacomo – e’ un obbligo comunitario e tutti sanno che l’attuale sistema cartaceo consente frodi e abusi e non e’ in grado di fornire in tempo reale, tanto al ministero dell’Ambiente quanto alle forze dell’ordine, un quadro della movimentazione dei rifiuti. I dati nazionali disponibili hanno un ritardo di due anni”. ”A parole – aggiunge il ministro – sosteniamo di voler risolvere il problema dei rifiuti che vede mezza Italia in emergenza ma poi facciamo i regali alla criminalita’ organizzata in nome della semplificazione amministrativa che pero’ stavolta obblighera’ le imprese, nel terzo millennio, a usare china e carta anziche’ il computer. Mi appello al senso di responsabilita’ di tutti – continua Prestigiacomo – affinche’ si possa correggere questo clamoroso autogol”. Il ministro sottolinea quindi che ”le imprese sane e le associazioni di categoria non hanno mai chiesto di cancellare il Sistri ma hanno chiesto modifiche e gradualita’ nell’entrata in vigore. Tutte richieste che sono state accolte. Buttare ora il bambino con l’acqua sporca – conclude il ministro – e’ un colpo alla legalita’ e alla lotta alla criminalita’”.
Dopotutto la Prestigiacomo non sarà l’unica a lamentarsi: in periodi di crisi bisogna recuperare fondi, e in tanti – dopo l’annuncio della manovra – non sorrideranno. Una nuova polemica, è certo, si scatenerà sul taglio alle sovvenzioni per le energie rinnovabili.
Da qualche parte, però, questi benedetti soldi bisognerà pure recuperarli.
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