
Come spiega in una nota Urska Vrhovsek, ricercatrice del Dipartimento qualita’ alimentare e nutrizione del Centro ricerca e innovazione, “si e’ scoperto che il mirtillo coltivato e’ del tutto simile a quello di bosco. Puo’ contenere in media circa 200 mg/kg di una complessa miscela contenente fino a 23 diversi flavonoli. Una singola porzione di mirtilli (150 g) – calcola l’autrice – fornisce quindi in media 30 mg di flavonoli, circa 2-3 volte superiori a quelli assunti giornalmente nella dieta occidentale. Questo significa che il mirtillo coltivato e’ in assoluto una tra le fonti piu’ concentrate di flavonoli glicosidi nella dieta umana“.
Gli studiosi hanno analizzato 9 diverse varieta’ di mirtillo coltivato, di particolare interesse commerciale e agronomico per il Trentino, provenienti da diversi siti europei tra cui Italia, Polonia, Romania e Germania, ma anche da Stati Uniti e Australia. Le piante, specificano gli studiosi, sono state coltivate in trincee di 50 centimetri di profondita’, foderate con tessuto permeabile e servite da un sistema di fertirrigazione a goccia. Le bacche sono state poi raccolte manualmente, immediatamente raffreddate e trasportate nel laboratorio di metabolomica, dove gli estratti sono stati attentamente analizzati con strumentazioni all’avanguardia, come la spettrometria di massa ad alta risoluzione.
