Nello Stretto di Messina il “Faro Nero del Mediterraneo”: le immagini del progetto

L’idea, apparentemente bizzarra, è quella di costruire nello stretto di Messina, oltre al ponte, un grattacielo nero, un ‘faro del Mediterraneo’, ispirato al monolito nero di Kubrick, che sia simbolo di pace e di cooperazione politica, economica, sociale, culturale e umana: la proposta arriva dalla Fondazione Progetto Terra by Terry, iniziativa culturale nuova che sta via via affermandosi in Italia e che ha messo in campo anche altri progetti: ‘Basilicata coast to coast’ e ‘Smart power city’.
Il faro del Mediterraneo vuole rappresentare l’unione dei Paesi Euromediterranei, uniti da un plurimillenario processo storico, caratterizzato da contatti, influenze, scambi di uomini e di cose, elementi di cultura materiale e intellettuale. Alla storia del Mediterraneo, osservano i fondatori della Fondazione Progetto Terra, non vi e’ cultura e popolo mediterranei che non vi abbiano in qualche modo contribuito. L’Unita’ del Mediterraneo verrebbe quindi affermata dal faro, come architettura di riconoscimento, di appartenenza alla grande dimensione mediterranea, che rappresenta anche la difesa della diversita’ contro l’omologazione. Ognuno interpretera’ poi secondo la sua sensibilita’ questa innovativa architettura stagliata in mezzo al mare: chi lo vedra’ come metafora del proprio Dio, chi come libro della scienza, prodotto dell’intelligenza umana, chi ancora come entita’ superiore e mito. In questo senso, concludono i promotori del progetto, il monolite nero va visto come realta’ pura e astratta ma rassicurante, che guida, indirizza e accompagna l’essere umano durante tutto il suo sviluppo.

L’architetto Gianpaolo Buccino ci ha fornito in anteprima le immagini e i testi di un progetto così affascinante:

Lungi dal voler cambiare il mondo – l’esortazione corbusiana era “Architettura o Rivoluzione” – l’architetto deve piuttosto contribuire a inventarne la dimensione più radicale e progressiva. Anche perché l’architettura può riuscire a diventare tante volte uno strumento attivo di pace e di integrazione. Nella fattispecie con le “utopie realizzabili” proposte dalla FONDAZIONE Progetto TERRA by TERRI, un’iniziativa culturale nuova in via di affermazione in Italia, laboratorio sperimentale di idee concrete per la soluzione delle relazioni Uomo/Città/Natura nell’èra della Grande Dimensione.
Il Faro Nero del Mediterraneo è un primo esempio che esplora e tenta le ragioni di questo tipo.
Il grattacielo, ispirato al monolite nero di Kubrick, punto di riferimento totemico in uno scenario territoriale strategico senza eguali (quello dello Stretto di Messina), si presenta come sede UPM e simbolo della cooperazione (politica, economica, sociale, culturale e umana) dei paesi Euro-Mediterranei (“processo di Barcellona”) alla ricerca di un nuovo equilibrio identitario, a seguito della crisi che ha investito il Mezzogiorno del Mediterraneo in rivoluzione, ora sull’orlo del caos. In questo quadro si tratta di mostrare che, in un ampio spazio intorno al Mare Nostrum, si è svolto e si svolge da sempre un plurimillenario processo storico per cui ogni popolo, ogni cultura, ogni civiltà è sì se stessa ma segnata da numerose eredità da varie parti provenienti. Allora “l’Unità del Mediterraneo è Realtà” solo attraverso un percorso di “riconoscimento” d’appartenenza comune – preservando la diversità contro l’omologazione – alla “Grande Dimensione Mediterranea”. Il monolite nero va visto perciò come un ente puro e astratto, colossale e imperscrutabile eppure rassicurante, che guida, indirizza e accompagna l’essere umano durante tutto il suo sviluppo. Ciascuno si riconoscerà nel monolite – la “chiave” dell’arco evolutivo della nostra specie cui illuminarsi – attribuendogli una connotazione che rispetta le convinzioni personali: c’è chi lo intenderà una metafora del (proprio) Dio, chi lo considererà una imprecisata entità superiore o Mito e chi, semplicemente, lo leggerà come il libro della Scienza (Tecnologia), prodotto dell’Intelligenza umana. Alla fine il monolite nero – sorto all’improvviso nel “cratere terrestre” denominato “99 CLAVIUS BASE” – non sarà più un congegno definitivo ma, per adattarsi alla realtà, sotto il soffio persistente di Meseuro, diventerà un “progetto imperfetto”.
In verità, dunque, “Architettura e Rivoluzione” hanno una radice comune, nel senso che entrambe sono tali se e solo se incorporano un “progetto”, una visione della vita, che poi si realizzerà. In questa prospettiva, l’architetto si può definire innanzitutto come un “costruttore di filosofie”, e il futuro viene inteso quale sfida incessante alle (in)certezze del presente insoddisfacente. Da ciò discende il vincolo intimo e indissolubile tra Scienza/Arte/Metafisica, non soltanto per l’architettura.

Su questa scorta, la FONDAZIONE Progetto TERRA by TERRI – che prevede all’interno della sua organizzazione pure un Centro di Ricerca Scientifica (CNEA / Consiglio Nazionale Edifici Alti / Nuove Strategie di sviluppo per la Città e il Paesaggio) e una Rivista Internazionale di Architettura e Tecnologia per la divulgazione dei risultati derivanti da studi e progetti (MÀTRIX / Strumenti per costruire) – intende portare avanti, tra le altre, due idee per “La Lucania in Rete”: Basilicata Coast to Coast e Smart Power City, strettamente collegate alla prima (TEN-T) e agli interventi programmati per le Regioni Convergenza (PON).
Da anni si afferma che lo schema di sviluppo della Basilicata si deve caratterizzare in primo luogo come: “autocentrato”, vale a dire basato sulla rivalutazione e la salvaguardia delle proprie risorse naturali e antropiche; “sostenibile”, cioè sorretto da attività non distruttive del sistema delle risorse irriproducibili; “attrattivo”, in altri termini capace di attirare anche risorse esterne. In questo auspicabile modello il turismo, del quale gli analisti di settore prevedono un continuo trend espansivo, può costituire elemento essenziale. Il Piano Operativo Nazionale “Reti e Mobilità” 2007-2013 – i cui interventi sono destinati in modo prevalente alla Puglia, Campania, Calabria e Sicilia – allo stato delle cose, però, lascia fuori  la Basilicata (“phasing out”) dall’occasione di uscire definitivamente dalla posizione, in cui è costretta, di isolamento endemico, movente primo che nega ogni probabilità di crescere, economicamente e socialmente.

Il Piano Turistico diretto al consolidamento della Lucania Meridionale prova a porvi in parte rimedio.

Basilicata Coast to Coast consiste in un unico grande “asse infrastrutturale di contesto” che, attraversando e segnando la regione da mare a mare, tiene conto, in un tempo solo, degli aspetti dei trasporti, dell’ambiente, della storia e dell’energia (Spatial Planning): una linea ferrata per lo spostamento di cose e persone (il PON suggerisce di puntare propriamente sull’innovazione territoriale adottando la “cura del ferro”) corre priva di interruzioni (Promenade Architectural) per mettere in circuito le importanti realtà paesaggistiche dei Parchi Nazionali della Valle del Sinni e della Valle dell’Agri, secondo un percorso suggestivo che si svolge tra i centri e i siti ritenuti di elevate potenzialità dal punto di vista economico e culturale (urban-appeal), con l’intento di creare “nodi urbani medio-piccoli” che interagiscano virtuosamente grazie a relazioni reticolari e circolari, materiali e immateriali, competitive e cooperative, ognuno mantenendo e moltiplicando le proprie specificità ma anche sviluppando in equilibrio nuove e diversificate vocazioni. In particolare, allo scopo di valorizzare per di più il patrimonio/capitale storico-artistico, e senza farsi troppo frenare da un mero atteggiamento “romantico”, le stazioni di questa inedita ferrovia (comunque implementata da nuovi ordini di servizi che ne ammettono la fattibilità) sono definite da “nodi ricettivi” e da “nodi attrattivi”, in funzione di castelli, torri, fortificazioni e borghi primitivi e siti archeologici in genere che sono in grado o meno di ospitare oppure semplicemente di richiamare il visitatore/fruitore. Infine, poi, l’installazione è più soddisfacentemente sfruttata attrezzando un condotto tecnico idoneo al trasferimento del petrolio e del gas, presenti e estratti in quantità considerevoli, verso gli stabilimenti di trattamento e/o allocazione delle risorse più vicini (si ipotizza di arrivare al polo logistico ad alta specializzazione della fascia industriale del Golfo di Taranto e, per riconnessione ferroviaria, al Porto di Gioia Tauro – Piattaforma Strategica Sud-Orientale/Corridoio VIII), riducendo ancora sensibilmente l’inquinamento principale dovuto al trasporto su gomma, quasi unicamente impiegato nell’area.

Il Piano Infrastrutturale dell’entroterra della Basilicata è coerente tanto nei principi quanto negli obiettivi.

Smart Power City parte dal presupposto che la costante espansione urbana che investe le campagne, in maniera smisurata e indiscriminata, sia un grave errore dell’urbanistica moderna. Le città riescono a mantenere una precisa identità solo quando si rinnovano dal nucleo d’origine, la cui impronta detta inevitabilmente lo sviluppo futuro. Perseverare nel cementificare il territorio genera, come conseguenza, oltre il consumo patologico di “terra” dannoso per l’ecologia, la perdita di riconoscibilità e di appartenenza, che è il difficile problema della invivibilità che assilla gli attuali sobborghi (“metropolizzazione e periferizzazione sono madre e figlia, giacché diffusione si sposa con dispersione per colpa di bassa densità, concependo Città Generica”). Questo implica, non il vincolo degli insediamenti (popolazione/attività/servizi) di estendere in assoluto i propri confini, ma la regola di non avanzare di là dal limite della “dimensione critica”, il cui rispetto garantisce la sopravvivenza, per auto-organizzazione, del modello sociale/ambientale e la coesistenza di città/hinterland (villaggio urbano autosufficiente). Ferma la condizione oggettiva per cui la congestione degli agglomerati va superata in favore del progresso, è infatti più utile (e bello) riconvertire le città con azioni alla larga scala: da un lato, aprendo all’interno per riscattare e rifunzionalizzare in sicurezza gli spazi dequalificati e i manufatti dismessi (comprese le aree e le edilizie antiche); dall’altro, aprendo all’esterno per legare e servire i luoghi in un assetto agile e veloce di infrastrutture a maglie (hinteland) e nodi (città) multilivello. Il tutto a costituire e a significare una nuova forma, anche fisica, del territorio, unitaria e policentrica, integrata e solidale (“reti di città in gerarchia soft di potenza”). Una metropolitana leggera di superficie congiunge quindi la ferrovia meridionale ai “nodi urbani medio-grandi” di Potenza e Matera che, conservando la propria struttura d’impianto tradizionale, si rivitalizzano e si trasformano in città avveniristiche – immaginate come piccole San Francisco – le cui mobilità computerizzate collettive, di tipo semi-pubblico o semi-privato, in massima parte traslocate su rotaia e comandate elettronicamente, ne migliorano la centralità e l’accessibilità.

Basilicata Coast to Coast e Smart Power City – concepibili e avverabili grazie alla tecnologia d’avanguardia oggi disponibile (TRAIN DE VIE: UN TRENO CHIAMATO LIBERTÀ è alimentato ad energia eolica e solare distribuita lungo il tragitto) – sono “opere di efficienza territoriale” vitali per “connettere” convenientemente la Lucania sia al suo comprensorio di competenza (l’ISTAT e il CENSIS indicano che stanno comuni letteralmente abbandonati al declino e a rischio di “estinzione” a causa di fenomeni di “emarginazione territoriale” e in mancanza di “relazioni di contesto”, di grande dimensione e di ampio respiro, che coniughino le eccellenze con la qualità diffusa) sia al resto del Sud che, nel prossimo quadro comune, tende alla macroregione del Mezzogiorno d’Italia. Da qui nasce l’operazione cruciale del Grattacielo sullo Stretto/Ponte sullo Stretto: “stringere” il Mezzogiorno del Mediterraneo all’Europa tramite la via transnazionale primaria Berlino-Palermo (su cui si attesta il Corridoio Meridiano Est-Ovest – Piattaforma Strategica Tirrenico-Ionica/Corridoio1), di cui Il Faro diventa il caposaldo che giustifica l’intera tratta e il Ponte.

Il progetto complesso fa propria la rigorosa analisi del PON (QSN), per cui la nozione di sostenibilità prelude contemporaneamente ai temi ambientali, economici e sociali. Il concetto è ripreso dai Programmi Quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (PQ), che rappresentano il risultato più qualificato della collaborazione scientifica e tecnologica dei paesi dell’Unione Europea. Il nuovo programma, in vigore fino al 2013, continua ad essere lo strumento prioritario per la realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca (SER), fondamento della “Strategia di Lisbona e di Göteborg” della UE: promuovere i saperi se intende diventare un’economia prospera e competitiva, basata sul “triangolo della conoscenza” (Ricerca/Formazione/Innovazione), che privilegi il paradigma comunitario di crescita “civile” (Intelligente/Sostenibile/Inclusiva) e di Governance Glocale (Globale/Locale).

L’interesse del grande pubblico per Il Faro Nero del Mediterraneo – la cui notizia è stata già diffusa e ha avuto ampia risonanza su tutta la stampa – mi ha persuaso della necessità di coinvolgere altresì le autorità e gli enti pubblici competenti, regionali, nazionali ed europei, evidentemente investiti dal processo enunciato in “CLAVIUS 99”, in queste mie iniziative esclusive, perché si possa nell’ipotesi verificare la opportunità di una partecipazione diretta alla FONDAZIONE (di un Nuovo Fronte per il Sud: Il Mezzogiorno d’Italia – la Basilicata ne è il cuore – interprete e protagonista del Risorgimento del Mezzogiorno del Mediterraneo che persegue il bene comune e il mutuo soccorso, incoraggiando la coesione sociale e territoriale anche in base ai principi di responsabilità e di sussidiarietà della comunità civile – “terzo pilastro” della società insieme a “stato” e “mercato” – propri della New Big Society). Rappresentanti del mondo della professione, dell’industria, della cultura, della scienza e della politica si riuniscono e si muovono insieme per far sì che l’urbanistica e l’architettura moderne divengano programma di ricerca scientifica e di sviluppo sostenibile del territorio (Ambiente/Economia/Società). Le modalità attraverso le quali ciò avviene sono il ricorso alla contaminazione delle competenze, ad una concezione olistica della società  e della città, all’affermazione dell’irriducibilità del tutto alle sue singole parti e dell’interesse generale a quello individuale. Ne nasce un metodo nel quale l’attenzione si pone su argomenti di carattere universalistico, sulla scoperta di rapporti stabili nel lungo periodo. Ogni progetto assumerà così carattere dimostrativo, aspirando a un contenuto di verità che travalichi la singola situazione locale e la singola contingenza storica entro le quali si produce.

“CLAVIUS 99” è la chiave.